foto Luca Ortenzi
foto Luca Ortenzi

Morirò da solo, su una panchina, in una gelida notte tra dicembre e gennaio, oppure sotto un’improvvisa, inaspettata nevicata di marzo.
E di questo, non sono solo contento, ma sono assolutamente soddisfatto.
Scelta mia.
Mi lavavano e mi facevano la barba tutte le mattine e gridavo noooooo la mia barbaaaaaa nooooo non toccate il mio visoooooooo e mi legavano le mani con un asciugamano dietro una sedia “per il mio bene”, altrimenti mi avrebbero tagliato con la lametta e io gridavo noooooooooo e tra loro si dicevano “è matto, non lo vedi?”. Mi infilavano a forza sotto la doccia tutte le mattine e mi vestivano di stracci di recupero, di altra gente già arrivata all’inferno, puzzavo di sapone sintetico e di asciugamani mal asciugati. Bevevo l’acqua tiepida di rubinetto e mi era concesso mezzo bicchiere di vino e quando me lo versavano io gridavo noooooooooo il vino nooooooo e loro capivano che ne volevo di più e non capivano sonoooooo astemiooooooooo e mi puzza il bicchiereeeeeeee. Dormivo con un vecchio scorreggione che russava e interrompeva a tratti i miei sonni leggeri che ogni tanto moriva e ogni tanto ritornava, un po’ diverso e un po’ uguale.
Morirò da solo ma guardatemi ora.
Ho le rughe dei sorrisi e la barba morbida da toccare, dietro cui vivere, ho i miei vestiti e il vento mi lava via la polvere di ogni giorno, bevo l’acqua fresca delle sorgenti e l’odore che porto con me è il mio, dormo in compagnia delle stelle che non fanno che brillare senza rumore.
Morirò in compagnia di me stesso, delle mie mani e delle mie rughe, morirò contento in compagnia soltanto della mia vita almeno vissuta.

Giuliana

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