La natura esposta

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Ho letto piano La natura esposta, di Erri De Luca, senza fretta, per gustarmelo, ho centellinato le parole, sorseggiato le frasi e le emozioni.

L’ho trovato un po’ più difficile degli altri, frasi un po’ meno balsamo e un po’ più intrico di pensieri e di sentimenti, che ho trovato meno immediati, più da sviscerare e da ragionare.

La storia è questa, bellissima e insolita: un uomo solitario e non più giovanissimo, vive tra le “montagne sapute a memoria” e aiuta i profughi spaesati a oltrepassare il confine, prende soldi, ma quando poi lascia le persone, li restituisce.
Gli capita di accompagnare uno scrittore che fa conoscere i suoi gesti di bontà al mondo intero, ma soprattutto alla sua vallata di montanari rudi.
È costretto a lasciare la montagna, sverna in una città di mare, Napoli, qui, data la sua malleabilità lavorativa, trova un impiego grazie a un parroco sudamericano, gli commissiona di riportare all’originale un Cristo crocifisso dei primi del ‘900, che era stato scolpito nudo, come davvero venivano svolte le crocifissioni, ma poi gli era stato applicato un drappo per coprire la nudità, la natura.
Lo scultore solitario ha il compito di esporre la natura.

Inizia il corpo a corpo dello scultore con il Cristo morente, la sua mano, prima dello scalpello, a toccare le costole, le ferite, il dolore di un corpo che muore e che ha fisiologiche ma inaspettate reazioni, “Qui c’è un’opera che si rivela solo alla carezza“.
Nel mezzo della storia, una donna senza nome, che non lascia traccia se non il ricordo di una donna passata.

È una storia che non lascia indifferenti, non leggera e non di quelle storie che servono a dimenticare.
Intensa, dolorosa come un Cristo che muore, terrena come un corpo contratto, solitaria come le montagne, fatta di gente che ti resta appiccicata, come la gente di Napoli.

È una storia utile alla solitudine, al silenzio, all’empatia e persino all’amicizia (il libraio Raimondo lo conoscono bene i fan di Erri) e al naturale, indispensabile, amore per i libri.

Ho detto “grazie Erri”?
Si, un milione di volte.
Lo ridico, Grazie Erri <3

Giuliana

“...esistono libri che fanno provare un amore più intenso di quello conosciuto, un coraggio più scatenato di quello sperimentato. Deve essere l’effetto che fa l’arte: supera l’esperienza personale, fa raggiungere al corpo, ai nervi, al sangue, traguardi sconosciuti. Davanti a questo moribondo nudo si sono commosse le mie viscere. Mi sento un vuoto in petto, una confusione di tenerezza, uno spasmo di compassione. Ho messo la mano sui suoi piedi, per riscaldarli.

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2 pensieri su “La natura esposta

  1. Descrizione perfetta. Gli stessi sentimenti che ho provato io nel leggere questo libro e il gusto di soffermarmi sulle frasi profonde per capire meglio tornando anche indietro più volte per fissare le parole nella mia testa perché rimangano impresse. Lo sto consigliando a tanti almeno a chi so che apprezzerebbe.
    Grazie.

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