Dalla parte di Swann

Ecco una narrazione che da più importanza alle sfumature emotive che alla storia: Dalla parte di Swann, primo volume dei sette di “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust.

Dalla parte di Swann è una intensa riflessione intimistica attraverso cui il Narratore guarda, spiega, ci racconta gli eventi del suo mondo, con una modalità descrittiva tale che persino il ricordo di un campanile che si staglia verso il cielo suscita emozione nel lettore.

Gli eventi non sono poi tanti in questa storia del 1913 con cui l’autore, dal suo letto di malato più o meno immaginario, da vita a un nuovo genere di romanzo.

Va detto tutto, però: leggere Proust non è facile.

Alcune descrizioni così perfette mi hanno fatto provare un vero e proprio tuffo al cuore, mi hanno lasciato estasiata con lo sguardo sognante oltre le nuvole, con il libro aperto in mano.

Ma la lettura di Dalla parte di Swann mi ha richiesto una concentrazione che non mi sono potuta permettere sempre, vuoi per la fatica, vuoi per le contingenze della vita.

Leggere per me è anche portare il libro sempre in borsa e aprirlo in alcuni momenti di vuoto, fosse anche un minuto solo, fosse anche per la lettura di un periodo soltanto.
Con Proust non è sempre possibile.

Ci sono periodi che non stanno in un minuto di tempo, ci sono parti descrittive lunghe pagine intere e incisi fra parentesi che raccontano storie nella storia.

Proust richiede un’attenzione ferrea e una disciplina incrollabile.

E’ proprio un bell’esercizio per chi vive la vita in superficialità, ma si accorge che non basta e vuole scendere nelle profondità dei dettagli, dei sentimenti.

Proust è una terapia per chi sente che la vita gli sfugge di mano e invece vuole rallentare, proprio come diceva De Botton.

Io comunque mi ritengo una lettrice Libera. Libera di scegliere, anche secondo i diritti imprescrittibili del lettore di cui Pennac parla in Come un romanzo.
Ho saltato delle parti, dunque, soprattutto del racconto “Un amore di Swann” in cui Swann annebbiato da una bizzarra forma di amore misto a gelosia diventa lo zerbino ufficiale della “cocotte” d’alto bordo Colette.
Ero sollevata dal fatto che Swann, ad un certo punto, scopre di non amarla più.

In “Nomi di paesi” scopro invece che esiste una Mademoiselle Swann, figlia del nostro protagonista, di cui il Narratore si innamora.

Nulla mi avrebbe fatto presagire che Swann avrebbe poi sposato davvero l’antipatica Colette.
Eppure.

Il finale poco gradito non mi toglie il beneficio che mi ha portato la lettura di “Dalla parte di Swann”.
Lo considero un Libro magico, uno di quei libri che, quando sei in cerca di una risposta, lo apri a caso e il messaggio è “Se vuoi, puoi farlo“, oppure “Spesso, ma poco alla volta“.

“Quei pomeriggi contenevano più avvenimenti drammatici di quanti non ne contenga, spesso, un’intera vita. Erano glia avvenimenti che si susseguivano nel libro che stavo leggendo; è vero che i personaggi in essi coinvolti non erano “reali”. Ma tutti i sentimenti che la gioia o la sventura di un personaggio reale ci fanno provare non si producono in noi che per il tramite di un’immagine di una tale gioia o di tale sventura; il colpo di genio del primo romanziere fu proprio quello di comprendere che nel meccanismo delle nostre emozioni l’immagine è l’unico elemento essenziale”.

 

PS: Swann era un tipo strano. Sappiamo di certo che amava l’arte e che possedeva un quadro di un certo Corot. Magari era proprio l’opera in cui il pittore raffigura la “mia” Cascata delle Marmore.
Ecco che Swann non è più un tipo strano.

La Cascata delle Marmore vista da Corot

La Cascata delle Marmore vista da Corot

Giuliana

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