Sauris

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Avevo bisogno di “staccare”, di riflettere, di fare delle scelte importanti per la mia vita e, vagando nel rutilante mondo di Internet, mi sono imbattuta su immagini paradisiache di un pezzo d’Italia quasi dimenticato (soprattutto da noi italiani che, paradossalmente, amiamo tanto andare a cercare le bellezze all’estero) e che non sapevo nemmeno esistere, nonostante la mia professione di “agente di viaggio”.

E così, tra l’incredulità del “poco conosciuto” e l’incontrollabile curiosità tipica degli agenti di viaggio (soprattutto donne!), ho prenotato qualche giorno in un “albergo diffuso” situato in questo gioiello delle Alpi Carniche, Sauris, Friuli Venezia Giulia.

Pensavo di essere in un sogno: ero inebriata dai profumi della natura, ubriaca dei colori che mi circondavano, attonita di fronte a paesaggi che non pensavo potessero esistere, se non nelle cartoline patinate sapientemente ritoccate con qualche ingegnoso programma di grafica!

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Un viaggio che consiglio per rigenerarsi nel corpo e nello spirito, ammirando con avidità ogni angolo di questo Paradiso e lasciandosi coinvolgere appieno dai ritmi della montagna e dai gusti locali.

 

p.s. non dimenticate una visita a uno dei numerosi prosciuttifici della zona, sarà un’esperienza gastronomica indimenticabile!

Buon viaggio!

Maria Cristina Neri

Italiaterapia

Ti consiglio un sito.
Anche solo la descrizione mi fa da terapia.
Un sito di Turismo Emotivo!
Che bello, viaggiare con emozione consapevole.

Ti senti giù? Fai un salto al Teatro Marcello.
Sei stressato? Chiudi gli occhi e senti scricchiolare sotto i piedi ramoscelli e aghi di pino nella pineta a Pinarella di Cervia.
Vai di fretta?
Ti senti solo?
Sei annoiato?
Hai tendenze mistiche?
Ce n’è per tutti i gusti, per ogni emozione.
Italia Terapia.

Italia Terapia

Poi da cosa nasce cosa e con la blogger di Italiaterapia, Roberta Isceri, siamo diventate collaboratrici in un progetto di consapevolezza emotiva chiamato In punta di penna.

Giuliana

San Clemente

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Sono in cerca di belle parole, sempre, tutto l’anno.
C’è silenzio.
Tutti dormono.
È notte piena, sembra tutto fermo, si sente solo il clic dei tasti sotto alle mie dita, ritmo in cerca di parole belle, appunto.
Cangiante, immaginazione, arcobaleno, innovazione, opportunità, sole, conifere, digiuno, fantasia. Ma non basta.
Stanotte cerco una parola che abbia un suono buono, melodia, ninna nanna, che evochi calma e serenità, bellezza di un tempo che sembra sospeso, come questa notte.
Un tempo che sembra scandito solo dalle cene alla Pro Loco, in attesa della maratonina, fuochi d’artificio, premiazioni, l’escursione, aperitivi, lotterie, bambini in bicicletta, cani scodinzolanti, la fonte gocciolante, Monte Cambio protettivo, frescura all’ombra per leggere un bel libro, il Sole che si ostina a far gara con le nuvole.
I volti degli amici che vedi pochi giorni all’anno e ti chiedi come fai tutto l’anno senza vederli, tutti parte di un presente deciso, che non lascia spazi ad altre coniugazioni temporali di verbi.
Gente che incontri nelle viuzze popolate di bambini e di un odore d’infanzia forte ma senza nostalgia, gente che è subito parte di questa meraviglia, anche se appena arrivata, volti noti, che ho visto cambiare in ogni estate di tutta la vita, volti di gente da guardare con amore puro.
Poi passa, però.
In un baleno si è di nuovo nel traffico di ogni giorno, automobili e pensieri che ti fanno sembrare quel buon profumo antico che c’è sotto l’arco, così lontano nel tempo e nello spazio.
Non basta mai.

sanclemente2 Cerco una parola che racchiuda tutto questo: dolcezza e malinconia, radici e vento, amici e prati, buon cibo e profumi antichi.
Ma hai voglia a cercare una parola che sia sganciata dal contesto! Una bella parola di per sé non esiste, bello è ciò che essa rappresenta.
In un baleno è settembre, in un baleno le tre di notte.
In un baleno ho trovato la parola del mio cuore.
SanClemente.

