Fame emotiva

dal sito tagli.me

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Quando sono completamente felice, non mangio.
Quando sono malinconica, affogo nella nutella, o come oggi che mi sento un pò sfortunata, mangio il brownie avanzato.
Quando l’insoddisfazione prende il sopravvento mi dedico irrimediabilmente al salato, pane puro, crosta di parmigiano per sfogare l’ansia bloccata nelle mascelle.
Insomma non mangio quasi mai per fame.
Mangio per placare le tempeste dell’anima.
Mangio per riempirmi la bocca e non parlare (non si parla con la bocca piena!).
Mangio per non pensare, perché le sostanze dei cibi incidono fisiologicamente sugli ormoni che fanno variare il mio umore, e il cambiamento un po’ mi allevia, senza che io mi metta a pensare.
La cosiddetta “fame emotiva”
Improvvisa, incontrollabile, selettiva (“ho voglia di cioccolata, di cibo “cattivo”, grasso, spazzatura, che se si mangia un frutto il disagio non cambia e la “fame” non si placa).
Ingurgitare cose a velocità supersoniche e non sentire la sazietà.
E poi sentirsi in colpa.
La saggezza vuole che ci si fermi.
Fermati!
Pensa!
Prendi un foglio di carta o i tasti di un pc e scrivi come ti senti!
Domandati, cosa non va in questo preciso istante?
Che nome ha questo disagio che provi adesso?
Bevi un bicchiere d’acqua, magari avevi solo sete.
Sete di leggere le emozioni e fame di capirle, in fondo è tutto qui.

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