Geografia commossa dell’Italia interna

Geografia commossa dell’Italia interna è un libretto piccolo piccolo, denso e morbido come il burro, profumato come il pane, colorato e caldo come le foglie d’autunno.
L’ho scelto dopo la folgorazione di Cedi la strada agli alberi, dello stesso Franco Arminio, l’ho ordinato perché introvabile e l’ho letto a fine settembre, come testimoniano i turni di ottobre scritti sulla quarta di copertina (i miei libri sono diventati una specie di diario, dato che non scrivo quasi più).

Comincia così:

Sono partito dalla percezione del corpo, perché il corpo mi dava pensieri, il corpo faceva salire alla testa pensieri più che sensazioni. Questi pensieri si mettono in un’area della testa che si potrebbe chiamare area dell’apprensione: è quest’area che mi porta a disperare del mio corpo, a sentirlo incapace di avvenire.

Tuttavia, non c’è da disperare, tutta la speranza è riposta nella “paesologia“, una disciplina indisciplinata, che raccoglie le voci del mondo, che cerca di ricostruire un progetto comune bypassando l’imbroglio della modernità, che ci impedisce di credere ancora alla nostra avventura su questo pianeta, che ci toglie le percezioni lasciandoci solo le opinioni, che ci fa dimenticare la Terra, le nostre terre.

La paesologia è una disciplina che pone attenzione ai paesi, luogo della memoria e il punto per ripartire verso un nuovo futuro, per salvare il presente stretto tra immagine e commercio.

C’è solo un modo per la salvezza, dare attenzione ai luoghi marginali, costruire un nuovo umanesimo delle montagne, mettere in atto la rivoluzione, mettere insieme “amore, politica e poesia”.

Essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, significa rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.

Ecco cosa bisognerebbe fare, non arrendersi, non fare finta che va tutto bene, non ignorare la malinconia, anzi proprio “darsi all’ardore e alla malinconia”.

Tra queste due cose sembra non essere possibile la conciliazione, ma bisogna cercarla, forse il luogo dell’intreccio è nella poesia.

Giuliana

L’invenzione della gioia


L’invenzione della gioia. Educarsi al vino. Sogno civiltà linguaggio, di Sandro Sangiorgi, Porthos Edizioni, è un libro che somiglia a un trattato, a un saggio, a una enciclopedia, dove si trova tutto quel che si cerca, e molto di più.

L’invenzione della gioia è un invito a “vivere il vino facendone lo strumento per crescere, per coltivare la bellezza”, basterebbe questo per prendere questo libro con sé e goderselo.

Questa è comunque una recensione difficile, non è facile scrivere di un libro così corposo, intenso, complesso, un libro che è insieme teoria del vino e pratica, vino e letteratura, esperienza sensoriale e poesia, coinvolgimento totale di corpo e mente e anima.

Se avete un po’ di curiosità per il mondo del vino potrebbe essere un punto di partenza, ma può essere anche un punto di arrivo per chi da anni approccia il vino con un’altra filosofia.

Il vino va conosciuto con delicatezza, senza doveri, con paziente attesa, con leggera frustrazione iniziale perché i grandi vini spesso sono inaccessibili ad un primo approccio, poi si svelano, pur restando con qualcosa di inafferrabile.

Il vino va inteso come un figlio: “è quello che è, non quello che vorremmo che fosse”, va conosciuto con la delicatezza di cui sopra, ed anche con discrezione e umiltà.

Nel bicchiere è bene entrare in punta di naso per uscirne magari solennemente.

L’effetto che fa la degustazione con consapevolezza (di teoria, di tecniche, di emozioni) è proprio questo: se ne esce solennemente.

Degustare con consapevolezza è un privilegio.

 

La degustazione, strumento di piacere e conoscenza, può essere usata per capire, per migliorare, crescere discosti dal rozzo.

Questo intendevo quando scrivevo “Fate un viaggio nel mondo del vino, scoprirete più cose di voi stessi che in una seduta di psicoterapia” nella recensione di Vino al vino.

Quando abbiamo la possibilità di concentrarci, la degustazione diventa anche un’esplorazione delle nostre intimità verso la comprensione di noi stessi.

 

Impariamo a usare il tempo dell’assaggio, rendiamo attiva ogni nostra parte sensibile e misuriamo l’effetto che il liquido odoroso produce. Scopriremo molto su di lui e moltissimo di noi.

Potrei star qui a citarlo tutto, perchè parla proprio, con sentimento, di tutto, è uno di quei libri preziosi che aggiungono spessore alla vita di ciascuno, alla vita di tutti.

Il vino è umanità, poesia, memoria, appassionarsi e innamorarsi del liquido odoroso è un’occasione per restare vicini alla varietà della vita.

 

Francamente, non mi pare una grande recensione per un libro terapeutico come questo, considerate questo post più come un invito a leggerlo, una spinta alla curiosità di vedere il mondo del vino in un modo diverso.

Giuliana

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Vino al vino

Vino al vino è un viaggio di scoperta dei vini genuini d’Italia, dalla Sicilia alla Val d’Aosta, pubblicato per la prima volta nel 1969, scritto da Mario Soldati.

Si corre il rischio di credere che Vino al vino sia solo un elenco dei vari vini naturali delle diverse regioni italiane di quegli anni, eppure Vino al vino è un immersivo diario di viaggio che scandaglia in profondità non solo le uve, la terra, il vino, ma anche i suoni delle sillabe, la forma delle nuvole, il vento.