Per la cronaca: San Clemente di Leonessa, provincia di Rieti, alle falde del Monte Terminillo, Lazio, Italia, Questo Mondo.

Per la cronaca, ancora: non ho ancora trovato libri di pari bellezza e di pari efficacia terapeutica 🙂

Giuliana

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Fiume Adige

foto MyTherapy

foto MyTherapy

Quando vedo il Fiume Adige mi sento a casa, difficile da credere per chi mi conosce, legata come sono al mio paese, al verde cangiante dei miei boschi e alla mia Cascata.
In questa breve vacanza l’ho solo sfiorato all’andata e, adesso che il viaggio di ritorno è cominciato, sto per avvistarlo di nuovo e, salutandolo, prometto a me stessa che la prossima vacanza sarà tutta con lui.
Eppure non mi sento pienamente a mio agio, in acqua, non sono una nuotatrice disinvolta e mi inquietano certe profondità invisibili.
Nonostante ciò fiumi e laghi mi affascinano, sarà che mi porto dietro, dentro, la magia delle acque, come un gene dislocato, come una tara ereditata.
Queste vacanze ai laghi di montagna sono state a mia misura.
Acque calde e cristalline, calme e prevedibili, conifere intorno e dolomiti sullo sfondo, la fortuna di un sole deciso e di un caldo importante, l’ombra rinfrescante e prati morbidi su cui stendere i teli e accamparsi tutto il giorno, noi quattro.
L’effetto rassicurante di questo contesto ce l’hanno avuto infatti anche i miei figli che, timorosi dell’acqua più di me, si sono sciolti: lui non urla più se si allontana da me coi braccioli, anzi continua a dire “solo! Solo!”; lei si tiene a galla, va sott’acqua, si tuffa (certo, per una bambina particolare forse è normale imparare a nuotare sulle dolomiti!).
Viaggio di ritorno, dunque, di una vacanza breve, al ritmo immutabile del ballo del fiorellino o, peggio, del lamento incessante della loro noia.
Un sensore del motore è fuori uso quindi la velocità massima consentita dalla nostra auto entrata in protezione è 110 km/h.
Mio marito è arrabbiatissimo e guida, col muso, lungo la statale costeggiando il Brennero.
Io saluto questi luoghi, silenziosamente contenta di questa velocità modesta.
Amo questi luoghi.
La farfalla del logo, le distese di piantagioni di mele e i vigneti e gli uliveti, i tetti delle case incorniciati da massicci rocciosi, i balconi impeccabilmente fioriti, nessun geranio fuori posto nei giardini privati tutti ben curati, evidentemente tanto amati, le cataste di legna accurate e perfette, strade tortuose con asfalto rossiccio antigelo e montagne perpendicolari che sembrano venirti addosso, imponenti da togliere il fiato, castelli arroccati pieni di fascino lontano, le interminabili piste ciclabili dove pedalare sembra volare.
Persino scrivere viaggiando non dà nausea.
Eccolo, dunque, il Fiume Adige.
Mi accompagna per un po’.
Poi si allontana e se ne va.
Lasciandomi qui.
Riempita e nostalgica, verso casa.

Archeoaperitivo

Galleria

Questa galleria contiene 15 foto.

Ci sono due calici pieni a metà in sosta su un tavolo. Laggiù, sul fondo della vallata, c’è la città della sera, luci che luccicano sullo sfondo di un tramonto importante, deciso. Venere, la prima stella della sera, sta a … Continua a leggere

La mappa del Fantastico Viaggio di Archeofantasia!

