Da questa parte del mare

da questa parte del mare
Da questa parte del mare, di Gianmaria Testa, Einaudi, 2016, è un libro che fa commuovere, a partire dalla prefazione scritta da Erri De Luca.
Ci sono tanti racconti quante le canzoni dell’omonimo album di Testa.

Sono racconti da leggere a gocce come le lacrime e, tra una lacrima e l’altra, tra un sospiro e una intensa commozione, ascoltiamo storie disperate a cui non ci rassegniamo a non dare speranza.

Sono racconti in tono sommesso ma di gigantesca emozione, dolci e malinconiche poesie, un po’ come “le righe che vanno troppo spesso a capo” di Solo andata, più volte citato.

Un po’ come in Solo andata, le migrazioni diventano poesia e non solo oggetto di dibattito televisivo.

La poesia di uomini, donne, bambini che cercano speranza e dignità, o semplicemente una vita in terre straniere, la poesia della ricerca della pace nonostante il dolore dell’abbandono di casa propria, della solitudine, della paura.

La poesia di chi ha il dono di così grande empatia e scrive:

… mi sono chiesto infinite volte come sarei stato io se avessi dovuto gestire un’emergenza così definitiva da impormi la decisione di lasciare i miei luoghi, la mia gente, i colori e gli odori che mi accompagnano anche nei sogni.

La poesia della semplicità e dell’autenticità di chi lascia comunque le porte aperte, perché

é proprio di questo che c’è bisogno: di poche parole e di una porta sempre aperta.

Immenso.

Giuliana

 

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