Una lettura che avvolge e cattura, stimola i quattro sensi, e ci fa capire che il vino è come una persona, vivo, diverso, unico e il nome dice del vino una infinitesima parte di ciò che quel vino, quella persona, effettivamente è.

L’autore dice di scrivere soltanto le sue “impressioni personali provate e fuggitive” del mondo del vino, eppure non mancano descrizioni dei dettagli, dei sorrisi, dei capelli, degli sguardi delle persone che incontra.

Scrive delle strade acciottolate, dei cieli immacolati, delle bettole, del mare. Scrive delle emozioni che certi vini, dopo esser stati a lungo cercati, gli fanno provare.

Scrive di vini non famosi, “vini umili o gloriosi, talvolta quasi ignoti“, ma vini genuini che corrispondono “a un atto di fede, a una religione segreta“, vini rispettosi della tradizione, oltre che della natura nel senso più ampio del termine. Scrive di piccoli vini e di grandi vini, la cui differenza è segnata non dall’etichetta (“Esistono piccoli vini sublimi e grandi vini mediocri”), ma dalla genuinità e sincerità del metodo di allevamento e produzione.

Il vino buono è in grado di partecipare alla vita di ciascuno di noi più direttamente dell’opera d’arte.

Vino al vino è un libro dettagliato e terapeutico perché intende vino come un miracolo che “ha anche fare con quanto ciascuno di noi possiede di più segreto, vitale e difficilmente comunicabile“.

Fate un viaggio nel mondo del vino, scoprirete più cose di voi stessi che in una seduta di psicoterapia.

Al contrario di molte persone che conosco, non ho mai bevuto per consolarmi di qualche guaio, o per obliterare qualche tristezza. Ho sempre rispettato troppo e il vino e il dolore per non evitare di mescolarli. Se ho avuto dell’indulgenza verso l’alcol è sempre stato per il motivo opposto: sentendomi felice , per esserlo ancora di più; per abbandonarmi tutto alla felicità.

Vino al vino è dunque un viaggio ricco di nozioni, vitigni, territori e ricco di suggestioni, ma è anche l’espressione di una filosofia, di un modo di intendere il vino, non schematico, non didascalico, ma ricco di tecniche per la comprensione di questa idea affascinante di un vino vivo che va descritto partendo da se stessi.

Il vino lo si giudica proprio da questo, che aiuta, nel ricordo o nella speranza, nella riconoscenza o nel desiderio, a sognare. E non si può descrivere il gusto del vino se non si ricorre in qualche modo al sogno. E siccome il sogno ha una struttura individuale e irrazionale, bisogna pure che ciascuno si rassegni a descrivere il gusto di un vino partendo da se stessi, riferendo le proprie sensazioni con assoluta sincerità e confidando che gli altri, al momento buono, provino sensazioni non troppo diverse.

Conservo questo libro ricco dei post-it di quando l’ho letto, da l’idea di quanto sia stata ricca la lettura e di quanto spesso io andrò a cercare qualcosa (cosa? Il racconto di una terra, di un vino, di una suggestione, di un’amicizia) tra quelle pagine, e di certo lo troverò.

Meglio, tante volte, un piccolo vino che un grande vino. Meglio, altrettante volte, un vino senza etichetta che un vino con l’etichetta. Meglio, infine, un vino qualunque bevuto in compagnia di un amico, che un Romanèe-Conti da centinaia di nuovi franchi la bottiglia bevuto da solo. Che cos’è un vino senza gli amici? Dirò pane al pane e vino al vino: dirò che un vino senza gli amici è poco più di niente.

 

Giuliana

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Scrivo dunque sono

Lo confesso, prima di regalare il libro Scrivo dunque sono alla vincitrice del premio del contest My Therapy per Futuro Infinito, l’ho letto.
La scrittura terapia è un’altra delle mie manie, la scrittura è la mia salvezza da tanti punti di vista, questo libro mi ha parlato, mi ha aperto il cuore, mi ha rafforzato dei processi cognitivi, mi ha illuminato.
Il minimo che posso fare è tentare di scrivere una recensione degna della bellezza terapeutica di questo libro di Elisabetta Bucciarelli, che ho conosciuto anche grazie a La resistenza del maschio.

Riflettere sulle parole è un’occasione per tutti, offre l’opportunità di svelarci a noi stessi.

L’obiettivo è proprio quello di farci riflettere sulle parole scritte, su ciò che produciamo sotto forma di diario, di racconto o di romanzo, ogni nostra scrittura parla di noi, scrivere ci allena a mettere in ordine il nostro caos emotivo, “scrivere è definire, occupare, prendere possesso, creare, abitare uno spazio”, scrivere è “la stanza tutta per sé”.

Scrivere è dipingere il proprio autoritratto con le parole.

Scrivo dunque sono non è semplicemente un manuale di scrittura creativa, è una raccolta di indicazioni perché la scrittura, oltre che creativa, sia di significato per chi ne fa uso, di significato e di utilità psicologica.