Clicca sulla mappa in basso per scaricare il pdf della mappa del Fantastico Viaggio di Archeofantasia!

mappa archeo

 

Viaggio Terapia: Colline modenesi

dal web

dal web

 

UN WEEK-END IN UN ALTRO PEZZETTO DELL’ITALIA MENO CONOSCIUTA
Modena, terra di motori e di sapori, offre a turisti curiosi come me la possibilità di passare un week-end “diverso”: non quello delle spiagge super affollate della Riviera Romagnola ma un week-end all’insegna della scoperta di terre meno note ai flussi turistici ma non per questo meno accattivanti.
E allora si scopre il Museo Casa Enzo Ferrari, non quello arcinoto di Maranello ma quello meno conosciuto e forse mal gestito di Modena città: anche i non appassionati come me si troveranno a scattare foto in un ambiente multimediale dove tra filmati e preziosi oggetti “cimeli” viene ricostruita l’intensa vita di un uomo che ha cambiato l’Italia, che ha segnato un’epoca, che ha dimostrato al mondo intero quanto importante sia credere fino in fondo ai sogni, anche quando questi sogni sono bruscamente e rovinosamente distrutti da un evento bellico di portata mondiale.
E si scopre poi lo gnocco fritto, le tigelle, il Lambrusco, i tortellini che stanno alla cultura gastronomica dell’area, come le ciriole e il tartufo stanno alla tradizione culinaria ternana. Sapori semplici, apparentemente anche troppo ma che se degustati nel posto giusto con la giusta atmosfera di relax diventano un piatto straordinario, da stelle Michelin o da programma di Gordon Ramsay …oserei dire da inserire nel Patrimonio dell’Umanità, se esistesse qualcosa di simile anche per il settore gastronomico.
E poi tutto diventa assolutamente perfetto se a fare da contorno inseriamo un bell’agriturismo come Ca’ del Rio Resort (mi si perdoni questa pubblicità così poco occulta!), dove a fare da padrone troviamo un’atmosfera quasi magica, con il vecchio calesse “parcheggiato” fuori (che tanto fa pensare a quello della “Casa Nella Prateria”), le amarene di un colore così vero da sembrare quasi finte e le camere ricavate da un vecchio fienile ma dotate di ogni comfort da hotel 5*****, il tutto nel rispetto di un ambiente che deve necessariamente rimanere incontaminato.
Se poi avete la fortuna come me di essere accompagnati nella scoperta da una bella e sana famiglia emiliana, da amici con cui non si divide la quotidianità e che forse per questo sono così speciali, allora il gioco è fatto e il desiderio di ritornare per scovare un altro “pezzetto” diventa quasi necessità!

