Il giardino segreto

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Il giardino segreto, scritto da Frances H. Burnett addirittura nel 1911, è la storia di una ragazzina abbandonata, che per caso trova la chiave di un giardino segreto e insieme ad essa ritrova la positività della vita, l’amicizia con un ragazzo magico e la salvezza di un ragazzo solo.

Insieme, prendendosi cura di un giardino fino a farlo vivere, ci si salva, si torna a vivere.

Mi domando perché alle scuole medie mi fecero leggere “Guerra e pace” invece che “Il giardino segreto”, questo libro delicato e magico, destinato ai ragazzi, ma di cui mi sono profondamente innamorata anche da quarantunenne che sono (sempre con l’anima di Peter Pan, va detto).

Un libro che ho rincorso tutta la vita, l’ho voluto sempre leggere senza mai trovare la giusta occasione, io che ho sempre subito il fascino di un giardino segreto, dove gli alberi, i fiori e gli animali sono l’alter ego di me stessa e io da essi posso trarne l’unico nutrimento possibile per la mia anima inquieta.

Proprio ieri parlavo con un amico della necessità di trovare un posto nel mondo che ci faccia stare bene.

Un giardino segreto farebbe al caso mio, un luogo da vivere attraverso il percorso delle stagioni, con i mutamenti che non stancano mai, che però danno solidità e presenza e protezione e solitudine e silenzio e segreto.

E’ un libro che scatena riflessioni e ricordi.

Come quella volta che dopo uno dei primi esami all’università mi distesi su un telo nel giardino che non ho più, e dormii un pomeriggio intero sotto un albero e ripresi le energie e la voglia di ricominciare a studiare. Fu la gratificazione più grande per un esame difficile.

Un giardino appartato mi manca, come mi manca la solitudine e la possibilità di ascoltarmi e riconoscermi attraverso il fruscio delle foglie, i cinguettii degli uccelli, le canzoni del vento.

Mi manca la primavera, questo rifiorire del “fuori” che quasi sempre corrisponde al rifiorire “dentro”.

In questo libro c’è tutto questo: un giardino che rifiorisce e fa guarire, che aiuta ad elaborare lutti, che fa nascere amicizie, fa ritrovare persone perdute, che insegna a credere nella magia, che scatena ricordi, che fa sentire come fosse primavera e invece è solo l’inizio di un gelido e grigio inverno, che insegna il potere dei pensieri positivi.

Un giardino che poi è un libro, un libro che parla come fosse un giardino.

Un libro da tenere con cura per i miei figli, per insegnar loro che “forse il sistema migliore è dire che stanno per accadere delle belle cose, finché non accadono davvero”.

Giuliana

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