Giuliana Pitti

foto di Edy Mostarda

foto di Edy Mostarda

 

 

 

 

 

 

Bene, qui parlo di me e non solo di quello che leggo.
L’avventura è cominciata con “Il giornalino di Gian Burrasca“, prima di questa lettura non ricordo granché. Di Giannino Stoppani mi colpirono un paio di cose.
Che riusciva in parole a descrivere così bene la sua vita, ma così bene che io ero in grado di fare il viaggio insieme a lui. E che il suo viaggio lui lo percorreva a modo suo.
Le parole scritte hanno acquistato per me una magia che non hanno mai perso.
Ho girato tutta la vita intorno a questo concetto della magia delle parole, nascondendomi dietro ad esse.
Finché un giorno ho smesso di nascondermi e ho vinto due concorsi con un racconto (“Resti o te ne vai”).
La mia vita da lettrice è stupenda, ho così tanta ricchezza acquisita da pagine e pagine che mi rende felice! Certo, non c’è felicità del lettore senza un po’ di frustrazione, c’è una lista di libri da leggere lunga da qui alla cima del K2.
La mia vita da scrittrice è felice ugualmente, anche se difficile.
Se qualcuno legge quello che scrivo, in genere, mi fa i complimenti, segno che riesco ad esprimere in parole certi sentimenti (anche se senza la pretesa di fare magie).
Il problema, come ogni scrittore sa, è riuscire nell’impresa di far leggere le proprie opere a tante persone. Quasi quasi conviene scalare il k2.

Comunque, di roba ne ho scritta tanta, pubblicata meno.
“Resti o te ne vai”, dicevo. Un racconto piccolo, che parla, in modo gentile, di un argomento difficile, l’aborto spontaneo, la perdita di un bambino in gravidanza.
Con “La mia distanza dalle stelle” sono caduta nella trappola dell’editoria a pagamento, me ne devo vergognare? Si un po’ si, ma tanto era il desiderio di far leggere quella storia che non ho resistito. Me ne sono pentita, ovvio, ma ora il tempo è passato e della storia di Niko Baldini, a cui voglio un gran bene, ne posseggo tutti i diritti, e ancora qualche copia.
Ho avuto anche la mia esperienza di self publishing con “Conosco a memoria le luci di Assisi“, la storia di una donna con un paio di gravidanze un bel po’ complicate; l’esplorazione della mente di una donna in gravidanza ha un non so che di divinatorio, ma non è impossibile perché in fondo “Il cuore lo sa“. Se lo volete leggere, non lo trovate, sono in allegra ricerca di una casa editrice, allegra, altrimenti ci si scoraggia e invece basta conservare la fiducia.
Poi è arrivato “Archeofantasia“, a metà tra una guida turistica e un racconto di viaggio, vuole convincere i lettori che intorno alla Cascata delle Marmore c’è molto altro, e che la poesia è talmente tanta che può essere scovata anche in un percorso di archeologia industriale. Abito a un passo dalla Cascata delle Marmore, quando sta per aprire dalla mia scrivania sento la sirena della centrale idroelettrica. Alla Cascata dedico anche il mio tempo lavorativo estivo. Dire che la amo è più o meno dire esattamente come stanno le cose.

DI scrivere non mi stanco mai, se non lo faccio mi sento male, si evidenziano sintomi di depressione incipiente e somatizzazioni varie, quindi scrivo, perché mi fa stare bene.
Di scrittura terapia ne parlo anche in www.agenziainternews.it.
Di Cascata e di amore per la mia terra ne parlerò anche nel blog in costruzione di www.marmoretourist.com.

C’è altro?
Si, c’è l’altro che rappresenta il tutto: mio marito, Andrea, il mio primo lettore, il mio incoraggiamento fatto uomo, il mio compagno, amico, futuro. I miei bambini, Lucia e Simone. Non credo di essere una mamma che vive per i suoi figli. Io vivo per me, ma grazie a loro, loro sono il mio respiro e la mia scrittura preferita. Raymond Carver diceva così dei suoi figli: “Sono stati loro i primi a sollecitare e a dare forma alla mia vita e alla mia scrittura” e io sono d’accordo con lui.

C’è ancora altro?
Si, che sto lavorando sulle debolezze dei miei chakra, ed è un entusiasmante lavoro psicologico che avrei voluto imparare nel percorso terminato con la laurea in psicologia.
Ma io non sono una psicologa, sono una scrittrice e ancor di più una lettrice felice.

C’è altro da dire, si: #iostoconerri, io sto con la libertà delle parole.

C’è l’ultima cosa da dire, infine.
Questa sono io, disegnata da Claudia Busi, che mi conosceva poco quando ha disegnato il logo, ma ci ha preso in pieno.

Giuliana Pitti

Giuliana Pitti