La fine è il mio inizio

la fine è il mio inizio
E’ difficile scrivere di un libro in cui è raccontata la vita di un uomo che per tutto il tempo che ha avuto a sua disposizione non ha fatto altro che cercare il “senso” della vita stessa, individuare quella linea che chiude il cerchio e che fa sembrare la vita, appunto, piena di significato.

La fine è il mio inizio, Tiziano Terzani, Longanesi, 2006, è un libro bellissimo e terapeutico da tanti punti di vista.

Quante volte ci chiediamo che senso abbia tutto questo vivere affannati, soffrire, rincorre, fare a gara col tempo e perdere sempre?
In questo libro ci sono parecchie ipotesi di risposte.

Tiziano Terzani racconta la sua vita intera al figlio Folco, partendo dal mondo limitato della sua infanzia, limitato ma onesto, in cui non si avevano soldi per mangiare il gelato ma si poteva solo guardare i ricchi farlo, un racconto che attraversa la giovane età adulta vissuta con la voglia di creare una nuova società al ritmo dello slogan “la fantasia al potere”, perché “ti guardavi intorno e la società che vedevi era di merda“.
Gli anni adulti sono dedicati alla famiglia e al suo modo particolare di vedere il giornalismo (“ho lavorato tanto per scrivere poche righe“), giornalismo che è “ricerca della verità“, è trasmettere emozioni al lettore sentendosi libero, non stando sotto scacco del potere.
Il racconto del “suo” giornalismo ha il sapore malinconico per chi si volge a guardare questa mediocre Italia di oggi, in cui domina lo spettacolo, l’apparenza, i like, l’audience.
Ciò che Tiziano Terzani era, ciò che voleva essere e il suo modo di scrivere lo hanno portato in giro per il mondo, a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok, Nuova Delhi, finché poi Terzani si dice che non ha più senso raccontare le stesse storie di guerre tutte uguali, nomi diversi per lo stesso orrore, così chiude con il giornalismo, facendo una riflessione amara: “è come se la storia fosse cominciata ieri, come se l’uomo fosse nato ieri, senza memoria“.

La sua crisi, la depressione cominciano quando capisce che c’è uno scarto tra ciò che vuole e quello che invece gli tocca essere, così, secondo il detto “quando il discepolo è pronto arriva il maestro”, l’uomo comincia a incontrare persone che, sorridendo, mostrano di sapere di più, quel di più che c’è da sapere sulla vita per darle un senso.
Così l’India, la meditazione (“che può essere una goccia, ma è come l’oceano“), il vecchio sull’Himalaya e la consapevolezza che “è fattibile una vita vera, una vita in cui sei tu. Una vita in cui ti riconosci“.

Grazie alla meditazione sulle montagne e al silenzio egli ha potuto “sentire un senso più grande, che era legato al tutto“, ha potuto comprendere col cuore che non siamo le cose che possediamo, né il nostro corpo, che “il futuro è una scatola vuota in cui metti tutte le tue illusioni“, che la vera risposta è l’abbandono di tutti desideri e se proprio uno non può fare a meno di desiderare, che almeno desideri solo di essere se stesso.

Questa è una lettura radicale, nel senso che viene immediata voglia di cambiare le cose, o meglio, di cambiare l’approccio al mondo, dopo questa lettura sono ben chiare anche le parole da usare con chi sta costruendolo il proprio approccio alla vita, i bambini, che devono imparare soprattutto che la diversità è ricchezza, che uno dei fondamenti della vita è la non-violenza, che è importantissima la comprensione del rapporto con la natura (“C’è gente che magari non sa cosa sono le formiche. Che vuoi sperare da un uomo così?“).
Ai bambini serve meno tv e meno serate in pizzeria, basterebbe saper dir loro “Fermi tutti! Stasera si va a vedere le lucciole!“, oppure “Fermati ogni tanto. Fermati e lasciati prendere dal sentimento di meraviglia davanti al mondo. Ascolta il silenzio“.

La fine è il mio inizio è una lettura commovente, capace di restituire la voglia di creare una vita migliore, fatta di meno oggetti e più farfalle.

Giuliana

2 pensieri su “La fine è il mio inizio

  1. Bellissimo titolo! Buffo, perché ieri sera sono arrivata alle sue stesse conclusioni… per tutt’altra strada, ma il succo era veramente quello. Essere te stesso. Ogni esperienza, emozione, rapporto, serve ad avvicinarti di più a… te stesso. Rimanere impigliati nelle reti dell’apparenza serve a rallentare quel cammino. Mi è ancora difficile esprimere tutta la meraviglia che sento, dopo tanti anni di ricerca di questo “risultato”… Lo leggerò, grazie!

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