Le indicazioni per la scrittura terapeutica e per quella creativa sono molteplici e in parte sovrapponibili:
– nell’atto creativo serve una distanza (“più ci avviciniamo a qualcosa meno riusciamo a vederla”)
– occorre ricercare “quel linguaggio speciale capace di risanare, interrompere, ricreare
– occorre ricercare il silenzio, utile anche per recuperare concetti come stupore, meraviglia, immaginazione.
– occorre scegliere con cura le parole, scrivere vuol dire reificare i pensieri, renderli cose che si possono vedere, immagini, scrivere è il primo atto per realizzare i desideri (Jodorowsky insegna)
– “Si scrive meglio dopo aver studiato, letto, incamerato parole, sottolineato, trascritto”, leggere le parole degli altri è una “risorsa per trovare antichi e nuovi modi di dire, più efficaci, a seconda delle nostre necessità”, ed è anche utile per “ridare dignità a un lessico abusato e impoverito”.

Scrivo dunque sono è anche un eserciziario, un prontuario per la scrittura sensoriale, per la scrittura del diario e per quella poetica (avete mai pensato alla poesia come luogo in cui la regola è rispettata e poi dimenticata? Alla poesia come libertà, la poesia che è deragliare, mettere in discussione i convenzionalismi?).

La pagina è come una mappa del tesoro e come tale dobbiamo imparare a guardarla.

Possiamo cercare il nostro tesoro interiore con stupore e voglia di mettere in gioco la nostra anima.
Ma non è difficile metterci l’anima, chi scrive lo sa.

Quando scriviamo siamo immersi e appassionati, aderenti e sofferenti, in un costante stato di innamoramento.

Scrivo dunque sono è un libro per chi ama scrivere: il testo e gli esercizi sono di grande ispirazione; è un libro utile per chi ama le parole e ci lavora, rafforza il concetto del loro potere e del loro uso ai fini della costruzione di un mondo migliore, di una migliore versione di se stessi.

Giuliana

La resistenza del maschio

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Un secolo fa, durante il mio primo anno di università, c’era alla stazione Tiburtina di Roma una libreria grandiosa. Lì trovai un libro che mi aprì una nuova visione di me stessa, Io sono quello che scrivo. La scrittura come atto terapeutico (Calderini, 1998), di Elisabetta Bucciarelli.

Ho ritrovato poi l’autrice sui social e ho potuto ben apprezzare la semplicità e la profondità,  la sobrietà e la determinazione, perciò senza dubbi ho scelto di leggere La resistenza del maschio, NNEditore, 2015.

Ed eccolo, un altro libro che ti apre, delicatamente ma spietatamente, una nuova visione sulla quotidianità delle esperienze, sulle sfaccettature dell’amore, che non è mai facile incasellare nelle diverse categorie.

Amore puro, amore disinteressato, amore per se stessi, amore per l’altro, amore senza sesso, amore nonostante il sesso, amore egoistico, amore per il passato, amore per o senza futuro.

C’è un Uomo, brillante e di successo, che però resiste alle pressanti richieste della Moglie di avere un figlio. L’Uomo incarna lo stereotipo del Maschio che si rassicura dalle misure di qualsiasi cosa, l’Uomo vive intensamente i suoi appuntamenti, ma, dal punto di vista emotivo, molto superficialmente. Finché un’emozione forte gli si para davanti sotto forma di una donna piantata con la sua auto contro un albero. Le pagine raccontano tutte le resistenze del Maschio nell’arco di un po’ di tempo.

Nel frattempo, in un solo lungo pomeriggio, tre donne si trovano in sala d’attesa per una visita dal dottore. Scopriremo nel racconto le coincidenze e le vicissitudini travagliate di tre storie d’amore, di tre cuori palpitanti di un romanticismo quasi assente, ma intriso di realtà, di quotidianità.

E’ uno di quei libri che lo apri e non sai che aspettarti e fai bene, perché è sorprendente e ti lascia così, piena di pensieri nuovi, appena iniziati, destinati a essere completati con fatica, piena di interrogativi che chissà se avranno mai una risposta. E’ un libro che ti lascia un po’ come la vita, è un libro ricco di vita.

E’ un racconto ricco di musica, che stimola emozioni, sensazioni, riflessioni, domande, io dove mi colloco in questo gruppo di persone? Chi dei personaggi sento più vicino? Chi invece mi risulta insopportabile? Perché?

Proprio la risposta a queste domande aiuta la comprensione di se stessi e, si sa, conoscere aiuta a guarire, a stare meglio.

Un romanzo terapeutico dunque, che si legge in un lampo, non si riesce a staccarsi dalle pagine fino all’ultima resistenza del Maschio, che, volenti o nolenti, non riuscirete a dimenticare.

Ricordatevi di partecipare al “gioco” di My Therapy per #FuturoInfinito: un like di consapevolezza e una mail e potreste addirittura vincere dei libri.

Giuliana

My Therapy per #FuturoInfinito

My Therapy per #FuturoInfinito

Non potendo stare a guardare, in attesa di capire cosa posso fare concretamente per questa mia terra sconvolta da terremoti e bufere di neve, vi invito, con un gioco, a conoscere una pagina che vuole cominciare a ricostruire dopo il terremoto, grazie ai libri.

futuro infinito

 

Futuro Infinito.

