Un misto di psicologia analitica, filosofia, poesia ermetica, Di che giardino sei? Di Duccio Demtrio, pubblicato nel 2000, possiamo considerarlo un libro senza tempo, una sorta di saggio psicologico, non di immediata lettura, ma molto evocativo.

Un libro che offre la possibilità di avere una risonanza di se stessi, di ascoltare l’eco della propria anima che per crescere, maturare, fiorire ha bisogno di un giardino, di recuperare la memoria di esso, metabolizzare i ricordi con ciò che si è diventati nel presente.

I ricordi vanno sempre ascoltati, “se abbiamo paura di ricordare, se odiamo scrivere di noi, allora, inevitabilmente, gli dei [della creatività, dell’imprevisto, del piacere] saranno uccisi per sempre”.

Un libro difficile, intenso, profondo.

Nella parte finale c’è una sorta di test: l’autore sostiene che a seconda del giardino da cui siamo attratti, si svelino dei tratti di personalità.

Quattro dimore ci parlano dei nostri processi psichici, leggerne e conoscerle ci aiuta a conoscere meglio noi stessi, il nostro giardino interiore, ci aiuta ad affrontare limiti, a generare risorse.

  1. Il giardino sacro: luogo in cui è vietato l’accesso all’uomo e alla donna e in cui, una volta approdato per caso o in seguito a una lunga e tortuosa ricerca, sarai messo alla prova. È infatti qui, nel giardino della verità, che avverrà la tua ultima fatica: la scoperta del perché del dolore o della felicità. (Suggestioni date da C. Monet, Le Parc Monceau e Ninfee; P. de Hooch, Il cortile. Musica da ascoltare: K. Penderecki, Anaklasis; J.J. Quantz, Concerto per flauto in sol maggiore. Poesie da leggere: J. Risset, Amor di lontano; R.M. Rilke, Sonetti a Orfeo.
  2. Il giardino del rischio: è un microcosmo che cerca di contenere tutto ciò che c’è di più mirabile: artifici architettonici, giochi sfavillanti d’acqua e luce, terrazzi fioriti, scalinate di vasi, piscine di loti… È qui che incontrerai gli abitatori regali e vivrai la più bella favola della tua vita o finirai sul patibolo per aver osato ammirare il fiore più raro. (Suggestioni date da: P. Klee, Paysage aux oiseaux jaunes; G.-P. Seurat, Un bagno nel fiume ad Asnières. Musica: O. Respighi, Pastorale for violin and strings; F.M. Bartholdy, Sonfonia n. 4, L’italiana. Poesie: C. Baudelaire, I fiori del male; Lucrezio, La natura delle cose; W. Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate.
  3. Il giardino magico: è un mondo con fiori incantati, uccelli e altri piccoli animali, uomini trasformati in statue e donne in piante e attraversato da stagioni senza tempo. Qui si compiono sortilegi: i passi possono non risuonare e i profumi, oltre a stordire, hanno il potere di evocare ricordi o visioni premonitrici. Qui non incontrerai famiglie regali, ma potenze invisibili che, se sarai abbastanza suddito, saranno felici di ospitarti e, forse, di renderti immortale. (Dipinti: G. Bellini, Il festino degli Dei; M.I. Antonov, Il giardino d’inverno nel Palazzo d’Inverno a S. Pietroburgo; E. Hopper, Pennsylvania Coal Town; I.F. Chruckij, Bambini che sfogliano un libro illustrato. Musica: G. Petrassi, Souffle; M. Pinkus, Quiet Place. Poesia: E. Montale, Ossi di seppia.)
  4. Il giardino del pensiero: è un sito che, da un lato, richiama il tuo impegno mentale, che sarà ripagato dal manifestarsi di fiori, frutti e ortaggi. Dall’altro stimola il tuo sguardo – nel percorrere la linea dell’orizzonte, il limite breve del muro o della siepe di cinta – a soffermarsi, chiudendo gli occhi, a meditare sulla somiglianza tra la tua propria vita e quanto, in quel momento, la circonda, sia esso un tempio, un sentiero o un’altalena immobile. (Dipinti: U. Boccioni, Chiostro; A. Mantegna, Oculo del soffitto; M. Parrish, Aquamarine; J.W. Waterhouse, The Orange Gatherers. Musica: C. Debussy, La terrasse des audience au clair de la lune. Poesie: A. Bertolucci, Fuochi di novembre; J. Risset, Amor di lontano.)

E tu? Di che giardino sei?

 

Giuliana

 

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