Madame Bovary

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Madame Bovary è il primo romanzo di Gustave Flaubert che fece scandalo per la tendenza all’adulterio della protagonista.
Certo non possiamo liquidare Emma con un “adultera” e basta.
Emma è una donna della società piccolo borghese profondamente insoddisfatta della sua vita, vorrebbe vivere un appassionato amore romantico, cerca la vita emozionante dei balli e invece passa le sue giornate in solitudine, aspettando il marito, un ufficiale sanitario di periferia senza ambizioni, che non è nemmeno dottore e si accontenta di avere accanto la sua donna e non vuole altro.
L’universo per lui finiva con l’orlo di seta della sua gonna”, per Charles Bovary, Emma era “come una polvere d’oro sparsa lungo il piccolo sentiero della sua vita” , lei invece “cercava di sapere che cosa volessero esattamente dire nella vita, le parole felicità, passione ed ebbrezza, che le erano sembrate tanto belle lette nei libri”.
Emma leggeva Balzac e George Sand “cercandovi appagamenti immaginari alle sue bramosie personali”, di cui però non sapeva parlare: “come parlare di un malessere vago, che muta d’aspetto come le nuvole, che turbina come il vento? Le mancavano le parole, l’occasione, l’ardire”.
Emma Bovary, “abituata agi aspetti calmi delle cose, cercava invece quelli movimentati. Dotata com’era di temperamento più sentimentale che artistico, cercava emozioni e non paesaggi”, ma chiusa com’era nella sua vita noiosa di provincia, non ne trovava, nemmeno trovò emozioni nella sua bambina Berta, il personaggio forse più drammatico dell’intera storia, una bambina non voluta, Emma voleva un maschio perché riponeva nel sesso maschile tutte le sue possibilità di riscatto (molta strada aveva da fare la donna per riscattarsi davvero!).
Madame Bovarycome i marinai in pericolo, girava occhi disperati sulla solitudine della sua vita cercando lontano qualche vela bianca tra le brume dell’orizzonte”, scorse le sue vele in due uomini, Rodolph e Leon, coi in quali tradì il marito, ma per i quali si rovinò l’anima, il cuore, le finanze, la vita intera.
Ella credeva che l’amore dovesse arrivare all’improvviso, con fragori e folgori; uragano dei cieli che cade sulla vita, la sconvolge, strappa via le volontà come foglie, e trascina all’abisso il cuore intero”.
Nell’abisso Emma finì davvero, ma non riesco a giudicarla negativamente, non la giudica nemmeno Flaubert con la sua eleganza, il suo realismo, la ricercatezza delle parole.
Provo per Emma una grande tenerezza, piccola donna mai cresciuta, invaghita dei suoi sogni d’amore, senza speranza, senza logica, senza adattamento, solo piena di voglia di cambiare, ma che non riuscirà a realizzare. Vorrebbe essere protagonista della sua vita, vorrebbe ribellarsi al suo mondo che la mette all’angolo, ma non sa come fare, è sola con le sue passioni e non saprà fare altro che mettere fine alla sua vita con l’arsenico rubato al farmacista, che è senza dubbio il personaggio più sgradevole che io abbia mai incontrato nelle mie letture.
Non mi piacciono i finali così drammatici, ma non dimenticherò mai Madame Bovary e ogni volta che mi sentirò senza speranza, reagirò in nome suo, portandola con me nelle mie vittorie.

“Che c’è di meglio, infatti dello starsene la sera accanto al fuoco con un libro, mentre il vento batte ai vetri della finestra e la lampada arde? – replicò Leon.
Non è vero? Disse Emma, fissandolo coi suoi grandi occhi neri spalancati.
Non si pensa più a nulla – egli continuò – le ore passano. Pur rimanendo immobili, si gira in paesi che par proprio di vedere, e il pensiero, avvinghiandosi alla finzione, si diletta nei particolari o segue il filo delle avventure. Si mescola ai personaggi; ci appare che noi stessi palpitiamo sotto i loro abiti.
E’ vero! È vero – diceva lei.
Le è capitato mai – riprese Leon – di ritrovare in un libro un’idea che abbiamo già avuto vagamente, un’immagine incerta che torna da lontano, come l’esposizione completa del nostro sentimento più sottile?”

Giuliana

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