#FuturoInfinito è “un progetto di ricostruzione i cui mattoni saranno i libri. Partecipando a Futuro Infinito si ricostruisce una biblioteca per #Visso.”
Serve un luogo fisico per tenere insieme una comunità dispersa, per ripartire e costruire il futuro come ciascuno lo vuole, coi piedi piantati sulla propria terra, con le radici dell’anima che di essa si nutrono.
Serve un luogo simbolico per ripartire, e cosa c’è di più significativo dei libri come mattoni?
Futuro Infinito è un progetto che raccoglie libri donati da cittadini, librerie, editori, per ripartire e My Therapy sostiene l’idea che davvero i libri siano il collante e siano i mattoni.
Per questo, invece di concentrare il giveaway sui like alla pagina Facebook di My Therapy, lo concentriamo sui like alla pagina di Futuro Infinito e grazie alla collaborazione di alcuni scrittori che hanno messo a disposizione le loro opere, cliccare mi piace, diffondere Futuro Infinito vi fa “rischiare” di vincere un libro.

Ecco cosa bisogna fare per partecipare, con un gioco, alla diffusione di Futuro Infinito:

1) Mettere like la pagina facebook Futuro Infinito.
2) Condividere la pagina facebook Futuro Infinito.
3) Inviare mail a info@mytherapy.it indicando il nome con cui si segue la pagina indicata, mettendo per oggetto “My Therapy per Futuro Infinito”.
4) Vi verrà assegnato un numero.
5) I numeri saranno estratti tramite il sito random.org in una data che vi sarà comunicata.

Ecco i libri che alcuni autori hanno messo a disposizione per diffondere l’idea e i progetti di Futuro Infinito:

 

 

 

 

 

 

 

  • Scrivo dunque sono, Elisabetta Bucciarelli, Ponte alle Grazie
  • Soave sia il vento, Francesco Pomponio, Diamond Editrice
  • E’ solo una questione di tempo, Simona Bergamini, Edizioni Thyrus
  • Valentino. Il segreto del Santo innamorato, Arnaldo Casali, Dalia Edizioni
  • L’ombra di Lyamnay, Annarita Faggioni, Il piacere di scrivere
  • Il volo di carta, Cristina Lattaro, Youcanprint

La data di estrazione dei premi sarà il 31 marzo 2017.

Grazie di cuore, col cuore in mezzo a questa terra distrutta, che continua a tremare.

Giuliana

6 dicembre

Con la scusa di My Therapy e della Viaggio-Terapia ho conosciuto una travel blogger, Roberta Isceri, che ho conosciuto anche dal vivo e con cui ho collaborato con il progetto In punta di penna.

Adoro il suo Italiaterapia e ve lo consiglio di cuore, perché leggerlo è anche un po’ viaggiare stando fermi, è pieno di racconti ricchi di suggestioni, anche letterarie e davvero è fonte di benessere e terapia.

Manifesto In punta di penna

 

 

 

 

 

 

 

 

Roberta Isceri ci ha consigliato il libro-terapia di oggi 6 dicembre:

L’Arte di Amare di Erich Fromm.

In un’epoca edonistica come la nostra, questo libro riporta l’attenzione sulla capacità di amare, intesa non come una mera emozione ma come un qualcosa da coltivare giorno per giorno. Le sue parole non sono per nulla scontate e non hanno a che vedere con tanta psicologia di oggi. Probabilmente questo è dovuto all’ampio respiro del libro, che si concentra sulla questione sociale dell’amore e su quanto questo sentimento sia mistificato dai media e dalla cultura. Da rileggere, a distanza di tanti anni.
Roberta Isceri, Italiaterapia

 

I miei bimbi oggi sono a casa senza di me e con il papà hanno scartabellato nella casella numero 6 e hanno trovato dentro la parola IL, corta, come piace al piccolino e una storia che si intitola “Il Signor Buontempo, un breve racconto, quasi una favola scritta da me un po’ di tempo fa, quando non pensavo che ci sarebbero stati quattro occhi chiari a leggerla.

 

A domani con il consiglio terapeutico di Gemma Gemmiti!

 

Giuliana

Sauris

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Avevo bisogno di “staccare”, di riflettere, di fare delle scelte importanti per la mia vita e, vagando nel rutilante mondo di Internet, mi sono imbattuta su immagini paradisiache di un pezzo d’Italia quasi dimenticato (soprattutto da noi italiani che, paradossalmente, amiamo tanto andare a cercare le bellezze all’estero) e che non sapevo nemmeno esistere, nonostante la mia professione di “agente di viaggio”.

E così, tra l’incredulità del “poco conosciuto” e l’incontrollabile curiosità tipica degli agenti di viaggio (soprattutto donne!), ho prenotato qualche giorno in un “albergo diffuso” situato in questo gioiello delle Alpi Carniche, Sauris, Friuli Venezia Giulia.

Pensavo di essere in un sogno: ero inebriata dai profumi della natura, ubriaca dei colori che mi circondavano, attonita di fronte a paesaggi che non pensavo potessero esistere, se non nelle cartoline patinate sapientemente ritoccate con qualche ingegnoso programma di grafica!

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Un viaggio che consiglio per rigenerarsi nel corpo e nello spirito, ammirando con avidità ogni angolo di questo Paradiso e lasciandosi coinvolgere appieno dai ritmi della montagna e dai gusti locali.

 

p.s. non dimenticate una visita a uno dei numerosi prosciuttifici della zona, sarà un’esperienza gastronomica indimenticabile!

Buon viaggio!

