zuniFoglio bianco e lacrima pronta.
Inizio così la mia personale elaborazione del lutto, a quattro mesi giusti.
Foglio bianco da riempire da dedicare solo a lei, grande amore della mia vita.
Gente insensibile che pensa “è solo un cane” non mi sfiora nemmeno.
Comunque lei soltanto è la protagonista di queste righe, solo il bello c’è scritto qui, solo i volenterosi lo leggeranno, solo i sensibili lo capiranno, solo quelli che mi vogliono bene lo condivideranno.

Ho perso Jessie mentre ero in vacanza; salutandola piansi senza capire perché, lei stava bene ma dopo una settimana il cane sulla cui schiena avevo studiato per laurearmi, è morto, una mattina di estate, nella casa vecchia, da sola, con un veterinario accanto, mentre fuori aspettavano i miei addolorati per il cane e disperati perché al mio ritorno avrei trovato il dolore.
Ma io il dolore già lo stavo sperimentando in Sardegna e lo sanno bene gli amici che mi vedevano in lacrime e mi chiedevano cos’avessi senza che io potessi rispondere.
Al ritorno a casa mi sono girata verso il posto del salotto dove Jessie si metteva sempre e sperai nel mio intimo di trovarci un sostituto.
Stressai fino all’esaurimento i miei per avere un altro boxer per “elaborare il lutto”. 
Non sapevo come fare, non potevo fare senza.

La scena, dopo qualche tempo, era questa: un bagagliaio pieno di cuccioli fulvi di una macchina parcheggiata dalle parti del Garden e io e papà in piedi li davanti esitanti nello sceglierne uno. Erano tutti uguali secondo me e invece papà ne scelse una senza esitazione, la fece prendere a me e subito mi accorsi che davvero era speciale, il miglior cane del mondo, e subito mi accorsi che in un secondo avevamo segnato la gerarchia del futuro: mio padre che ha scelto è stato il capo branco, che lei ha sempre temuto e rispettato, io che l’ho presa sono stata una galoppina, una che l’avrebbe sempre poi presa tra le mani, accarezzata, ma sempre e solo una compagna alla pari del mio cane, che era mio amico, mio oggetto transizionale, mio mezzo privilegiato di pet therapy.

Piccola splendida cucciola che morsicava scarpe, tremava ai fuochi d’artificio, che dimostrò nel giro di pochissimo tempo di che pasta era fatta: graziosa, dolce e affettuosa, intelligente, ubbidiente.
In quel che è diventata poi noi ci entriamo poco e niente. Ha fatto tutto da sola.

Adesso, dunque, sentire la sua mancanza.
Pensare di scrivere di lei solo quando, affiorando il suo ricordo, non affioreranno anche le lacrime. Poi decidersi a scriverne lo stesso, per dedicarle le mie parole più belle, lacrime incluse.
Sentire la sua mancanza.
Quando nei cieli bui imperverseranno colorati fuochi d’artificio, pensare a lei, che ne era terrorizzata.
Al primo temporale dopo la sua morte, pensarla: smetteva di tremare un’ora buona dopo la fine della tempesta.
Alla prima carezza a un cane dopo la sua morte, sentire un pelo caldo e morbido sotto le dita e sentire infinitamente la sua mancanza.
Quando a mia figlia fa rumore la pancia, ricordare i rumoretti della sua pancia canina e subito dopo vederla masticare erba fresca purificatrice.
Quando mia figlia finisce lo yogurt e resta, triste, col vasetto a mezz’aria, perché era abituata a chiamare il suo cane a leccarlo e lei puliva bene, a ritmici colpi di lingua, con gli occhi semichiusi e goduriosi.
Quando non c’è chi finisce quel piatto di pasta, lei si che non avrebbe fatto complimenti, lei si che raccoglieva bene il disastro che fa mio figlio sotto il tavolo, lui che sta imparando a mangiare da solo.
Quando schiaccio una bottiglia di plastica sentirne la mancanza, perché era estasiata quando gliene donavo una, era un vero e proprio dono per lei: prima la stappava con cura, poi toglieva la carta intorno con precisione, infine gustava le morsicate, lanciava i resti e li rincorreva per il giardino.
Quando sento parlare di indiani d’america, ne sento la mancanza.
Zuni, un popolo degli Apache.
Culo Pesante, il suo secondo nome indiano, perché da piccolina non ne voleva sapere di passeggiare lungo il corso di Leonessa e si sedeva con quel culo largo e la faccia di chi pensa, tanto adesso mi prendono.
Quando mi tornano in mente un pò di ricordi importanti, tipo quello che i miei, recandosi per poco tempo alla casa vecchia a prendere le ultime cose per il trasloco, se la sono portata (lei era una accompagnatrice costante e fedele), ma lei non ne ha voluto sapere di scendere dalla macchina: “io vi aspetto qui” dicevano i suoi occhi. Era pronta alla vita nella nuova casa e nel nuovo giardino (lei era sempre pronta).
Tipo quello che da piccolina per farle fare i bisogni in giardino bastava dirglielo, dai Zuni fai pipì e lei, pipì, devi fare anche la cacca? E lei con uno sguardo rispondeva (sembravano gli occhi di una persona finiti li, in quel muso meraviglioso, per qualche forma di reincarnazione).
Tipo quell’altro che mia figlia era sul girello e prendeva la via delle scale, lei si è messa di traverso sul primo scalino impedendole di proseguire e ammazzarsi giù per le scale. Le ha salvato la vita, in termini più semplici.
Il richiamo dello scricchiolio del frigorifero, in qualunque posto anche lontanissimo della casa si trovasse appena qualcuno apriva il frigorifero in due secondi e spicci la vedeva arrivare.
Persino il rumore di una tovaglia agitata fuori dalla finestra riconosceva, e subito lei li sotto a recuperare le briciole.
Ad ogni dopo pasto, quindi, ad ogni sgrullata di tovaglia fuori dalla finestra sentirne la mancanza.
Golosa, affamata, il noo-noo dei teletubbies a casa nostra, l’aspirapolvere selettiva che passava anche lo straccio.
Le grattatine sulla pancia che voleva da tutti alzando la sua zampa posteriore sulla gamba accavallata di chiunque, tanto che chiunque pensava allarmato ma che deve fare pipi? Ma no, è femmina, mica alza la zampa, vuole solo appoggiare la sua pancia sul tuo piede penzoloni.
