Lasciatevi ispirare

Lasciatevi ispirare, di lunedì mattina.

“My life would be worthless without music”.
Dice una bambina di Cateura, Paraguay, piccola cittadina sorta in cima a una discarica, sulla quale, intorno alla quale, grazie alla quale gli abitanti nascono, crescono, vivono. E suonano.
Landfill Harmonic è un documentario sulla Recycled Orchestra, un gruppo musicale che usa strumenti riciclati, nati nella discarica, assemblati dalla spazzatura, che pure fanno musica, anzi una musica più bella, che incoraggia a sognare un mondo migliore che risorgerà dalle sue stesse ceneri grazie alla musica e al suo potere salvifico, al genio di alcuni, alla passione di molti.
Landfill Harmonic lancia un messaggio che di lunedì mattina va accolto con gioia:
Metteteci passione, in qualunque cosa fate.
Lasciatevi ispirare!

Landfill Harmonic Orchestra

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Do I remember a life?

Questa è per animi nobili e nostalgici. E per cuori forti.
Appartiene a una voce che spolvera i cuori annoiati, Michael Kikse, tedesco e metal di provenienza, poi dedito ad ammorbidire il sound perché in fondo la musica deve essere “espressione libera dell’anima”.

“I know my heart says the truth!”
Do I remember a life?

Grazie Sempre a Isabella e Valerio, Rummer & Grapes

Non farò quello che dici

rockon
Non è esattamente in stile My Therapy questa canzone urlata di protesta e ribellione che ci consiglia il batterista dei Rummer & Grapes (grazie, Luca!), ma io la conosco la voglia di protesta che precede un gridato “NON FARO’ QUELLO CHE DICI”.
Certa musica aggressiva funziona da valvola di sfogo delle nostre emozioni represse.
Prima di lasciarci coccolare da un letto morbido e silenzioso, facciamo quattro salti al ritmo potente di questa canzone, ci sentiremo pronti e rilassati per i sogni d’oro!

Killing in the name, Rage Against the Machine

Beautiful

Una canzone di serenità e coraggio
Beautiful, Marillion

La mia ignoranza musicale non me li aveva fatti mai incontrare, i Marillion.
Eppure la musica come poco altro placa certi uragani insoliti e inconsapevoli, per questo ha un posto d’onore qui, in My Therapy.
Chi di musica invece ne fa una scienza e la vive come tale, mi consiglia questa canzone, perché “mette serenità” (grazie Riccardo, Rummer & Grapes).
Dunque, chi sono costoro?
Nati in Inghilterra alla fine degli anni ’70, presero il primo nome dall’opera di Tolkien che parla della caduta dalla “musica degli inizi”, alla guerra di Elfi e Uomini contro l’Avversario, Silmarillion. Si ispirarono a certa musica progressive, per poi avvicinarsi, attraverso vari step, negli anni ’90 all’indie rock e all’alternative rock.
Non è solo serenità che trasmette questa canzone.
E’ ricerca di se stessi, è spinta verso la Bellezza e a non lasciarsi calpestare come le foglie, è invito al coraggio per cambiare il mondo senza paura.
Be yourself and be beautiful!

Save a Prayer

Una canzone per ricordare l’adolescenza
Save a Prayer, Duran Duran

I Duran Duran sono un gruppo di musica pop inglese, formatosi a Birmingham nel 1978; considerato parte del movimento New romantic (come gli Spandau Ballet, i rivali per eccellenza) e uno dei gruppi-bandiera degli anni ottanta.
La band è attualmente costituita da Simon Le Bon (voce), John Taylor (basso), Nick Rhodes (tastiere), e Roger Taylor (batteria). La formazione originaria comprendeva anche Andy Taylor (chitarra), il quale ha lasciato la band nel 1986, per poi tornare nel 2001 e rilasciarla nel 2006.
Si sono distinti per uno svariato numero di brani di successo, per l’utilizzo precursivo della tecnologia, nonché per una costante presenza mediatica nell’arco della loro carriera. Ah, ovviamente anche per l’isteria collettiva dei loro fan durante gli anni Ottanta (isteria che prendeva Milli, Barbara, la sottoscritta e milioni di altre dodicenni quando li sentivamo!),
Save a Prayer è un singolo pubblicato il 9 agosto 1982 dall’etichetta discografica EMI. È il terzo singolo estratto dall’album Rio. È stata la canzone di maggior successo dell’album.
Il video è stato girato nei dintorni della vecchia fortezza in pietra nella città di Sigirya, nello Sri Lanka.
E non dimentichiamo quel capolavoro di film da Oscar che è “Sposerò Simon Le Bon”, tratto dal romanzo della protagonista, Clizia Gurrado!