Maria Cristina Neri

Una nuvola nella stanza

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Una nuvola nella stanza

Questo esperimento ci da l’illusione che davvero, come cantava la canzone, possa esserci il cielo intero in una stanza.

Questo esperimento non ci ricorda altro che, a citare Eraclito, tutto scorre, niente resta, tutto passa.
BERNDNAUT SMILDEASPER è il poco più che trentenne artista olandese che, bilanciando temperatura e umidità, ha creato una nuvola in una stanza.

Una nuvola che si muove, che nasconde e riflette il sole, che sale e scende e poi scompare, che resta solo nei ricordi di una foto.

Scienza e arte, l’effimero, la vacuità, l’intangibilità tutto in una stanza, eppure insieme c’è l’emozione di vedere questa istallazione che dura solo pochi minuti e lascia niente che si possa toccare, ma qualsiasi cosa sia, è molto forte, molto intenso.

Una nuvola nella stanza è vivere con emozione e consapevolezza, è vivere con una nuvola (di malinconia?) nell’anima, che subito però si dissolve, lasciando il posto al sereno.
La nuvola serve a ricordarci che tutto scorre, serve coraggio per affrontare i lati dolorosi della vita.

Questa è arte terapia.

Giuliana

I 15 post più “liked” del 2013

Comincia ad avvicinarsi il tempo dei bilanci, pare che a fine anno vada di moda.
Qui a My Therapy abbiamo già cominciato e ne abbiamo avuto delle belle sorprese.
Quello che ci piace sottolineare è che tra questi quindici post amati dal pubblico di questo sito ce n’è più di qualcuno scritto dai nostri Special Guest!

Buona lettura dei 15 post più “liked” del 2013!
Buon bilancio di Fine anno!

Un cane per Natale

L’eterno

Rummer & Grapes, my therapy

Qualcuno con cui correre

Ogni vita è una storia da raccontare

Ah! Mi ricordo quella domenica d’estate

… dall’istante in cui ho imparato a ricordare

Campione del mondo

Albero terapia

10° Archeoaperitivo alla Cascata delle Marmore

11° Del perché corriamo io e il mio condominio chiassoso

12° Le belle parole

13° E’ solo l’inizio

14° Morirò da solo

15°Se dico perdita …

Italiaterapia

Ti consiglio un sito.
Anche solo la descrizione mi fa da terapia.
Un sito di Turismo Emotivo!
Che bello, viaggiare con emozione consapevole.

Ti senti giù? Fai un salto al Teatro Marcello.
Sei stressato? Chiudi gli occhi e senti scricchiolare sotto i piedi ramoscelli e aghi di pino nella pineta a Pinarella di Cervia.
Vai di fretta?
Ti senti solo?
Sei annoiato?
Hai tendenze mistiche?
Ce n’è per tutti i gusti, per ogni emozione.
Italia Terapia.

Italia Terapia

Poi da cosa nasce cosa e con la blogger di Italiaterapia, Roberta Isceri, siamo diventate collaboratrici in un progetto di consapevolezza emotiva chiamato In punta di penna.

Giuliana

Monumento alla Memoria

foto L.Ortenzi

foto L.Ortenzi

Gente a semicerchio davanti a un monumento alla memoria.
Un silenzio educato fa da sfondo ad una tromba che insegue le note del Silenzio, un Sole beffardo gioca a nascondersi dietro al vento.
Una bimba attenta segue il lento scivolare di un telo verde e forse non capisce quella storia – narrata sottovoce – di partigiani e libertà.
Lo rifarei mille volte, bimba, quel che ho fatto sessantasei anni fa, che mi costò la vita in quel punto preciso oltre il tuo sguardo, in quell’angolo nascosto dal negozio di souvenir.
Lascia che io ti gridi il racconto della mia morte, bimba. Lascia che io lo gridi perché, sai, per vincere, abbiamo vinto, che ne sia valsa la pena, certo che si, che tutto sia stato dimenticato, gran parte purtroppo è vero. Lascia che io ti gridi quella mia vita che cadde in un agguato del nemico. Un nemico vigliacco che se la prese facilmente col vecchio canuto che ero, impossibilitato alla montagna e alle armi.
Mi uccise un colpo secco di un fucile improvviso e, quando caddi a terra, l’ultima cosa che vidi fu la luce dalle finestre di casa mia, che mi apparve sfocata, sullo sfondo di una parola scritta in nero sui muri di quell’ideale da guardare con il cannocchiale, per avvicinare il sogno di libertà, per cui lottare, vivere, morire.

