Cecità

cecità

Cecità, del premio nobel José Saramago, è un libro sconvolgente, che non lascia intatta la realtà del lettore perché scardina la quotidianità, è una descrizione talmente reale che ogni tanto, durante la lettura, si alzeranno gli occhi per verificare se è un’illusione o se davvero gli uomini del mondo sono tutti ciechi, è uno di quei libri che causano batticuore dalla prime pagine fino alla fine, passando per la metà del libro così crudele, così difficile da leggere per una donna.
E’ un libro assurdo e allucinante, bellissimo e durissimo, indimenticabile.

La storia è questa.

Un uomo fermo ad un semaforo all’improvviso diventa cieco, si immerge in una visione lattiginosa che si vedrà essere poi contagiosa. Un uomo in apparenza buono si offre di accompagnarlo a casa, si vedrà essere poi il ladro della macchina. Diventerà cieco anche lui. Il primo cieco si reca dal medico con la moglie e tutti, il medico, il primo cieco, i pazienti in attesa del medico, tutti diventeranno ciechi e si ritroveranno in una inutile e drammatica quarantena, in un ex manicomio, sostenuti soltanto dalla moglie del medico che si finge cieca per seguire il marito, ma si vedrà poi essere l’unica vedente rimasta al mondo.

Gli occhi della moglie del medico ci raccontano una realtà cruenta, odori nauseabondi di una umanità senza più vergogne, pudore, speranze, resta solo il male, gli uomini che sfruttano altri uomini, tutti ciechi ma tanto trovano il modo di abusare, uccidere, sfruttare.
Resta solo il male.

No, non solo il male, restano anche gli occhi della moglie del medico, il suo cuore grande, il suo immenso coraggio, che piano prende con sé il suo gruppo e lo conduce alla salvezza.

C’è un pessimismo di fondo in questo libro, dicono alcuni.
Non è certamente un libro facile, da prendere alla leggera, la narrazione che trasforma i dialoghi in un flusso di pensiero molto coinvolgente, fa si che ci si possa immedesimare, si smette di respirare per la paura e per non sentire la puzza, si arriva in fine col cuore in mano e le lacrime agli occhi, ma poi c’è sollievo, il premio per non aver mai perso la speranza, per essersi presi cura di chi aveva bisogno, di chi era in difficoltà e si lasciava trasportare dall’onda della miseria.

Si resta con la spiacevole sensazione della brutalità atavica dell’uomo, che privato della vista e dei condizionamenti della civiltà, tende a diventare una sorta di animale preoccupato solo di reperire il proprio sostentamento, anche a discapito di altri poveri derelitti, come lui.

Ma a proposito di animali.
Un animale c’è, fedele, non di peso, asciuga le lacrime.

A questo punto sarei curiosa di leggere commenti sul seguito di Cecità, ossia Saggio sulla lucidità.
Come per Il buio oltre la siepe non sono disposta a mettere in discussione la nobiltà e la vita stessa dei personaggi di Cecità, quindi non leggerò il seguito.

Giuliana

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