Maria Cristina Neri

Il viaggio è terapia

foto My Therapy

foto My Therapy

La diversità arricchisce.
Viaggiare è il mezzo privilegiato per avere contatti con la diversità.
Quindi viaggiare arricchisce l’anima e la mente (e impoverisce le tasche, ma questo lo vedremo in un altro post, adesso sogniamo un po’).
Viaggiare ci aiuta a definire i limiti del nostro incommensurabile Ego, che non è affatto infinito, ma percorrendo distanze e spazi, attraverso culture e tradizioni, lo aiutiamo a definirsi piccolo piccolo, ma unico.
La prima volta che mi sono sentita un niente è stato da adolescente a Parigi, era tutto così grande in confronto al mio piccolo paese e alla mia piccola città dalle quali non mi ero mai allontanata! Una lezione di umiltà. Eppure ho gettato le basi per la costruzione della mia personalità di adulta. Guardare, conoscere, scoprire, riflettere, definirsi per differenza.
Viaggiare aiuta a conoscersi, quindi.
Ed è terapeutico.
Lo sa bene Federica Brunini, che ha scritto “Travel Therapy. Come scegliere il viaggio giusto al momento giusto” (Morellini Editore). È pronto da leggere sul tablet di mio marito, vi saprò dire.
È terapeutico, però ci si deve “aprire” al nuovo, è importante che ci si arrischi su strade nuove slegando i legacci delle proprie abitudini, sperimentando il nuovo e cominciando dal cibo (ricordo quasi con orrore le Chicken Swings svedesi, ma è un ricordo integrante di quel viaggio a Stoccolma, il cibo non buono e un tramonto mozzafiato).
Il viaggio è un cambiamento non solo di geografia, ma proprio di prospettiva, del modo di guardare il mondo e se stessi.
Il viaggio è mettere in pausa i problemi di tutti i giorni, per chi può permetterselo, è un interrompere certi ritmi un po’ viziosi, è come una seduta di psicoterapia, in cui si parte dal presente invischiato, si pensa, e magari si annota, cosa portare con sé, si preparano le valigie, si attraversano dei sentieri difficili, dolorosi, pieni di incroci e di paure e di pensieri che uno vorrebbe eliminare ma che ritornano, e poi, magari, si raggiunge la meta, la consapevolezza di sé, l’accettazione di cosa si è, l’amore per se stessi.
Mi torna anche in mente come mi sento dopo la meditazione alla fine della seduta di yoga: tutto il resto è il mondo, io sono questa qui.
Devo accontentarmi dello yoga, dal momento che non posso viaggiare come vorrei.
Di accontentarmi di sentire storie di chi ha viaggiato?
Di viaggiare con la mente?
Di leggere libri di viaggio?
Potrei forse così trovare non tanto nuove terre, ma nuovi occhi, come raccomandava Proust?
Forse.
Potrei iniziare un metaforico viaggio alla ricerca delle risposte a queste domande.
In partenza.
Buon viaggio a me e a chi vorrà farmi compagnia.

Val Venosta Terapia

foto di Emanuele Campili

Abito in un posto turistico, che amo moltissimo e dal quale non andrei mai via.
In questo stesso istante, però, il mio compagno di corso mi fa vedere da google maps due posti di Virgina e Pennsylvania dove vivono i parenti di sua moglie. Non sono posti turistici, eppure è tutto così ordinato, pulito, un verde curato, le case ben disposte, un campo da golf in pieno centro cittadino, ciottoli, viali, un college circondato da alberi e scoiattoli, sembra un disegno.
Anche da me ci sono gli scoiattoli, e certe querce da fare invidia al mondo intero.
Ma le steccionate sono divelte, a ferragosto le macchine parcheggiano, autorizzate, persino dentro il campetto di calcio, i secchi dell’immondizia, posizionati in luoghi ben visibili, fanno fuoriuscire oggetti puzzolenti, intorno al parco le case sono quasi tutte con muri scrostati, l’asfalto è pieno di buche, gli orti sono contornati di baracche di lamiere.
Tutto questo è raccontato dall’omino giallo di google maps, non è solo quello che vedo io ogni giorno.
Peccato.
Eppure da una certa distanza si vede il mio paesello immerso nel verde smeraldo dei boschi (si, d’accordo, adesso molti di questi meravigliosi boschi sono bruciati e passandogli accanto si ha l’impressione di uno tetro deserto lunare).
Eppure non me ne andrei mai, nemmeno per seguire le orme di Hans, l’omino che in Val Venosta raccoglieva, scalzo, le foglie cadute in seguito alla pioggia, mentre ancora pioveva. Mi pareva di scorgere un certo rispetto di Hans per il suo contesto di vita, lo teneva umilmente pulito, se ne prendeva cura amorevolmente e in punta di piedi.
Non sarebbe poi manco difficile far diventare il proprio posto come la cartolina di uno sperduto paese della Pennsylvania. Mica per forza scalzi, ma ci vorrebbe un po’ di rispetto e di amore per i nostri luoghi di vita.