San Clemente

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Sono in cerca di belle parole, sempre, tutto l’anno.
C’è silenzio.
Tutti dormono.
È notte piena, sembra tutto fermo, si sente solo il clic dei tasti sotto alle mie dita, ritmo in cerca di parole belle, appunto.
Cangiante, immaginazione, arcobaleno, innovazione, opportunità, sole, conifere, digiuno, fantasia. Ma non basta.
Stanotte cerco una parola che abbia un suono buono, melodia, ninna nanna, che evochi calma e serenità, bellezza di un tempo che sembra sospeso, come questa notte.
Un tempo che sembra scandito solo dalle cene alla Pro Loco, in attesa della maratonina, fuochi d’artificio, premiazioni, l’escursione, aperitivi, lotterie, bambini in bicicletta, cani scodinzolanti, la fonte gocciolante, Monte Cambio protettivo, frescura all’ombra per leggere un bel libro, il Sole che si ostina a far gara con le nuvole.
I volti degli amici che vedi pochi giorni all’anno e ti chiedi come fai tutto l’anno senza vederli, tutti parte di un presente deciso, che non lascia spazi ad altre coniugazioni temporali di verbi.
Gente che incontri nelle viuzze popolate di bambini e di un odore d’infanzia forte ma senza nostalgia, gente che è subito parte di questa meraviglia, anche se appena arrivata, volti noti, che ho visto cambiare in ogni estate di tutta la vita, volti di gente da guardare con amore puro.
Poi passa, però.
In un baleno si è di nuovo nel traffico di ogni giorno, automobili e pensieri che ti fanno sembrare quel buon profumo antico che c’è sotto l’arco, così lontano nel tempo e nello spazio.
Non basta mai.

sanclemente2 Cerco una parola che racchiuda tutto questo: dolcezza e malinconia, radici e vento, amici e prati, buon cibo e profumi antichi.
Ma hai voglia a cercare una parola che sia sganciata dal contesto! Una bella parola di per sé non esiste, bello è ciò che essa rappresenta.
In un baleno è settembre, in un baleno le tre di notte.
In un baleno ho trovato la parola del mio cuore.
SanClemente.

Per la cronaca: San Clemente di Leonessa, provincia di Rieti, alle falde del Monte Terminillo, Lazio, Italia, Questo Mondo.

Per la cronaca, ancora: non ho ancora trovato libri di pari bellezza e di pari efficacia terapeutica 🙂

Giuliana

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Fiume Adige

foto MyTherapy

foto MyTherapy

Quando vedo il Fiume Adige mi sento a casa, difficile da credere per chi mi conosce, legata come sono al mio paese, al verde cangiante dei miei boschi e alla mia Cascata.
In questa breve vacanza l’ho solo sfiorato all’andata e, adesso che il viaggio di ritorno è cominciato, sto per avvistarlo di nuovo e, salutandolo, prometto a me stessa che la prossima vacanza sarà tutta con lui.
Eppure non mi sento pienamente a mio agio, in acqua, non sono una nuotatrice disinvolta e mi inquietano certe profondità invisibili.
Nonostante ciò fiumi e laghi mi affascinano, sarà che mi porto dietro, dentro, la magia delle acque, come un gene dislocato, come una tara ereditata.
Queste vacanze ai laghi di montagna sono state a mia misura.
Acque calde e cristalline, calme e prevedibili, conifere intorno e dolomiti sullo sfondo, la fortuna di un sole deciso e di un caldo importante, l’ombra rinfrescante e prati morbidi su cui stendere i teli e accamparsi tutto il giorno, noi quattro.
L’effetto rassicurante di questo contesto ce l’hanno avuto infatti anche i miei figli che, timorosi dell’acqua più di me, si sono sciolti: lui non urla più se si allontana da me coi braccioli, anzi continua a dire “solo! Solo!”; lei si tiene a galla, va sott’acqua, si tuffa (certo, per una bambina particolare forse è normale imparare a nuotare sulle dolomiti!).
Viaggio di ritorno, dunque, di una vacanza breve, al ritmo immutabile del ballo del fiorellino o, peggio, del lamento incessante della loro noia.
Un sensore del motore è fuori uso quindi la velocità massima consentita dalla nostra auto entrata in protezione è 110 km/h.
Mio marito è arrabbiatissimo e guida, col muso, lungo la statale costeggiando il Brennero.
Io saluto questi luoghi, silenziosamente contenta di questa velocità modesta.
Amo questi luoghi.
La farfalla del logo, le distese di piantagioni di mele e i vigneti e gli uliveti, i tetti delle case incorniciati da massicci rocciosi, i balconi impeccabilmente fioriti, nessun geranio fuori posto nei giardini privati tutti ben curati, evidentemente tanto amati, le cataste di legna accurate e perfette, strade tortuose con asfalto rossiccio antigelo e montagne perpendicolari che sembrano venirti addosso, imponenti da togliere il fiato, castelli arroccati pieni di fascino lontano, le interminabili piste ciclabili dove pedalare sembra volare.
Persino scrivere viaggiando non dà nausea.
Eccolo, dunque, il Fiume Adige.
Mi accompagna per un po’.
Poi si allontana e se ne va.
Lasciandomi qui.
Riempita e nostalgica, verso casa.

Archeoaperitivo

Galleria

Questa galleria contiene 15 foto.

Ci sono due calici pieni a metà in sosta su un tavolo. Laggiù, sul fondo della vallata, c’è la città della sera, luci che luccicano sullo sfondo di un tramonto importante, deciso. Venere, la prima stella della sera, sta a … Continua a leggere