Simona, Rummer & Grapes

Shine on crazy diamond

Una canzone d’amore e di nostalgia.
Shine on crazy diamond, Pink Floyd

Attenzione!
Questa terapia fa effetto solo se “assunta” ad occhi chiusi!
Pink Floyd.
Una band nata nel 1965 ma sembra stamattina, sempre moderni, sempre emozionanti, sono riusciti, d’altra parte a riscrivere le tendenze musicali della storia.
Solo nel 2008 sembra che abbiano venduto “solo” duecentocinquantamilioni di dischi nel mondo.
Questa canzone, che ha la mia età, nate entrambe nel 1974, è un ardente, appassionato, commovente, doloroso omaggio al chitarrista Syd Barrett, che aveva lasciato il gruppo nel 1968, costretto da problemi psichiatrici esacerbati dall’uso di droghe pesanti.

Io la dedico a un altro diamante che è andata da pochissimo a far ridere le stelle.
A voi cosa viene in mente, ascoltandola?

 

 

 

Se ti tagliassero a pezzetti

Una canzone d’amore e di libertà

Se ti tagliassero a pezzetti, Fabrizio De Andrè

Scritta dopo il sequestro e dopo la strage di Bologna, è un inno alla Libertà (alla Fantasia e anche all’Anarchia) che tanto non muoiono mai, perchè c’è il vento, la tela del ragno, il polline e il sorriso di Dio.

A me ha sempre fatto pensare a un’altra “canzone” d’amore, quella che fa così:
… Quando morirà
prendilo e spezzalo in tante piccolo stelle
Egli renderà la volta del cielo così bella
Che il mondo intero amerà la notte
E non adorerà l’abbagliante sole.

(W. Shakespeare)

Grazie a Simona, Rummer & Grapes, per la segnalazione

Musica Terapia

weheartit.com

weheartit.com

Nessuno come Apollo racchiude nella sua simbologia il potere delle Musica.
Apollo è il dio del Sole, ma anche della medicina, della musica e delle profezie.
La Musica ci illumina l’anima, ci sbroglia i grovigli interiori, ci fa sentire meglio, guariti, ci da la sensazione profetica di un Futuro migliore e pieno di Sole.
Legate a certe canzoni ci sono le nostre emozioni, ascoltare la musica vuol dire in certi casi sentire l’eco di noi stessi, aiuta quindi a comprendersi e a conoscersi.
Questo post è solo l’inizio di un viaggio dentro la Musica, verso il Sole.

Una canzone per ricordare l’adolescenza: Save a Prayer

Una canzone d’amore e di nostalgia: Shine on crazy diamond

Una canzone d’amore e di libertà: Se ti tagliassero a pezzetti

Una canzone di serenità e coraggio: Beautiful

Una canzone per scacciare la malinconia

Ti porto via con me, Jovanotti

dal web

dal web

Una canzone per trovare la propria anima

Per capire la propria anima bisogna cercarla nelle proprie radici!

Radici, F. Guccini

radici

Una canzone per emozionarsi

dal web

dal web

 

 

Suspicious Mind, Elvis Presley

 

 

 

 

Segnalata da Luca, Rummer&Grapes

Una canzone per dare la carica

muse

 

 

Muse – Hysteria (Live from Wembley Stadium)

 

 

