L’intelligenza sociale

foto My Therapy

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Io timida non lo sono mai stata, ma ho sempre sofferto il primo impatto con la gente, e a periodi ho sofferto addirittura il momento dell’uscita di casa per andare a incontrare gente, da sola.
I miei cani mi hanno aiutata, ovvio, mi hanno fatto sentire più sicura, erano la transizione delicata tra me-sola e me-con gli altri, erano come il filo che tiene ben saldo il palloncino ma gli permette di volare sicuro, senza doversi perdere.
Il guinzaglio era la mia sicurezza, non solo quella dei miei cani che così non rischiavano di essere investiti o di finire nei crepacci, ammesso che il loro istinto non li avrebbe comunque salvati.
Senza contare quella moltitudine variegata di gente sconosciuta con cui ho stabilito contatti e feeling immediato parlando dei cani, abitudini, nasi umidi, chili di troppo, cacche e pipì.
Per non parlare di quanto bene mi abbiano insegnato a giocare, loro giocavano e mi lanciavano quel messaggio coi loro occhi, inequivocabile, sei viva, gioca con me, non farmi giocare sola, preferisco giocare insieme a te. La mia migliore amica solo negli ultimi giorni della sua vita non ha giocato, lei anche ammalata, lo faceva sempre perché era viva.
Giocare ci aiuta a distendere la mente, muovere e rilassare il corpo, a sorridere e il sorriso è scientificamente provato come sia una buona terapia per parecchi mali.
Perché non dire, poi, di quanto la comunicazione ne tragga beneficio. Ho saputo sempre con certezza quello di cui volevano “parlare” i miei cani, i loro bisogni e le loro emozioni, da un lato ero io disponibile a cogliere i loro messaggi diversi, dall’altro loro erano comunicativi in modo stupefacente. Studiando, ho imparato il nome di questo portentoso miracolo: comunicazione non verbale. Vivendo, l’ho applicato anche alle relazioni tra pari, guadagnandoci eccome.
Non posso scordare gli ultimi giorni della mia migliore amica (parlo di lei, ma d’altronde era la mia migliore amica!). Mia figlia le si avvicinava e le giocava accanto mentre lei, sofferente, dormiva. Mia figlia era triste, aveva capito tutto, forse non la separazione definitiva che sarebbe stata prossima, ma aveva capito la sofferenza, il suo dolore, la sua stanchezza.
Sembrerebbe, dai post che scrivo, che il mio cane abbia solo fatto soffrire i miei figli per la sua morte. Invece solo gli ultimi giorni e questi mesi di mancanza, c’è stata autentica tristezza. Nei suoi restanti quattro anni e mezzo, mia figlia ne ha solo gioito, riso a crepapelle quando si grattava la schiena sull’erba, ne è solo stata fiera avendola all’altro capo del filo del palloncino-guinzaglio, ha solo imparato a giocare con gentilezza e rispetto, ci ha solo guadagnato.
Non posso scordare lo scorso inverno, una passeggiata meravigliosa, un sacco di amici alla scoperta di un posto ben noto ma ricoperto di neve. Zuni, con la neve al garrese, si è divertita moltissimo e non posso scordare gli occhi felici di mia figlia, trascinata su uno slittino, mentre guardava il suo cane che saltava come un grillo; tutti, sorridenti, la guardavano saltellare e correre e affondare il muso nero per tirarlo su tutto bianco.
Chiamiamola pet therapy, anche quella.

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