Correre con il cane

biagiocorreTi ho cantato a squarciagola “ti porto via con me ribalteremo il mondo”.
Bene, diamoci da fare.
Le nottate sono preda dei dentini che faticano a spuntare, nelle giornate rimbalzo tra urla, capricci, abbai, pianti …
Di correre non c’è tempo, spazio, voglia, ehm ehm.
Dunque che si fa, si soccombe a questo stato d’animo misto di malinconia, insofferenza, frustrazione, stanchezza d’animo?
Non soccombiamo.
Smetti di bucarci tutti i vestiti e fai una cosa utile, piccolo cagnolino di pochi mesi dai muscoli forti e scattanti, esci a correre con me!
Lo so, sei un cucciolo di cane e non posso farti percorrere dieci chilometri (anche perché è lontanissima la mia forma fisica che li faceva correre a me, ora la forma è molliccia e rotonda, come lo stato d’animo).
Allora passeggiamo.
Uh bello!
Camminare è sempre stata una mia passione, poi è sopraggiunta la corsa e m’ha drogata.
Torno a camminare e, con la scusa di allenare il mio cane, faccio meno fatica.
Silenzio e fresco mattutino, i luoghi che amo, tu che smani per correre e allora dai, corriamo! Ti stanchi, sei piccolo, ma si vede che ti piace!
Un cane ci assale alle spalle, ti tiro su al volo col guinzaglio in tiro, sei in braccio, ma tu smani e allora dai, muovi le tue zampe lentigginose!
Portami via con te, forza.
Portami via dai miei pensieri negativi, dalle fatiche sembra mai ripagate, da quest’incertezza di futuro, da questa estate appena accennata, da questo sole poco pronunciato.
Fai il tuo lavoro di cane, piccolo terribile cucciolo che gioca a mordere i miei figli come fossero i fratelli, piccola tempesta che almeno non vuole essere il sostituto di nessuno, diverso come sei.
Fai il tuo lavoro di cane, strappami sorrisi e tirami giù dal letto!
Poi senti, adesso fa caldo e siamo apposto, ma ho trovato un’azienda che produce capi tecnici per cani sportivi, ti scaldano morbidamente e ti proteggono, ci sono giacche invernali, giacche ultimate, tute outdoor, tute in microfleece (e che diamine è), tute impermeabili con slogan “massima protezione contro lo sporco”, giacche impermeabili “per cani con manti lunghi e soffici”, poi c’è anche la giacca cooling se tante volte è caldo, e il porta bocconcini mini o junior, la cintura da running (per me o per te? Non ho capito!), la ciotola acqua travel o folded, e poi la mia preferita, la mantella twilight, che protegge dalla pioggia e fatta di un materiale che aumenta la visibilità del cane in condizioni di luce scarsa, non è finita, reggiti forte, le ghette di sicurezza, la bandana di alta visibilità, e tanta altra roba, non manca ovviamente l’abbinamento di colori con l’umano di riferimento e un fantastico guinzaglio per correre.
Insomma, in via indiretta mi ha strappato un sorriso.
Bravo Biagio, immaginarti con la tuta, le ghette e una bandana mi ha rischiarato la giornata!

La mappa del Fantastico Viaggio di Archeofantasia!

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mappa archeo

 

Play Therapy

foto Aureliana Orlando

foto Aureliana Orlando

Play Therapy: il Gioco come Terapia

Sono mamma di un bellissimo bambino di tre anni di nome Andrea. Diventare mamma ha cambiato tanti aspetti della mia vita ma soprattutto il modo di affrontare le cose.
Mio figlio è nato con un piede torto congenito, nulla di grave ma ha dovuto affrontare un lungo trattamento, non ancora terminato, per correggere il piede e poter camminare in modo corretto.
In questi tre anni ho imparato tanto da lui ma soprattutto ho riscoperto me stessa e l’ho fatto attraverso il gioco.
Una vera e propria Play Therapy che ha aiutato entrambi a ridere e dove l’ingrediente principale era la fantasia.
Essendo anche un architetto ho deciso di affiancare alla fantasia, la creatività e la manualità cercando di inventare sempre nuovi giochi stimolanti e un po diversi dai soliti che si trovano sul mercato.
Ho creato cosi un gruppo su Facebook che ho chiamato “Mamma, Papà…giochiamo?” dove propongo i nostri giochi, dove scambiare idee con altri genitori e dove mostro anche tanti spunti che ricerco con attenzione su internet proprio per rendere di qualità il tempo che si trascorre con i nostri figli giocando. Questo passatempo giocoso mi ha aiutato ad esternare le mie emozioni, ad un tratto ero tornata bambina con gli occhi di un adulto e mi sentivo libera! Non c’è regalo piu bello che un genitore possa fare al proprio figlio che dedicare anche un po’ del suo tempo, insieme si posso infatti creare dei momenti unici, di qualità che resteranno indelebili su entrambi.
Ma affinché ciò possa accadere bisogna “concedersi” al gioco senza prendersi troppo sul serio e lasciandosi andare…allora si che sarà gioco!!!
Aureliana Orlando

