Il portafortuna della felicità

Il portafortuna della felicità

Con “Il portafortuna della felicità” si entra in una galleria con tanti piccoli quadri non appesi alle pareti ma raccontati con le parole gentili, essenziali ma precise dell’autore di La prima sorsata di birra, Philippe Delerm.
Le parole sono un dono, come la gentilezza, come la quotidianità, come la capacità di apprezzare le piccole cose, le più semplici, quelle che diamo per scontate.
Ad esempio il disordine della propria casa.
La mia casa è vanesia, vuole farci amare i suoi difetti. Rimedio con le parole alla disorganizzazione, siamo felici insieme. Io le lascio la sua anima vecchiotta e umbratile e lei mi concede in cambio uno scenario trascurato … atmosfera calda, tempo sospeso, felicità, dolcezza lieve“.

O la dolcezza e la cura di un giardino o di un’opera su cui lavorare. “E’la prima tappa della felicità avere qualcosa da spingere, da piantare, da cogliere, da lavorare, da inventare, da amare“.

La felicità, secondo Delerm, risiede dunque nella semplicità e se pure lo sforzo per apprezzarla ci appare complesso, forse vale la pena farlo, percorrere una strada senza fine cercando l’equilibrio come un funambolo, in bilico tra cielo e vuoto.

E’ delicata la felicità. Non sei un funambolo e avanzi passo a passo, non sai niente dei giorni, cammini sul filo, non vedi lontano. Se guardi in basso hai le vertigini, non guardare. In basso tutti gli uccelli raggelano e tutti gli uomini si proteggono. Tu cammini in alto ma è difficile, la felicità. Rischi a ogni passo, avanzi docile. In ogni rischio c’è felicità. Vai verso te stesso e il filo non ha fine“.

E’ un libro pieno di storie come questa (Il gatto Yogurt e la felicità), la cui lettura, se non altro, aggiungerà il coraggio di scovare la felicità nel tran tran di ogni giorno, con consapevolezza e attenzione al presente.

Giuliana

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