La prima sorsata di birra

la prima sorsata di birra

La felicità non è una meta, è un viaggio.
Questo libro, La prima sorsata di birra, di Philippe Delerm, ci insegna a gustare certi istanti del viaggio che da soli danno significato al viaggio stesso. Attimi che da soli possono dare la felicità.
La prima sorsata di birra è un libro composto di brevi racconti focalizzati ognuno su piccoli eventi che ci danno un piacere istantaneo, ma anche un piacere evocato di storie del passato.
Persino un coltello, tipo un opinel numero 6, può dare la felicità: ci fa sentire ancora bambini, quei bambini tanto affascinati dai coltelli, e nello stesso tempo ci fa essere gli adulti che siamo adesso, in questo istante, col coltello in tasca da toccare, poi tirarlo fuori e guardarlo, con la “soddisfazione ingenua di aprirlo e richiuderlo“.
Un coltello.
Voi avete storie di coltelli?
Io si, una, mi concedo una digressione personale, non posso farne a meno.
Eravamo in gita al Vaticano, gita culturale e non religiosa, per amor di precisione.
Non era neanche passato tanto tempo dall’11 settembre, le misure antiterroristiche erano alte e i controlli ossessivi.
Era un freddo e grigio pomeriggio nei pressi del Natale, in piazza c’era un albero gigantesco e colorato.
Eravamo quattro amici in piazza San Pietro, quei quattro che di solito si riunivano per raggiungere la cima di qualche montagna (con annessi sbuffi e lamenti miei, ovvio).
Quel giorno, vestiti grosso modo come per la montagna, eravamo in procinto di entrare a San Pietro.
D’un tratto, ad uno dei quattro viene in mente di avere in tasca un coltello. No, non un coltello qualsiasi. IL coltello.

Un oggetto caro, un simbolo d’amore, narrazione di un legame di felicità, utile sempre ma certo fuori luogo in quel frangente.

Che si fa?
Ricordo quel misto di incertezza, incredulità, gli occhi divertiti, i sorrisi, i passi incerti, le domande. Tutto in un attimo.
Il coraggio di andare dalle guardie a chiedere se si poteva entrare col coltello. Lo sguardo divertito ma implacabile del guardiano.
Essere arrivati fin qui e non entrare per un coltello?
E poi l’idea.
Nascondiamolo sotto l’albero di Natale, senza farci vedere, sennò ce lo prendono.
Furtivi, tre amici si aggiravano facendo i vaghi intorno all’albero, nascondendo il quarto che a sua volta nascondeva il tesoro prezioso.
A riguardare ora la scena con gli occhi della memoria, quei quattro parevano star per nascondere una bomba sotto l’albero, è invece era solo un oggetto, piccolo, freddo, apribile, vecchio, ma simbolo di felicità.

E’ bello quando un libro parla di noi. Quando ci fa recuperare storie del passato pronte per essere dimenticate. E di esse ci fa gioire. Adesso di allora, ma anche adesso di adesso, col ricordo fresco in mano, adesso.

Tutti i brani di La prima sorsata di birra raccontano delle verità intrinseche alla nostra vita:
– esiste solo il presente
– dobbiamo essere grati al nostro passato, che ci ha fatto arrivare fin qui come siamo
– ma esiste solo il presente e abbiamo questo compito, viverlo e gioirlo, consapevoli della bellezza di ogni attimo.

Metto subito in atto l’insegnamento e mi godo il presente.
Scrivo questo pezzo con una penna rossa su un foglio a quadretti, seduta sotto il sole di un mattino di marzo, da sola. E’ un attimo di felicità.
Una delle prossime sere dovrò trasformare queste parole attraverso dei click in un articolo di wordpress, ma adesso quel che conta è solo la penna che scivola tranquilla e silenziosa tra i quadretti.

Stasera le mie parole sono diventate un pezzo di sito, nel frattempo io sorrido ancora a ripensare al coltello, i miei bimbi vedono La sirenetta con una concentrazione che pare non l’abbiano vista mai, mio marito costruisce opere d’arte da GoPro, il mio cane russa a pancia in su.
Ogni tanto sfoglio La prima sorsata di birra.
E pure questo è un attimo di felicità.

Giuliana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *