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In giardino non si è mai soli

Ho una nuova passione, oltre leggere.
Leggere libri di giardini.

Questo libro, In giardino non si è mai soli, dell’architetto Paolo PejronePaolo Pejrone, architetto paesaggista, progettista del giardino di Villar Perosa, e altro ancora, è quello che mi serviva per “progettare” il mio giardino.

Ora non si può uscire di casa, siamo ai tempi bui del coronavirus, per cui, pur essendo questo mio giardino poco distante da casa, non è il caso di andare a lavorarci. Così studio, mi informo e faccio una lista di ciò che ci voglio piantare, quando mi sarà permesso (la conoscenza è l’anticamera dell’amore).

Non è un giardino proprio mio, lo abbiamo in una sorta di gestione, intanto abbiamo tolto spini e arbusti secchi, c’è tutto ancora da fare, ci andiamo e ci guardiamo intorno, intanto.

In giardino non si è mai soli mi ha fatto fare il punto e una lista su cosa ci vorrò piantare, ma soprattutto mi ha fatto pensare a come voglio questo mio “giardino letterario”, perché questo sarà, anche se non so perché.

Imperfetto, caotico, con un’anima viva, forte, nascosta, non troppo elaborato, né ricercato, né troppo ripulito, ma semplice, colorato, allegro (l’allegria in un giardino è spesso figlia dei contrasti), pieno di contrasti.

Un luogo dove proteggere i propri tesori, dove osare, ma nel rispetto massimo delle caratteristiche e delle necessità di ciascuna pianta.

Un luogo dove la vita si rinnova, e non soccombe.

Un luogo dove c’è speranza, dove non si è mai soli.

“Le piante, e in questo caso i fiori, con il loro periodico apparire, aiutano a scandire i tempi della vita, con i loro corsi e ricorsi e le memorie: in giardino, ve lo assicuro, non si è mai soli”.

 

 

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