Quel “ba” appena accennato, prudente, per farsi sentire da mia suocera che poi le avrebbe dato il pane, attenta a non farsi sentire da noi che poi la avremmo sgridata perché elemosinava cibo per il futuro, da sotterrare.
Quel “ba” a labbra socchiuse, che si alzavano appena con l’accenno di abbaio, che ho sentito proprio l’altro giorno mentre correvo in una stradina di montagna e da un cancello si affaccia proprio un cane come lei, abbaio compreso.
Lacrime comprese, appunto.
Quelle mattine che veniva al lavoro con me, e ancora una volta non ero certo io a comandare, perché lei adorava fare da “strumento” di pet therapy, lei preferiva gli anziani ai bambini e tra gli anziani lei in un momento riconosceva quello che voleva ampiamente essere leccato in ogni dove, persino dietro le orecchie, da quello che voleva un contatto minimo, e lei le si sedeva accanto lasciandosi sfiorare, da quello che invece voleva solo guardare e lei sembrava non filarselo, invece eccome se lo teneva d’occhio. Fantastica, meravigliosa, e tutto senza un minimo di educazione specifica, solo sensibilità e intelligenza naturali, innate.
Che cane.
Ha riempito silenzi e spazi.
Ora c’è un vuoto indicibile.
C’è qualcuno che non l’ha amata. Davvero pochi in realtà, perché tutti coloro che mi hanno chiamata in questi giorni, amici vicini e anche più lontani, lo hanno fatto non solo perché dispiaciuti per me, ma anche perché davvero le volevano bene, io l’ho sentito nel profondo (e quelli che non l’hanno amata pur avendola conosciuta hanno una vita limitata di affetti e sentimenti e peggio per loro).
Si è addormentata tra le mie braccia dopo una scorpacciata di cioccolata, tanto che il veterinario ha avuto paura che, con l’anestesia, avrebbe rigettato tutto sul pavimento del mio salotto, e invece lei no, lei non ha mai fatto uno sgarbo o un gesto poco educato, manco nei suoi ultimi momenti.
Le ho dedicato il mio lenzuolo più bello e il pinetto in vaso che ha superato anni di vita con me, che manco del tutto di pollice verde.
Quando col pinetto è diventata tutt’uno è come se mi avesse detto, adesso prenditi cura di questo giardino, rendilo splendido perché è la mia casa per sempre.
Quell’angolino di giardino dove lei prendeva il primo sole del mattino.
Quel prato dove sotterrava il pane, dove faceva bisogni a comando, dove si grattava la schiena con grande soddisfazione che a vederla soltanto sembrava te la grattasse un pò anche a te, quel muretto nel giardino che lei usava come un trampolino per abbaiare furiosa a mezzi che fossero poco più ingombranti di un’auto (lei che abbaiava pochissimo, ma non dovevavno passare davanti casa trattori o gatti), quel giardino a cui dedicavi uno sguardo ansioso al ritorno e lei era già li ad aspettarti con una vagonata di coccole perchè da un pezzo aveva riconosciuto il rumore della macchina o lo striscio della ruota della bicicletta sull’asfalto o il particolare toc toc dei passi di ciascuno di noi.
Quel giardino che ha visto le migliori leccate sul muso dei miei figli (viso, si ok, viso, e anche bocca, orecchie, tutto).
Le corse sulla neve, le corse dietro ai gatti che osavano varcare il cancello, le molliche raccolte tra l’erba, ciotole di acqua fresca direttamente sotto la fontanella, le buche per nascondere d’istinto pezzi di pane, non si sa mai, si sarà detta.
Questo dolore intenso piano piano si affievolirà, passerà (anche se a distanza di 4 mesi me lo trovo intatto tra le mani e come un peso sul cuore).
Ma lei no, la mia migliore amica non passerà mai.

