La scalata impossibile

Per la prima volta non lascio decantare un libro, ma ne scrivo subito appena finito, o meglio, divorato.
Questa è la storia di un libro comprato in riva al mare, nelle bancarelle “compri tre libri ne paghi due”, due libri per bambini e questo, un salto grandioso da quota 0 metri slm a ottomila.
Grandioso.
“La scalata impossibile. La tragica storia dell’uomo che sognava il K2”, di Jennifer Jordan, una scrittrice e alpinista che, in una spedizione del 2002 sul K2, mentre i suoi compagni scalavano, passava le mattine a scrivere e di pomeriggio passeggiava sul ghiacciaio nei dintorni del campo base.
In una di queste passeggiate scopre dei detriti strani, appartenenti a un’altra era, e pochi resti di un scheletro umano.
Ecco la storia del milionario, raffinato, gentile, amante dei silenzi della natura, Dudley Francis Wolfe.
Pagina dopo pagina Dudley diventa un mio caro amico, un silenzioso, inesperto, sognatore che per un’avventura non comune mette a rischio la sua vita agiata in America.
Un’avventura che risale al 1939, tempo in cui un tedesco nazionalizzato americano decide di voler raggiungere la vetta più difficile del mondo e racimola una squadra improbabile dal destino inevitabile.
Dudley è l’alpinista facoltoso, che finanzia in gran parte la spedizione di quell’estate prima della guerra.

La montagna è lì, ad aspettare, pronta a giudicare, a non perdonare nessun errore, sia pure piccolo, è li a tuonare di freddo o a bruciare di sole.
La montagna selvaggia è li ad ammonire l’uomo, a dirgli “smettila di fare il gradasso, con la natura non si scherza”.
E’ come se la montagna elevasse all’ennesima potenza ogni stato d’amino umano, più scende il livello di ossigeno, più cresce il vero “io” nascosto in ogni uomo, coi suoi pregi e i suoi difetti. Il pregio più grande, ci insegnano questa storia e la montagna, è la condivisione, la collaborazione.

Io che di fatiche in montagna ne so assai poco, credo che ciò valga per ogni tipo di montagna, non solo per le condizioni estreme di un assalto alla vetta di un ottomila.
Lo sento dire da sempre da due degli amici più cari che ho, l’ho imparato in linea teorica nel corso di escursionismo avanzato del Club Alpino Italiano.
L’ho vissuto, tramite un’esperienza vicaria, leggendo d’un fiato questo libro.

Per alcune notti di seguito ho sognato tanta neve, ghiaccio e panorami poco descrivibili a parole.
Una sera che avevo una certa agitazione per un impegno importante del giorno dopo, lette alcune pagine, mi sono detta, su forza, non sei mica sul K2! Mi sono tranquillizzata, e ho dormito sognando neve, ghiaccio e panorami bellissimi.

Se per caso siete alla ricerca del senso della vita, la montagna può indicarvi una strada.

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