La legna scalda tre volte

foto di Primitivo

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Con questa frase, che ancora mi risuona nella testa, mio nonno era solito commentare l’arrivo del camion della legna da ardere per l’inverno.
La prima quando viene tagliata nei boschi e la si porta a valle, una seconda volta quando la si deve tagliare in piccoli pezzi e riporre ordinatamente nella legnaia, e solo in fine quando la si brucia.
Queste parole oggi non solo mi riscaldano ancora, ma con la mia solita propensione ai parallelismi e alle analogie, mi stampano un sorriso idiota tra il ghigno e il malinconico-nostalgico.
Oggi, per il compleanno di mio fratello, abbiamo assaggiato, bevuto e dato fondo a tutto il litro e mezzo di produzione dell’Angelo Bianco 2012, tutto il vino che siamo riusciti a fare insieme, dopo aver cercato di recuperare dallo stato di abbandono la piccola vigna di nonno.
Ora capirete meglio anche quel mio sorriso complice, qualche punto di alcol nel sangue e questo tempo che lascia poche alternative al camino.
Non è la prima volta che faccio un vino, non sarà di certo l’ultima, ma la sua unicità, quella di essere la prima con le uve raccolte da noi, figlie della cura e della fatica, del tempo e dell’alleanza con un fratello schivo, tutto questo e molto ancora lo rende indescrivibile.
Sono addestrato ad un approccio tecnico, ad un’analisi oggettiva, ma qui è impossibile: pare di sentire dentro la salinità del sudore e le mani ancora bruciano per i colpi ripetuti di zappa e di forbici.
Mi disseta, sembra pareggiare il desiderio di bere dopo tante lunghe discussioni e dibattiti sul da farsi e come fare. Le speranze.
Il vino disseta tre volte, mi emoziona tre volte.
Se la prima volta appaga appunto la mia voglia di sognare e di immaginare un futuro e un progetto, la seconda è di certo la necessità di fare, realizzare, guidare.
La vendemmia. Giorni unici pieni di agitazione e compromessi e preparativi. Acqua a fiumi, pulizie ed assaggi fino al “si, oggi raccogliamo”. Come dopo una gestazione iniziata con le potature invernali, dopo diverse ecografie primaverili ed estive, si è arrivati al parto, il mosto è nato. Ora va educato, seguito, guidato, deve crescere, inizia a vivere, dovrà divenire vino.
Non una parola in più voglio aggiungere, non dirò ora cosa sento e trovo tra le mie mani, né cercherò di descrivere quel calore che dalla gola mi attraversa tutto.
La terza emozione è tutta per me.

(Primitivo)

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