Il più e il meno

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Quando ho ascoltato Erri De Luca dal vivo in Salento, l’ho sentito parlare della sua prosa come lontana dal concetto di poesia, per lui le poesie sono soltanto “righe che vanno troppo spesso a capo”.
Lui dice di scrivere prosa.
Tuttavia, io credo, anzi sento, che nella sua prosa ci sono dei versi, ops, delle frasi, che toccano il cuore, la parte più profonda dell’anima, il più intimo Sé, usando poche parole, metafore, immagini così nitide che quasi sembrano una poesia.
Dopo aver recensito Montedidio, Il giorno prima della felicità, La parola contraria, è abbastanza chiaro: ho un debole per Erri De Luca.
Che poi, che frase è “ho un debole”, piuttosto posso dire che i suoi libri mi danno una gran forza, la forza delle parole che hanno un peso e un valore e non vanno pronunciate a casaccio, che vanno rispettate e che devono portare rispetto, che una volta dette non possono essere ritirate. Le parole che sono “il più prezioso arnese degli oppressi“.
Quindi “ho un forte” per Erri De Luca.
In “Il più e il meno” De Luca ripercorre il più della sua vita, tra Napoli e i lavori da manovale in giro per il mondo, le lotte, l’indipendenza di pensiero, i suoi genitori, i libri, le parole.
Sono ricordi struggenti di una vita vissuta senza risparmiarsi mai, senza nascondersi, col volto in alto verso il cielo, perché se si guarda in basso non si vedono le stelle e nemmeno si nota se tante volte dovesse capitare un angelo a guidarci.
Il meno che resta da vivere ha questo sapore di autenticità, di lotta contro le ingiustizie, di arrampicata su una parete, con le mani che aggrappano e tirano su il corpo, che la fatica non è inutile perché lassù, in vetta, c’è la vertigine del vuoto, non il vuoto sotto ma quello che si apre sul cielo.

Quel giorno in Salento esitavo a dirgli il mio nome da scrivere sul libro poco sopra la sua firma.
Lo guardavo negli occhi e gli volevo dire grazie. Gli avrei voluto dire un sacco di cose, ma un grazie potente sarebbe bastato.
Non ho mai letto nessuno, né sentito parlare di questa potenza che hanno i libri nella costruzione di una vita migliore.
Mi vengono le lacrime agli occhi tutte le volte che parla di libri, e per questo un grazie al volo, poi, gliel’ho detto.
Oggi un grazie che vola lo dice anche My Therapy.

Grazie, Erri.

Giuliana

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