7 Comments

  1. come ti capisco ….l’ultima compagna l’ho persa quasi 3 anni fa e ancora mi manca tanto da piangere ancora oggi,era una rott ,ho ritrovato nel tuo racconto tante piccole cose di lei ,e infine anche lei è rimasta con me nel “suo “giardino e nel nostro cuore.Il dolore non passa ,ma si accetta perchè non si può fare diiversamente.Ora ho un altro rott che in tante cose gli somiglia,è il benvenuto per due motivi,primo perchè è lui così tremendo e così simpatico e buono. Due perchè mi aiuta a ricordare lei.Ti abbraccio amica nel dolore

    loredana loviselli
  2. E’ MERAVIGLIOSO CIO’ CHE HO LETTO….ENTRA PROFONDAMENTE NELL’ANIMA ….COME LORO ENTRANO PER SEMPRE NEL NOSTRO CUORE…… SONO LA NOSTRA VITA ..ANCHE QUANDO VANNO OLTRE L’ARCOBALENO…

    SABRINA URBANI
  3. ciao cara amica. Ho appena finito di leggere e ho le lacrime agli occhi. Il 3 dicembre scorso ho perso la mia amata Era, una shitzu di 18 anni. E’ stata per me come una seconda figlia. La vecchiaia l’aveva distrutta nel fisico, ma non nell’amore che riusciva a comunicarmi. Quando, anche negli ultimi giorni di vita, la prendevo tra le braccia per cullarla e dirle tutto il mio amore, piangendo disperata, perchè sapevo che il giorno fatidico si stava avvicinando, anche allora lei riusciva a darmi, faticosamente, una leccatina alla mano, per consolarmi, per dirmi “tranquilla, io ci sono e ci sarò sempre, non ti lascerò mai!” E invece, in una giornata di sole, ho dovuto portarla a farla addormentare. Non ce la faceva più, era ridotta pelle e ossa, la schiena piegata dalla vecchiaia, le zampe posteriori che non la reggevano più. Non riusciva più a mangiare, piangeva e si lamentava dai dolori. Completamente cieca, sorda e totalmente incontinente (le mettevo il pannolino dei neonati). Ho cercato di rimandare quel momento il più possibile….e poi, alla fine, è stata lei a farmi capire che non ce la faceva più. Le sono stata vicina fino al suo ultimo respiro. L’ho tenuta tra le braccia, mentre il suo cuore si fermava…..E’ stato il giorno più brutto della mia vita…..Non passa giorno in cui non la pensi, in cui il mio sguardo non corra all’angolo dove stava la sua cuccia, non c’e volta che al mio rientro dal lavoro non dica “ciao Era, mamma è tornata”…..ma nessuno risponde al mio saluto. E’ un dolore immenso, 18 anni di vita insieme….nemmeno il mio matrimonio è durato tanto….Quindi, amica mia, a tutti quelli che pensano “è solo un cane” voglio dire che l’amore, la compagnia, l’allegria, la gioia e la voglia di sorridere che mi ha dato la mia cagnolina in tutti gli anni in cui è stata con me, sono una cosa meravigliosa, che solo le persone che hanno avuto la fortuna di avere un cane, possono capire. Per gli altri, posso solo dire che mi dispiace per loro.
    Ti sono vicina e condivido il tuo dolore, ma penso che siamo state fortunate a conoscere un amore così unico e inimitabile.
    Ciao, Antonella

    Antonella
  4. bhe…credo di non aver scelto il pezzo migliore per iniziare…la navigazione in questo sito (ora ci vorrà un’oretta per mandare via il groppo in gola…)! Vedere Giulio come si relazione con l’unico cane con cui ha confidenza…e leggere le tue parole mi fa venire una tentazione incredibile…ma prima dovremmo cambiare casa…un appartamento al 7° piano con noi fuori fino a sera quasi tutti i giorni non è prprio l’ideale!!!!

    federica cercarelli
  5. giuliana cara, cara
    ha scritto una cosa splendita, del resto tu sai scrivere e, soprattutto sai sentire e amare.
    mi dispaiace tanto, tanto, tanto..so cosa si prova..ti prego trova dentro di te il coraggio di ricominciare un’altra storia..tanto lei ci sarà sempre.
    un bacetto, donatella

    dfonatella massarelli
  6. ciao Giuliana, sono la mamma di Era, la cagnolina che riposa sulla collina del tuo sito….Ho letto che stai pensando di prendere un nuovo amico…
    Sai che da qualche giorno, anche a me sta frullando in testa la stessa cosa?
    L’altro giorno ho visto su un sito di un canile, una piccolina di un anno, abbandonata, ho chiamato, ho chiesto informazioni, mi stavo buttando a capofitto, come faccio sempre del resto, io sono un’impulsiva, un ariete….poi mi sono fermata a riflettere e ho capito che è ancora presto, per me.
    Sto maturando l’idea, ma ho capito che, se al momento mi sto facendo prendere dai dubbi e ho avuto bisogno di chiedere consiglio ad amici e parenti, forse allora non è ancora giunto il momento.
    Credo che, nel momento in cui prenderò la decisione, non avrò bisogno di chiedere a nessuno, saprò che quello sarà il mio prossimo amico, compagno, figlio, fratello, fino alla fine dei suoi giorni, come è stato con Era.
    Diciamo che ero partita dicendo che non avrei più voluto cani, ora invece, sto pensando che mi manca tantissimo un batuffolo da accarezzare, che asciughi le mie lacrime e a cui dare tutto il mio amore.
    Vedremo chi delle due arriverà prima a fare questo gesto meraviglioso….
    Tienimi informata, ciao
    Antonella

    Antonella

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