L’ospite incallito

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Leggere Erri De Luca mi fa sentire a casa.

Quindi ogni tanto mi dedico alle sue parole, dedico a me stessa le sue parole che mi fanno sempre bene, mi fanno sentire a casa.

Con la silloge L’ospite incallito Erri mi porta proprio a casa, parla delle gole del Nera, del suo infarto mentre arrampicava, della ripartenza del suo cuore al sesto piano dell’ospedale di Terni, la mia città, casa mia.
Dedica una poesia a Stefano Zavka, il giovane ternano alpinista, morto sul K2 dopo averne conquistato la vetta e gli dedica parole commoventi, la solitudine, il gelo, la mancanza di ali, che servirebbero “lì dove finiscono i passi“.
Dedica più di una poesia all’amore, scrive d’amore senza nominarlo, perché la grazia sta nel mancare il bersaglio, dedica più di una poesia alle parole, alla proposta di modificare il verbo “innamorare” con “innaturare“.

Poi Chisciotte, l’Internazionale, il Che che sapeva “fare un fuoco senza spargere fumo“, le montagne, il bosco, i genitori, l’amicizia.

Tutto e di più con la solita delicatezza a toccare l’anima, con la solita precisione di parole sacre che sezionano i sentimenti, con la solita umiltà tipica dei giganti, che ti porta in alto, che fa sentire un po’ grande anche te che leggi, che ti fa provare davvero, nel cuore e nella testa, quell’attrazione celeste di cui scrive.

Da un verso di Marina Z
Esiste in natura un’attrazione opposta alla terrestre,
Marina l’ha scoperta e l’ha detta celeste.
Per la leggenda Newton si accorse della gravità
colto di precisione da una mela
e non gli venne in capo la forza di bellezza
che aveva spinto il frutto sopra l’albero,
scatti di linfa, clorofilla, luce.
Ci voleva Marina a nominarla.
L’attrazione celeste sbalza le catene montuose, suscita le maree,
spinge l’albero in su, il fuoco a sollevarsi,
una corrente d’aria a risalire una parete al sole.
Sta nell’alpinista e nei disegni di Leonardo,
nelle preghiere, nelle serenate, nell’astronomo,
nel moribondo, nel lievito, nel mosto,
nella gola del lupo, nelle ossa del piede,
nell’eruzione, nel gas dei palloncini,
in un grido di pena, nel lancio di un cappello.
L’attrazione celeste è il colpo fuorilegge
che manda in su il vestito di Marilyn
e fa ridere lei e scorrere saliva
in bocca all’uomo che la sta guardando.

Grazie Erri, con tutto il mio cuore 

Giuliana

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