In nome della madre

Erri-De-Luca-In-nome-della-madre-download-extra-big-1680-853 “Il nome del padre inaugura il segno della croce. In nome della madre si inaugura la vita.”

Questa è solo la premessa del bellissimo libro di Erri De Luca, “In nome della madre” che è, a mio parere, il più bello, il più commovente, un libro che parla di una madre che da sola ha sfidato il mondo.

Così è la notte, una folla di madri illuminate, che si chiamano stelle.

La storia è la nascita di Gesù, raccontata dal punto di vista di Maria, in un modo enormemente coinvolgente, manco l’autore avesse partorito egli stesso; Erri da prova di un’empatia rara e contagiosa, traducendo in poesia quel che la sua mamma gli raccontò rispetto ai nove mesi di gravidanza e al parto.

C’è da dire che questo libro non l’ho letto, ma l’ho ascoltato dalla stessa voce di Erri, è stato il mio primo esperimento di audiolibro e sono stata folgorata.

Maria-Miriam è la donna piena di grazia, dove per grazia si intende qualcosa di incredibilmente umano:

“La grazia non è un’andatura attraente, non è il portamento elevato di certe nostre donne bene in mostra. È la forza sovrumana di affrontare il mondo da soli senza sforzo, sfidarlo a duello tutto intero senza neanche spettinarsi.”

Maria-Miriàm non è ancora sugli altari, ma è una donna coi piedi a terra, non magica, non remissiva, ma decisa, orgogliosa, serena, coraggiosa.

E Giuseppe-Iosèf non è affatto un vecchio decrepito, nessun vangelo lo dice, egli è un ragazzo che per amore crede a Maria-Miriàm e non scaglia la prima pietra, un uomo tenero e coraggioso anch’egli che, pur caricando l’asina di bagagli e di una donna prossima al parto e conducendola a Betlemme da solo, ha tutte le caratteristiche di un uomo:

“Gli uomini sono buoni a fare qualche mestiere e a chiacchierare, ma sono persi davanti alla nascita e alla morte. Sono cose che non capiscono.”

Potrei star qui a citarvelo tutto questo bellissimo libro, ma vi consiglio di leggerlo, di ascoltarlo, non è una questione di religione, è una questione di amore.

Concludo con un’ultima citazione.

Maria-Miriam parla a suo figlio nel ventre, usando parole che ogni madre ha più o meno consciamente usato per il proprio bambino nella pancia, parole che ogni madre continua, più o meno consciamente a ripetersi guardando i propri figli andare per il mondo:

“Occupa tutto il mio spazio, non solo quello del grembo. Sta nei miei pensieri, nel mio respiro, odora il mondo attraverso il mio naso. Sta in tutte le fibre del mio corpo. Quando uscirà mi svuoterà, mi lascerà vuota come un guscio di noce. Vorrei che non nascesse mai.”

Grazie, Erri, grazie.

Giuliana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *