La misura della felicità

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“La misura della felicità”, Gabrielle Zevin, ecco un altro libro che parla di libri, un po’ come Una piccola libreria a Parigi.
Una scrittura veloce e senza fronzoli mi ha permesso di leggerlo in fretta, di amare i personaggi, le loro storie, i loro difetti, i loro amori e, non lo nascondo, mi ha concesso di sperimentare la mia solita empatia.
Ho singhiozzato a tratti.
Poi sono tornata nella storia, così come i personaggi hanno continuato a vivere, così come la libreria ha continuato ad esistere.
E’ la vita.
Si nasce, si cresce, si vive a tentoni e si muore e chi resta continua a vivere a tentoni, calibrando le proprie azioni in base alla propria misura della felicità.
In questa vita, nessun uomo è un’isola, nessun uomo si deve fermare come un’isola, si va, si viene, si torna.
Meglio se con un libro in mano, meglio se parlando con persone che parlano di libri, che leggono libri. Che a forza di leggere libri gli vien voglia di scriverne, di libri.
Purché di libri si parli.
Purché si scelga un libro come terapia.

Nelle mie brevi riflessioni, qui a My Therapy, do per scontato che abbiate conoscenza dell’argomento del libro di cui vi parlo, che abbiate letto già da qualche parte la sinossi.
Vado subito al succo.
Mi perdonerete, se non siete d’accordo con questa scelta.
Potete cercare su google “sinossi la misura della felicità”, un po’ come faceva il nostro A.J. di questo libro che cercava su google persino come si cambiano i pannolini a una bambina di due anni.
Ne leggerete il riassunto e poi tornate qui, se avete voglia, per capire il motivo per cui “La misura della felicità” va letto.
Perché bisogna aprire le porte del proprio cuore, e lasciarle aperte.
Qualcuno verrà a lasciare qualcosa, nel momento in cui saremo pronti a prenderla.

“Cosa, in questa vita, è più personale dei libri?”.

“A.J. annuisce, ma non crede nelle azioni casuali. E’ un lettore, dunque crede nella struttura. Crede che esista una narrazione”.

“Tutto quello che ti serve sapere di una persona lo capisci dalla sua risposta alla domanda: Qual è il tuo libro preferito?”.

“Il tempo che passo a leggere è il tempo in cui imparo a scrivere meglio”.

“Talvolta i libri non ci trovano finché non è il momento giusto”.

“Le librerie attirano il giusto tipo di persone. E mi piace parlare di libri con persone a cui piace di parlare di libri. Mi piace la carta. Mi piace la sensazione della carta, e mi piace sentire il peso di un libro in tasca. Mi piace anche l’odore dei libri nuovi”.

“Un posto non è un bel posto senza una libreria”.

Giuliana

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