Montagne di una vita

montagne di una vita

Dopo La scalata impossibile mi concedo in regalo “Montagne di una vita” di Walter Bonatti. Di questo si tratta, di un regalo.

Il libro era “casualmente” su una mensola proprio all’ingresso di una casa di amici, sembrava li ad aspettare me.

Era ferragosto quando nel silenzio delle mie serate da lavoratrice di giornate festive, mi capitava tra una pagina web e l’altra il video “Al di la delle nuvole“. Parlava della vita di Walter Bonatti e mi restò impressa per sempre quella sua delicatezza, dopo la scalata in solitaria sulla parete Nord del Cervino in inverno, con cui chiese scusa ai giornalisti per indossare ancora gli occhiali mentre rilasciava l’intervista.
Una rara forma di educazione e di rispetto che mi ha fatto vivere come un regalo la lettura di “Montagne di una vita“.

In questo libro Bonatti ripercorre le sue imprese più importanti, le vittorie e le tragedie, le sfide impossibili eppure superate e racconta con la stessa delicatezza, precisione, rispetto e educazione dell’intervista del dopo Cervino.

Ecco una lettura che far stare bene, parole capaci di migliorare l’animo umano.

Pare anche a noi di bivaccare su un terrazzino di parete liscia e ghiacciata a tremila metri di altezza, guardare il cielo puro e una cima da raggiungere che d’improvviso fa cambiare il concetto di “impossibile”.
Pare anche a noi di stare appesi a corde nei sacchi gommati, in balia di gelo, neve e freddo, piedi penzoloni sugli strapiombi, sotto il tiro di frane di roccia. In balia della natura ma in balia soprattutto di se stessi, perché se la mente cede è finita.
Pare di provare lo stesso “furore” di una birra stappata a altezze vertiginose sul Dru, una birra insolente che spruzza in faccia, beffeggiando la fatica e bruciando le mani ferite.
Pare di sentire il gelo e di vedere i riflessi delle stelle di quella famosa notte sul K2.
Pare anche a noi di sentirsi sospesi tra la terra e il cielo, appesi a un chiodo malfermo e aver pena di una farfalla, portata fin lassù dall’aria calda, ella presto morirà, ella ci scuote, noi no, noi non possiamo, noi piuttosto seguiamo “la cornacchia sul levigato fluire del vento“, noi capiremo “quant’è misero l’uomo di fronte alle forze della natura” e grazie a questa comprensione ci salveremo.

Più volte dichiarerà di aver avuto paura (anche se mai scriverà ma chi me l’ha fatto fare).
E allora, perché tanto ardimento, tanto rischio se poi lui stesso prova “invidia per quelli che non sentono come me il bisogno, l’ineluttabilità di doversi misurare con simili prove“?
Nel libro c’è la risposta.

Per cercare la pace e l’appagamento interiori, per vincere non la montagna ma la competizione con se stessi, per sentirsi in comunione con la natura, per sfuggire a una vita banale e deludente, per una vita “piena e vibrante di sensazioni: la sola che valga e alla quale ogni uomo dovrebbe aspirare“, per superare “gli orizzonti limitati, la routine, la banalità, tutto ciò che riduce la personalità“, per capire i propri limiti e superarli oppure per accettare da vincenti la “sconfitta”, per perseguire la filosofia pura dell’alpinismo che è tutta racchiusa nella frase  “ci legammo in cordata: non che fosse necessario, più che altro per rispetto dell’austerità della montagna“.

Questa lettura è un invito a superare i nostri orizzonti limitati, a interrompere le lamentele sterili, a seguire i nostri sogni, a perseguire nelle nostre imprese, anche se proveremo paura del vuoto o del gelo o della morte, mai nulla ci deve impedire di proseguire sulla nostra strada, sulla via che abbiamo scelto.

Il grazie speciale della Lettrice Felice che sono, va alla mia Ellina e a Dino e ai suoi affascinanti racconti di montagna.

Giuliana

“Di sensazione in sensazione arrivo a una specie di estasi, di rapimento che mi porta lontano dal reale e da tutto ciò che è puramente fisico: uno stato di coscienza mai provato prima d’ora.”

“Dopo il K2 vissi pertanto un grande travaglio spirituale e approdai a una vera e propria crisi esistenziale. Scoprirò infine, e coltiverò una mia forma di alpinismo solitario, che si rivelerà una sorgente di preziosi insegnamenti. Imparare a sostituirsi a tutti gli altri. Abituarsi a prendere da solo le proprie decisioni. Misurarsi con il proprio metro. Pagare sulla propria pelle.”

Il grande allenamento raggiunto sulle montagne modificò in me stesso il senso della parola “Impossibile”.

“Le montagne non sono che il riflesso del nostro spirito. Ogni montagna è piccola o grande, generosa o avara, in misura di quanto noi sappiamo darle e chiederle”.

“Cosa c’è dunque al di là delle montagne se non l’uomo? Fare alpinismo è uno dei mille modi di essere e di conoscersi”

“Non possiamo che guardare dentro noi stessi per scoprire chi realmente siamo e che cosa vogliamo. Questa, non c’è dubbio, è avventura.”

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *