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Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe

Vero.
Mia madre non approverebbe.
Io però faccio leggere Morgana a mia figlia, in modo che sappia da subito com’è che ci si realizza, con determinazione e idee chiare, controcorrente se serve, anche senza domandarsi se sia o meno controcorrente, seguendo solo la direzione del proprio talento, della propria individualità, di tutto ciò che uno ha dentro di sé.
A mia figlia vorrei dire anche questo, che poi glielo dico sempre, che tutte queste storie raccontate da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri insegnano che può non bastare talento e determinazione. Serve uno studio appassionato e instancabile, curiosità, fatica. Non accontentarsi mai, mai approssimazione, piuttosto sempre cura, precisione, mai lasciare le cose al caso, sia che si abbia a che fare con linee e numeri, stoffe, pattini, parole, immagini, religione, sia che si abbia da mostrare, e usare, il proprio corpo. Qualsiasi cosa, purché si mantenga sempre un cuore libero e una mente indipendente.

La storia che ho preferito, quella di Moana Pozzi, ha saputo sin da subito cosa voleva e come lo voleva, l’ha fatto e quel che ha fatto l’ha reso arte, senza approssimazione, con cultura e spessore, addirittura.

Per me è proibito: non sperimentare tutto ciò che ci incuriosisce, avere troppa fiducia negli altri, non sapersi lasciar andare ai sentimenti e alle passioni, non tenere in forma il proprio corpo, maltrattare gli animali e le piante e lasciarsi prendere dalla tristezza per più di una volta a settimana.

Le storie che mi hanno fatto boom in testa e nel cuore, che ancora risuonano e lo faranno a lungo, quella di Marina Abramovic e quella di Vivienne Westwood.
La prima, come una stella dalla luce abbagliante, che trasforma il dolore in catarsi, che dice:

Se prendi tutto quello che fai come una questione di vita o di morte e sei presente al cento per cento, allora le cose accadono davvero.

oppure

Il proprio corpo è come una casa dove lo spirito vive; e questa casa deve essere pulita.

oppure

Se mi dici di no, è solo l’inizio.

La seconda. che ha trasformato il concetto di abito, rendendolo un manifesto di sé e del propio impegno politico, che dice:

Nel dubbio, meglio esagerare.

oppure

La gente al giorno d’oggi si veste male. Siamo molto conformisti, nessuno pensa davvero a quello che indossa, bisogna comprare meno, ma scegliere bene, non buttare e prendersi cura dei capi.

oppure, e con questa citazione mi fermo, torno alla mia quarantena, ah la vita al tempo del coronavirus, la gioia, il dono, la bellezza e la fortuna dei libri!

Qual è il miglior accessorio? Un libro. Io penso che l’arte, la letteratura, la musica, il teatro siano la migliore forma di educazione perché sono una forma di autoaffermazione. Lo stai facendo per te stesso. Se investi nell’arte, se studi per conto tuo l’arte, diventi immediatamente un ribelle, perché la tua vita cambia, esci dalla dinamica del consumismo e inizi a pensare.

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