Paula

Paula è un libro che parla di dolore e serve a superare il dolore.

Paula è un libro che ho letto vent’anni fa, quasi alla sua uscita al pubblico.
Nonostante i vent’anni, é un libro che è rimasto vivido nei miei ricordi, un dolore letto e empaticamente vissuto che è ancora intatto.
Oggi che sono madre non potrei rileggerlo.

Paula è un libro autobiografico, scritto da Isabel Allende quando sua figlia, Paula, malata di porfiria, entrò nel coma che in un anno la condusse alla morte.
La scrittrice rimase tutto il tempo al fianco della figlia, piangendo, soffrendo e scrivendo della loro storia, del grande amore di una madre per sua figlia, dell’immenso dolore, che si può solo immaginare tanto è contro natura, di una madre che vede morire sua figlia.

Ricordo che alla fine, pur conoscendo il finale, piansi con dolore colmo di empatia, attraverso quelle parole così autentiche, semplici e profonde, terribili e bellissime, un racconto che inizia con la voglia di morire, con il buio di un tunnel che non sembra mai finire, con un dolore che, come una coltre, copre tutto il resto .

Il racconto è stato una terapia per la scrittrice.

Scrivendo, piangendo, ricordando l’amore mai risparmiato, si è intravista la luce, la vita che andava comunque vissuta; il dolore messo all’angolo del cuore, lì dove può essere conservato per sempre, non ha impedito di rialzarsi in piedi, di ricominciare a camminare per il mondo e attraverso la vita, che ha riservato ancora cose belle, cose positive, nonostante tutto.

Il libro va letto una volta nella vita.

Un libro difficile e doloroso, un libro sulla morte, sul dolore e un libro che nonostante tutto è un inno alla vita, un libro profondo, che serve a scavare nell’anima e nel potere dei ricordi, non è da tutti la disponibilità a soffrire per guarire, a riconsiderare il passato, la scrittrice l’ha fatto, non aveva altra scelta, scrivere è stata la sua arma contro il buio del tunnel, alla fine del quale ha capito che aveva perso la figlia, ma le restava l’amore.

Com’è semplice la vita, in fin dei conti… In quell’anno di supplizi avevo rinunciato a poco poco a tutto, prima mi ero separata dall’intelligenza di Paula, poi dalla sua vitalità e compagnia, infine doveva venire il momento del suo corpo. Avevo perso tutto e mia figlia se ne andava, ma in realtà mi restava l’essenziale: l’amore. In ultima istanza l’unica cosa ho è l’amore che le do.

La lettura di Paula ci fa sentire impotenti di fronte ai misteri della vita, ma potenti rispetto ai nostri sentimenti, siamo in grado di sopravvivere anche nelle tragedie più devastanti.

La sua lunga agonia mi aveva offerto una rara opportunità di riconsiderare il mio passato. Per un anno la mia vita si era fermata completamente, non c’era nulla da fare, solo aspettare e ricordare. Piano piano avevo imparato a vedere le trame della mia esistenza e ero posta le domande fondamentali: che cosa c’è sull’altro versante della vita? Ci sono solo tenebra, silenzio e solitudine? Che cosa rimane quando non ci sono più desideri, ricordi o speranza?

 

Giuliana Benessere a portata di libro

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