foto L.Ortenzi
foto L.Ortenzi

Gente a semicerchio davanti a un monumento alla memoria.
Un silenzio educato fa da sfondo ad una tromba che insegue le note del Silenzio, un Sole beffardo gioca a nascondersi dietro al vento.
Una bimba attenta segue il lento scivolare di un telo verde e forse non capisce quella storia – narrata sottovoce – di partigiani e libertà.
Lo rifarei mille volte, bimba, quel che ho fatto sessantasei anni fa, che mi costò la vita in quel punto preciso oltre il tuo sguardo, in quell’angolo nascosto dal negozio di souvenir.
Lascia che io ti gridi il racconto della mia morte, bimba. Lascia che io lo gridi perché, sai, per vincere, abbiamo vinto, che ne sia valsa la pena, certo che si, che tutto sia stato dimenticato, gran parte purtroppo è vero. Lascia che io ti gridi quella mia vita che cadde in un agguato del nemico. Un nemico vigliacco che se la prese facilmente col vecchio canuto che ero, impossibilitato alla montagna e alle armi.
Mi uccise un colpo secco di un fucile improvviso e, quando caddi a terra, l’ultima cosa che vidi fu la luce dalle finestre di casa mia, che mi apparve sfocata, sullo sfondo di una parola scritta in nero sui muri di quell’ideale da guardare con il cannocchiale, per avvicinare il sogno di libertà, per cui lottare, vivere, morire.

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