Segnalata da Simona, Rummer&Grapes

Rummer&Grapes, my therapy

Si nasce e si muore.
Funziona così.
Si muore troppo presto, si può nascere troppo tardi.
A volte le cose si combinano in modo che uno, morendo troppo presto, lasci una porta socchiusa per chi comunque doveva nascere.
Ne nasce una canzone, anche.
Si scrive, dunque, immaginando note melodiche, un po’ come My Princess Anna, che era la mia preferita.
Io non sono una rockettara spinta, io devo capire i testi, devo canticchiare, devo riflettere mentre ascolto, ma io fruisco passivamente la musica, io non ci capisco niente di note e arrangiamenti.
Si scrive, dunque, immaginando male.
Eppure, a sorpresa, January 12, è diventata la mia preferita.
Mica perché il testo è partito da qui (riveduto e corretto dalla cantante, che “sembra uscita da un film di Tim Burton. Con le corde vocali può fare ciò che vuole. Anche annodarle e tenere comunque un tono alto”).
Ma perché è piena e densa e dolce e posso andarci persino a correre insieme e mi da una gran carica, non solo la voce, ma anche tutto quel che di separato io, ignorante, non percepisco ma che insieme mi risulta perfetto (e può ben dirlo anche mio figlio che la balla tutto contento).
Ci si chiede, come posso io, che appunto di musica non ci capisco una nota, scrivere un post su un gruppo musicale, senza apparire io superba e senza danneggiare loro, che tentano con la fatica degli emergenti che ben conosco, di emergere?
Le emozioni sono la mia terapia, ecco la riposta.
È sempre difficile sentirli cantare live, per una come me alle prese con notti bianche di bimbi agitati.
Eppure le cose fatte con passione, sono la mia terapia, danno senso alle mie giornate, danno colore a questi giorni grigi di una primavera in ritardo.
Voi provate ad ascoltarli, poi dopo ditemi se non la percepite forte una passione e un’emozione e la voglia di stare insieme e il divertimento e la fatica e il sogno.
Grazie, dunque, Rummer & Grapes, per essere così delicatamente e prepotentemente my therapy.

Insegnare la musica ai bambini sotto ai tre anni

La metodologia che si occupa dell’apprendimento musicale del bambino da 0 a 3 anni di Edwin Gordon, pone l’operatore musicale come “guida informale”. Al bambino non si chiede niente, né di fare determinati movimenti né di cantare, egli è libero di esprimersi come e quando vuole.
L’operatore canta delle brevi melodie e ritmi senza parole lasciando al bambino la possibilità di assimilare il pensiero musicale attraverso il silenzio. Dalla fase di assimilazione del pensiero musicale il bambino passa ad una fase di “imitazione”, quindi ripete ciò che l’operatore propone, ma sempre nel modo informale, secondo i tempi di ciascun bambino.
Se noi pensiamo che il bambino già verso il sesto mese di gravidanza sviluppa l’apparato uditivo e ascolta i “suoni” del corpo materno (il battito cardiaco, i movimenti intestinali, ecc.) e attraverso di esso i suoni del mondo esterno, non ci poniamo più il problema dell’età, anzi, prima si mette il bambino nella condizione di ascoltare, più sviluppato sarà il suo cervello.

(Monica De Rosa, Educatrice musicale)

Sedici modi per dire verde


Sto ancora cercando un titolo mentre in sottofondo Nicc Fabi canta una delle mie preferite: “Sedici modi per dire verde”.
Dolcezza e delicatezza al punto giusto condite da una profondità di cui magari non sono consapevole e quasi ne vorrei approfittare: perché non chiamare il mio progetto “Sedici modi per dire therapy”?.
Poi lo scopro il perché, due perché, per essere precisi.
Il primo.
In questa canzone Nicc parla della sua esperienza in Africa con i medici italiani Cuamm (http://www.mediciconlafrica.org).
Questo basta per farmi sentire piccola piccola, io e il mio progetto di “terapie alternative” per far fronte al Caos e prendersi cura di sé.
Ma c’è anche il secondo.
Una poetessa brasiliana, Marcia Theofilo, da sempre con il cuore e il sangue dentro la foresta amazzonica, ha fatto notare che chi distrugge il “polmone del mondo” per sfruttarne suolo e sottosuolo, distrugge anche l’albero muricí, la liana guaraná, il pappagallo, l’orchidea, l’uomo, quello stesso che ha trovato, nel suo linguaggio, sedici modi di chiamare il verde, perchè solo in quei luoghi vi sono tante “sfumature e significati”.
“Distrutti gli uomini capaci di scorgere sedici modi di intendere il verde, distrutta ogni possibilità di incontro con loro, resteremo per sempre esseri umani per cui il verde è solo il verde. L’umanità avrà guadagnato in velocità di movimento, ma chi può dire che il movimento sia più prezioso del colore?”
Ecco.
Adesso mi sento superficiale, inutile e frustrata.
Tra le tante “therapy” per far fronte ai miei sentimenti negative scelgo quella più importante e mi specchio nei Quattro occhi luminosi dei miei figli. Si, adesso ho un pò più senso.
Come vorrei trasmettere loro la poesia, l’amore per le foreste, il rispetto per l’altro, la possibilità di cercare insieme, e trovare, tutti e sedici i modi per dire verde …

