Lidia Castellani fa un salto indietro nel tempo, nel casolare in cui, da bambina, ha conosciuto l’opera di Marina Cvetaeva.

All’inizio senza capire, lungo tutta la sua vita, l’autrice non ha mai smesso di emozionarsi per le poesie che leggeva.

La poesia di Marina Cvetaeva mi parla e io l’ascolto, il resto non conta. L’ascolto come si ascolta il rumore di un torrente, sempre sul punto di straripare, come si ascolta l’eco di un tuono che lacera il tappeto calmo del cielo, o il fragore di un incendio subito incontenibile: l’incendio dell’anima!

Lidia Castellani

 

Mi hanno chiamato Marina ma ala montagna che amo, di marino ho avuto il cuore, le sue maree.

Marina Cvetaeva

 

Io mi sono sempre fatta a pezzi, e tutti i miei versi, sono, letteralmente, frammenti argentei di cuore.

Marina Cvetaeva

Nel libro ci sono alcune citazioni dal carteggio che la Cvetaeva ha avuto con Pasternak, così romantico e doloroso!

Poi arriva Rilke, altre lettere d’amore e di dolore, lei che sceglierà di non incontrarlo perché l’incontro dovrebbe avvenire in questo mondo, non in quello perfetto dei sogni, lui che le dice “il tuo linguaggio è come un riverbero di stelle”.

Il libro di Lidia Castellani finisce e resto io e Marina Cvetaeva, l’autrice mi passa il testimone per guardarmi dentro, a questo d’altra parte serve un vero libro terapeutico.

Marina Cvetaeva “mi è sorella”, descrivendo il mio sentimento primario, quello da cui deriva tutto il resto, come i colori.

Io che mi sento come “afa in inverno, neve nel Sahara”, io “smisurata, nell’impero delle misure”, io cuore soltanto in un mondo in cui si tiene “il cuore sotto vetro”.

Bella la poesia, essenziale, al tempo del coronavirus.

 

Giuliana

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