Le nostre anime di notte

Le nostre anime di notte, Kent Haruf, NN Editore, è il libro giusto al momento giusto, quello che arriva e mi fa tornare la passione di leggere, che, dopo Le otto montagne e il mio lavoro con annessi e connessi, mi era parsa addirittura indebolita.

Invece arriva Le nostre anime di notte, una storia gentile e delicata, raccontata con una semplicità e una tenerezza che non avevo mai incontrato in un libro, una storia di speranza, di solitudini e vuoti da riempire, senza troppi aggettivi, così, essenziale, le parole precise che dicono esattamente quello che vogliono dire, le parole che accarezzano e sono una cura contro tutte le paure, la solitudine, appunto, la morte, la vecchiaia da guardare dritta in faccia.

E poi l’amore.

L’amore che non è mai troppo tardi, l’amore maturo che è un incontro di solitudini e poi diventa un sentiero da condividere su una strada poco battuta, l’amore che chisse ne frega quello che dice la gente, l’amore della lentezza e della quotidianità che non è mai banale, l’incontro di due anime di notte che superano così l’inesorabilità del tempo e che si innamorano.

La storia è bellissima e meraviglioso il modo in cui è stata raccontata, il che fa di Le nostre anime di notte uno dei libri più belli della mia vita.

Chi riesce ad avere quello che desidera? Non mi pare capiti a tanti, forse proprio a nessuno. È sempre un incontro alla cieca tra due persone che mettono in scena vecchie idee e sogni e impressioni sbagliate. Anche se, ripeto, questo non vale per noi due. Non in questo momento, non oggi.

 

Giuliana

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