Come la musica cambia il clima

Intanto perché agisce sul non verbale dando la possibilità integrare le componenti psichiche e fisiche, come fanno d’altra parte delle terapie “olistiche”, alternative a certe terapie tradizionali che invece considerano non tanto la persona “malata” quanto soltanto la malattia.
Ovviamente non conta il prodotto finale, ma il processo, quello che conduce ad una produzione musicale che sia espressione emotiva di sé.
Il concetto alla base di questa terapia è che determinati ritmi o armonie possono influenzare le emozioni, intensificando quelle positive o modificando le negative, generando dunque benessere emozionale, psichico, che in musicoterapia è anche fisico perché il corpo si muove e acquista una sua musicalità, la persona ritrova una autostima, una fiducia nel suo corpo, che all’improvviso è tornato a far stare bene, una fiducia nella sua “anima”, di nuovo capace di elaborare le emozioni.
A ciò si aggiunge il fatto che l’esperienza avviene in gruppo, il benessere torna a farsi sentire in gruppo, il gruppo dunque acquista una valenza emotiva forte e positiva, si torna a socializzare, ad esprimere se stessi nella condivisione di tempi e spazi.
Dov’è che ho letto che “Il raggiungimento del benessere psicologico e interiore è una delle conquiste più importanti nella vita” … in direzione di ciò, la musica, anche senza partecipare a sedute strutturate, ci aiuta a stare bene con noi stessi, a trovare un equilibrio nostro che è funzionale anche allo stare bene con gli altri.
Io ne ho parecchie di canzoni che mi ridonano equilibrio, autostima, serenità.
A volte, quando il clima relazionale è pesantino che si può spalmare sul pane, basta lanciare la classifica di itunes, i bimbi adorano ballare e gridare con la musica a tutto volume, torna l’allegria in un attimo, il clima è di nuovo leggero, impalpabile.

Io e la Musica

L’orecchio musicale, qualunque cosa sia, io non lo possiedo.
Dire che sono stonata come una campana non è rendere giustizia alla campana, che tutto sommato i suoi rintocchi se li gestisce bene.
I miei per anni mi hanno mandato a scuola di tastiera, dire che non ho imparato niente è cosa buona e giusta, ma se mi è permesso un inciso, nessuno di quel branco di studenti che era con me in quegli anni è diventato un famoso tastierista ed è bizzarro considerando la strafottenza che mi ricordo bene.
Ho ascoltato comunque sempre musica.
Mi faceva bene, sempre, mi faceva sentire particolare, ribelle, controcorrente, anche se ero la sola ad aver quella sensazione, ma in adolescenza è fondamentale una decente opinione di sé.
Il vero salto di qualità, quello che mi ha trasformato davvero, è stato il momento in cui ho cominciato a sentire De Andrè.
Ti pare d’un tratto di dare senso alle cose, di relativizzare tutte le questioni, di dare il giusto peso, la giusta profondità alla tua vita, ti pare di guardare al mondo con un’altra prospettiva, quella che si avvicina più alla verità, perché semplice, immediata, sensibile, acuta.
Mi avrebbe fatto gran bene cominciare prima ad ascoltare certe strofe e ritornelli, e infatti mia figlia a due anni canticchiava Creuza de ma e adesso vuole sentire ripetutamente sesereno, come la chiama lei (a cimma).
Ho attraversato la mia fase “rock”, andando a concerti di Ligabue e cercando certi cd dei Clash e razionalizzando che la musica per me non deve essere un sottofondo, ma devo capire le parole, perché devo dare senso ai minuti che passo con lei.
Sono passata anche per certa musica impegnata (Guccini, i Modena City Ramblers) ma poi sono tornata a casa, perché tornare ogni tanto a sentire “Non al denaro …” è davvero come tornare dopo un viaggio lontano.
Adesso gironzolo tra De Gregori, Nicc Fabi, le musiche dei cartoni animati (voleròòòòòò sulle ali del mondo nel cielo infinito, resteròòòòòòò per sempre bambino è questo il destino che incontreròòòòòòò), ma poi comunque torno a casa e non mi dispiace una corsetta leggera a ritmo di volta la carta.
Resta il fatto che mi affascina da matti l’altrui orecchio musicale, la facilità con cui il mio amico Pinta prende uno strumento qualunque e suona la canzone nuova appena sentita, la voce della mia amica Potta che può arrivare alle stelle, o anche semplicemente ma non tanto, la musicalità con cui certe persone parlano, a ritmo di una melodia invisibile, udibile solo a loro.