Nocciolo d’oliva

nocciolo d'oliva

Erri De Luca è un assiduo lettore delle scritture sacre del Vecchio e Nuovo Testamento, le ha tradotte lui stesso dall’ebraico antico, ne ricava un vero beneficio, leggere le scritture sacre è una libroterapia per lo scrittore:

Leggo le storie sacre, ne ricevo l’immensità di un senso anche restando sulla superficie delle parole.

Egli resta in superficie perché afferma di aver incontrato due inciampi:

non sa pregare (Non so rivolgermi. Forse uno come me si accanisce nella scrittura proprio perché non sa rivolgersi nemmeno agli altri e riduce lo scambio a questo crampo della mano, al saliscendi di una penna che traccia lettere su un foglio)

non sa perdonare.

Così legge tutti i giorni le scritture sacre, ma non è un credente.

Ce ne parla in Nocciolo d’oliva, un libro piccolo, suddiviso in brevi capitoli, alcuni dei quali davvero commoventi.
Quando parla di Gesù e di Maria mi sembrava di sentire la canzone di De André, Tre madri: tutte le volte che la ascolto mi viene un groppo alla gola e mi si lucidano gli occhi, un po’ come quando leggo:

Chi si trova a essere resto di innumerevoli assenti assume e contiene le energie di quelle vite impedite. Fare miracoli allora è solo un piccolo risarcimento.

E’ riferito a Gesù, ma credo lo possiamo riferire anche a tutti i bambini che vivono con altre eredità.
Gesù, questa figura storica grandiosa che “non creò il sole, il fuoco, né luna né stelle già create, ma diede vista ai ciechi e questo è un modo di inventare luce“. Gesù che “non scrisse, non dettò, le sue parole facevano il viaggio delle api sopra ai petali aperti delle orecchie“, Gesù che “Nascesse oggi, sarebbe in una barca di immigrati, gettato a mare insieme alla madre in vista della costa di Puglia o di Calabria“.

Le sacre scritture danno importanza all’ascolto e alla parola.
Finché Elohìm (Dio) non pronunciò le parole “Sia luce”, la luce non venne, “la sua sola volontà muta non basta, ci vuole la sua parola a dare impulso alla creazione“.

Con la sua lettura delle sacre scritture, De Luca ci spiega che la donna non viene affatto dalla impropria parola “costola”, ma “viene dal fianco dell’Adam, ma starà a lui dinanzi”. Ci spiega il vero insegnamento di Dio, che “la specie umana è forte quanto più è varia e quanto più si mette alla prova“. Sottolinea che ridere è una forma di umiltà, “L’intristito, lo scienziato che non ride, non può scoprire né immaginare il mondo“.

Non mi delude nemmeno stavolta, Erri, pur addentrandosi in un argomento non dei miei preferiti, io come lui non posso definirmi esattamente una credente, eppure questo libro insegna il fascino delle sacre scritture, delle storie che ho ascoltato da bambina, che mi capita di sentire ancora oggi ogni tanto, che però ho vissuto con la riluttanza di chi vuole sentirsi spirituale senza dover per forza chiamare per nome Dio, o l’Universo.

E’ utile leggere le scritture con le lenti che ci fornisce Erri De Luca, filtri di luce, di profondità, di bellezza, di potenza delle parole.

Finché ogni giorno posso stare anche su un suo rigo di quelle scritture, riesco a non mollare la sorpresa di essere vivo.

Giuliana

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