“Gustav Klimt. La bellezza assoluta” è una graphic biography di Otto Gabos che ho con me da tanto tempo. Iniziata e mai finita, quasi aspettassi il tempo giusto.

Il tempo giusto poi è arrivato, dopo aver visto la mostra “Klimt e la secessione viennese” a palazzo Braschi di Roma.

La mostra l’ho trovata molto bella, così anche questo libro.

Klimt ha appena avuto l’ictus che lo ucciderà da lì a un mese. Non parla e non si muove. Ripercorre coi versi le tappe salienti della sua vita e noi con lui, attraverso i dolori, le sfide, i colori, i volti e le parole delle donne, le sue muse.

(Ho ancora stampati in mente e nel cuore gli occhi delle donne di Klimt. Gli occhi. La sensualità e la tristezza).

In un attimo il libro l’ho letto tutto. Poi l’ho riletto. Lo farò ancora, credo.

Di Klimt mi piace tutto.

Ora credo che dovrò conoscere meglio Otto Gabos.

Il libro finisce con un’appendice che merita il racconto, in questi bui tempi di guerra.

L’ultima immagine è il castello di Immendorf in fiamme. Questo era il luogo dove i nazisti avevano sequestrate alcune opere d’arte che ritenevano indegne. C’erano anche “La Medicina, La Filosofia e La Giurisprudenza”, che abbiamo perduto perché il castello “fu incendiato da quei pazzi scellerati pur di sottrarre al mondo la meraviglia”.

La tecnologia ha permesso di recuperare i colori delle tre allegorie, alla mostra di Roma ho potuto vedere come dal bianco e nero dei bozzetti che si possedevano, siamo passati ai colori, forse proprio come li avrebbe dipinti Klimt.

Sono immagini di speranza.

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