La bellezza rubata

 

 

 

 

 

 

 

La bellezza rubata, Torino 2018, Laurie Lico Albanese

Quello che c’era tra noi non era affatto semplice, come il puro desiderio o l’attrazione sessuale. Era una brama di bellezza e di significato, la voglia di ricercare nel mondo e in noi stessi. Avevamo il senso della permanenza e la paura dell’oblio. Sapevamo, naturalmente, che tutto è transitorio e niente dura – ma questo non ci impediva di anelare a qualcosa di eternamente bello.”

Trama:
Nella scintillante atmosfera della Vienna di inizio Novecento, Adele Bloch-Bauer, discendente di una facoltosa famiglia ebrea, fa il suo debutto nell’alta società. Tra frenetici giri di valzer e accese discussioni sul valore dell’avant-garde, la ragazza si lascia trascinare in un vortice di sensualità che la fa cadere tra le braccia del pittore Gustav Klimt. Adele diventa la sua giovane musa, modella per ritratti dall’erotismo sfacciato che sfidano le rigide convenzioni di un gusto accademico ormai sull’orlo della decadenza. Tempi di euforia ma anche di incertezza per un’Europa nella quale le teorie antisemite cominciano a prendere piede, sfociando, in meno di quarant’anni, in uno dei periodi piú bui della storia. Maria, nipote prediletta dell’ormai defunta Adele, assiste inerme all’invasione dell’Austria da parte dei nazisti; uno per uno, tutti i membri della sua famiglia vengono arrestati o uccisi, mentre i pochi superstiti sono costretti a fuggire all’estero. Il destino pone Maria davanti a un’ardua scelta: cominciare una nuova vita in America, mettendo a tacere per sempre il dolore dei ricordi, oppure combattere con i fantasmi del passato per mantenere viva la memoria dei suoi cari? La bellezza rubata segue il dipanarsi di un’eccezionale storia vera lunga piú di un secolo, attraverso le vicende di due donne coraggiose. Un romanzo sfolgorante e sensuale, ricco dello stesso controverso magnetismo dei dipinti di Gustav Klimt.

La bellezza rubata è la storia romanzata di Adele, la donna ebraica alto-borghese dipinta da Gustav Klimt in Giuditta I e in Adele Bloch-Bauer I.
La storia è bellissima e triste, una di quelle storie lette in due giorni che mi fanno persino tornare a scrivere, perché, insomma, come non condividere questa bellezza rubata e poi liberata.
La storia parla di arte, di bellezza, d’amore, di paura, di terrore, di perdita della speranza, di speranza senza fine, di amore senza fine.

Uno di quei libri che ti capitano come un regalo, che ti fanno perdere le coordinate spazio temporali, non sei più in nessuno dei tuoi luoghi, con nessuno delle tue persone, sei nello studio di Klimt, con tutto quello che ne consegue, sei tu “La donna in oro”, sei tu a perdere bambini e a consolarti di arte e parole, sei tu nel dubbio e nella certezza, sei tu l’ebrea vittima delle più terribili vicende che si possano raccontare, difficili anche da immaginare, sei tu alla fine a vincere, a liberare “Adele” che non voleva essere ingabbiata, sei tu a trovare la cartolina:

“Verrai?
GK”

Sei tu a commuoverti, su una spiaggia dell’Adriatico mentre la tua realtà torna ad avere i contorni di sempre.

“La storia raccontava una cosa importante che volevo far capire a mia nipote: non solo la vulnerabilità di una giovane donna, ma la volontà di sopravvivere e resistere”.

 

«Alla fine le misi un braccio attorno alle spalle e le sussurrai all’orecchio: – Sei femmina, ma puoi fare qualsiasi cosa –. Parlavo piano. Volevo che sapesse che in lei poteva esistere un coraggio feroce. Che capisse come la sua forza interiore un giorno avrebbe potuto salvarla, come aveva salvato me. – Puoi imparare qualsiasi cosa, puoi diventare qualsiasi cosa.»

 

La volontà di sopravvivere e resistere.

Bellissimo.

 

Giuliana

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