Avevo già letto Dell’amore e di altri demoni, Gabriel Garcia Marquez (1994), ma ricordavo poco, solo quella chioma ardente che cresceva anche dopo la morte della fanciulla.

Sono certa di amare dal profondo quel genio immortale del mio Gabo, per quella sua malinconia senza tempo di luoghi, di spazi e di persone, per quel suo rendere il tempo inesorabile, drammatico, inevitabile, senza illusioni, senza concessioni, eppure così prepotentemente romantico.

Dell’amore e di altri demoni scava nel dolore di ciascuno, nelle paure e nei demoni che ci abitano senza pietà e occhio che i demoni non sono solo quelli che intende la badessa, il diavolo vero e proprio per intenderci, quello da cui andrebbe esorcizzata quella creatura indimenticabile che è Sierva Maria.

I demoni sono anche quelli che davvero si sono impossessati di Sierva Maria: la solitudine, l’abbandono, l’incuria, la mancanza d’amore.

Ci si chiede, e se un giorno arrivasse tutto l’amore del mondo, ci si potrebbe salvare?

No, a volte l’amore da solo non basta a restituire dignità a una vita che ne è stata privata, non basta a risollevare le sorti di chi ha vissuto senza conoscere attenzione e cura.

Ho chiuso il libro in lacrime e con giusto due domande:

Perché, Cayetano, non l’hai portata vita quando ti ha supplicato di farlo? Perché non l’hai ascoltata?

Di Sierva Maria resta nella mia testa il suo dolore, i suoi demoni, i suoi capelli che ancora crescono, unica forma di ribellione e di presa di posizione di Sierva Maria, in questa vita.

Cayetano prese la mano di Sierva Maria e se la posò al cuore. Lei vi sentì dentro il fragore della sua bufera.

Lei lo aspettava con tale inquietudine che solo il sorriso di lui le restituiva il respiro.

Adesso chiudo gli occhi e vedo solo una chioma come un fiume di oro.

 

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