Il primo libro della mia memoria è il Giornalino di Gian Burrasca (Vamba (Luigi Bertelli),1907.
Ho ancora la sensazione di quel momento, si è trattato di qualcosa molto simile a una rivelazione, quasi come uno psicologo che mi avesse aiutato a comprendere chi ero e cosa volevo essere, diventare.
Ero una bambina completamente diversa da Gian Burrasca, io stavo ore da sola, ero tranquilla e silenziosa, ho quindi fatto una sorta di autoanalisi precoce, per differenza.
Avevo solo un’emozione in comune con il terribile Giannino, la meraviglia, la gioia, di fronte ad un quaderno nuovo pieno di parole da scrivere.
E mi è rimasta!
A casa mia ci sono migliaia di quadernini di ogni forma e dimensione, iniziati e quasi nessuno finito.
Senza quaderni io chi sarei?
E senza libri?
Io senza libri e senza carta e penna non saprei dire chi sono e che percorso ho fatto e tutto è inziato con … “un magnifico lapis rosso e blu …questo giornalino che mi ha regalato la mamma, che è il migliore di tutti”.

Il giornalino di Gian Burrasca

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