Quant’è difficile scrivere di certi libri.

Sono solita dilungarmi, direi quasi sbrodolarmi, alla ricerca di aggettivi precisi, ma con questo rischio di sbrodolarmi senza essere precisa.

Francesco e l’infinitamente piccolo, Christian Bobin, in Italia dal 1994 è un libro spirituale, poetico, una prosa poetica tipica di Bobin, un racconto gentile di una vita piena di dolcezza e di rivoluzione.

Francesco lo conosciamo tutti, non c’è nessuno che non ne sia affascinato, nessuno che non abbia letto, scoperto, amato qualche aneddoto, parola, gesto.

Questo piccolo libro, che si legge in poche ore, deposita nell’anima la bellezza di dell’anima di Francesco, che nasce in una famiglia ricca, che diventa un giovane bello, amato, solare, che poi si ferma, si guarda intorno e riconosce la sua strada, riconosce l’Amore.

Possiamo quasi definire questo libro una biografia, ma pure sentiamo la voce di Francesco e vediamo il fuoco fatuo dentro il suo sguardo e siamo illuminati dal suo sorriso e dalla sua grazia.

La delicatezza di questa lettura fa aprire gli occhi per l’infinitamente piccolo, ciò che si vede di meno, ciò che non ha clamore, il cane che segue in silenzio, il fruscio degli alberi, un fiore che sboccia, le stelle del cielo, fratello asino, fratello sole, sorella acqua, l’amore di una madre.

G. ✨

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