Vivere con un cane

foto My Therapy

foto My Therapy


Mi sono felicemente giocata ogni possibilità e rischio di soffrire di solitudine.
C’è qualcuno che mi segue come la mia ombra.
Mentre faccio lavori domestici, di stanza in stanza.
Mentre stendo i panni ad asciugare, sempre con gli occhi vigili.
Mentre scrivo, ai miei piedi.
Durante tutto il resto della giornata, insieme alla mia famiglia.
Due mesi di vita e già con un abbandono alle spalle.
Adesso tocca a me dimostrargli che se lo lascio ventisette secondi da solo, non è per sempre, tornerò, torneremo.
Adesso tocca a noi renderlo sicuro di sé e indipendente, autonomo e felice.
So bene che qualcuno rabbrividirà, ma è un pensiero che io faccio sempre, rivolto ai miei figli.
È un cane, non è un figlio!
Si, grazie, lo vedo dai peli che lascia, dai versi che fa (anche se mia figlia adora fare il cane e abbaia spesso come Fulmine e Macchia), dal fatto che ancora lascia qualche bisognino in giro (presto uno spannolinamento collettivo, per il cane e per mio figlio!).
Ma certo, è un cane e ho tutta l’intenzione di trattarlo da cane, proibendogli il divano e il letto, dandogli cibo da cane, educandolo da cane.
Lasciarlo solo, bè questa è un’altra storia.
Quale essere vivente dotato di senno e di emozioni vorrebbe essere lasciato solo a lungo?
Si, ovvio che bisogna saperci stare, in solitudine, è una capacità che è sintomo di un Sé integrato.
Io ci sto bene da sola, ma da quando due bambini con grandi occhi chiari hanno stravolto, sconvolto e meravigliato la mia vita, ho ben capito che meglio della solitudine è il silenzio, giusto ogni tanto.
La mia “amata” solitudine” può essere sostituita da un paio d’ore di tranquillità e riflessione, in buona compagnia di un grooming accurato alle testoline dei miei figli e, a questo punto, del pelo lungo e bianco del mio cane.
Lui, certo, deve imparare a stare solo perché non sempre potrà venire con noi.
Lo sforzo, e il bello, sarà portarlo con noi il maggior numero di volte, nella maggior parte delle occasioni.
Io sono un’appassionata fan della “famiglia unita”, tutti insieme, tutti nello stesso posto, in modo che, quando ci cerchiamo, ci troviamo subito.
La sfida sarà lasciarci soli l’un l’altro il meno possibile.
Adesso, facciamo crescere questo meticcio breton bianco e arancio e poi andremo alla scoperta del mondo con occhi nuovi, con gli occhi di chi vive con un cane e può apparire svantaggiato rispetto a chi un cane non ce l’ha e può frequentare ogni giardino, ogni negozio, ogni ristorante, ogni spiaggia.
Quest’ombra bianca è una fortuna per me e i miei figli, non solo per le risate che ci fa fare, ma anche perché il nostro mondo sarà interpretato sempre con occhi nuovi, quest’ombra bianca fa già da collante, quest’ombra bianca è quell’emozione in più che arricchirà la mia famiglia, e darà serenità, contatto con le cose più importanti della vita, amore e accettazione della diversità, autenticità.

Anche se è un’ombra bianca che non perde occasione per salire sul letto (e lì non soffre di solitudine, il birbante).
Anche se tira giù i pantaloni a mio figlio.
Anche se, coi temporali, non potremo uscire di casa.
Anche se sento di dover pulire la casa ancora di più.
Anche se.
Non c’è nessun se, per fortuna, ma solo la nostra morbida ombra bianca.

Viaggio Terapia: Colline modenesi

dal web

dal web

 

UN WEEK-END IN UN ALTRO PEZZETTO DELL’ITALIA MENO CONOSCIUTA
Modena, terra di motori e di sapori, offre a turisti curiosi come me la possibilità di passare un week-end “diverso”: non quello delle spiagge super affollate della Riviera Romagnola ma un week-end all’insegna della scoperta di terre meno note ai flussi turistici ma non per questo meno accattivanti.
E allora si scopre il Museo Casa Enzo Ferrari, non quello arcinoto di Maranello ma quello meno conosciuto e forse mal gestito di Modena città: anche i non appassionati come me si troveranno a scattare foto in un ambiente multimediale dove tra filmati e preziosi oggetti “cimeli” viene ricostruita l’intensa vita di un uomo che ha cambiato l’Italia, che ha segnato un’epoca, che ha dimostrato al mondo intero quanto importante sia credere fino in fondo ai sogni, anche quando questi sogni sono bruscamente e rovinosamente distrutti da un evento bellico di portata mondiale.
E si scopre poi lo gnocco fritto, le tigelle, il Lambrusco, i tortellini che stanno alla cultura gastronomica dell’area, come le ciriole e il tartufo stanno alla tradizione culinaria ternana. Sapori semplici, apparentemente anche troppo ma che se degustati nel posto giusto con la giusta atmosfera di relax diventano un piatto straordinario, da stelle Michelin o da programma di Gordon Ramsay …oserei dire da inserire nel Patrimonio dell’Umanità, se esistesse qualcosa di simile anche per il settore gastronomico.
E poi tutto diventa assolutamente perfetto se a fare da contorno inseriamo un bell’agriturismo come Ca’ del Rio Resort (mi si perdoni questa pubblicità così poco occulta!), dove a fare da padrone troviamo un’atmosfera quasi magica, con il vecchio calesse “parcheggiato” fuori (che tanto fa pensare a quello della “Casa Nella Prateria”), le amarene di un colore così vero da sembrare quasi finte e le camere ricavate da un vecchio fienile ma dotate di ogni comfort da hotel 5*****, il tutto nel rispetto di un ambiente che deve necessariamente rimanere incontaminato.
Se poi avete la fortuna come me di essere accompagnati nella scoperta da una bella e sana famiglia emiliana, da amici con cui non si divide la quotidianità e che forse per questo sono così speciali, allora il gioco è fatto e il desiderio di ritornare per scovare un altro “pezzetto” diventa quasi necessità!

Maria Cristina Neri