Giornata della Fotografia

Il 19 agosto si festeggia in tutto il mondo la giornata della fotografia.

E’ vero che esiste la giornata mondiale di qualsiasi cosa, ma a me piace prendere spunto da questi festeggiamenti costruiti a tavolino per parlare di ciò che può rappresentare una terapia, di ciò che può portare consapevolezza e benessere a ciascuno.

Perché proprio oggi, 19 agosto, festeggiamo la fotografia e la Foto Terapia?

Il 19 agosto si celebra la nascita del dagherrotipo, il primo procedimento di sviluppo scoperto dai francesi Joseph Nicèphore Nièpce e Louis Daguerre nel 1837.

Nel 2010 un fotografo australiano, Korske Ara, ha lanciato l’idea di festeggiare la Giornata e ha creato un sito, www.worldphotoday.com, che è una sorta di archivio di immagini e memoria a cui ognuno può contribuire postando le proprie foto.

Considero la fotografia terapeutica, sia come immagine che come gesto, e condivido le parole di Korske Ara:

La fotografia è ovunque e in ogni momento, eppure spesso non riusciamo a capire la portata e la potenza delle immagini che scattiamo ogni giorno.
La fotografia è un’invenzione che ha cambiato radicalmente il modo in cui vediamo quello che ci circonda: possiamo visitare posti lontani senza muoverci, condividere e (ri)vivere emozioni e momenti importanti anche a distanza. Prima tutto questo non era possibile.

A me personalmente piace molto fotografare, ma non sono capace, in compenso ho collaborato con due fotografi per dei progetti, uno dei quali è sparso per My Therapy ma andrà ricomposto, dell’altro, in cerca di sponsor, vi parlo nel link che segue:

L’anima mia, viaggio in quattro stagioni nei volti dei visitatori della Cascata delle Marmore.

Buone Foto!

Giuliana

giornata della fotografia

Foto Terapia

weheartit.com

weheartit.com


L’arte di mettere a nudo le emozioni con le foto, ho scritto come presentazione di questa sottosezione.
Guardando foto di paesaggi o volti si possono inventare storie sull’onda delle proprie emozioni, venendone meravigliosamente a conoscenza, accettandole, persino.

Poi scopro Cristina Nunez.
Artista della fotografia che fa della fotografia di se stessi un’autoterapia, uno strumento efficacissimo per mettere letteralmente a nudo le proprie emozioni, mettere a fuoco i propri difetti, farli diventare una grandiosa opera d’arte, incrementare la propria autostima, convinta che “le emozioni estreme si possono convertire in arte”, che “esprimere le emozioni in un mondo come questo è un’avventura”, dalla quale però non si può prescindere perché la propria vita possa essere vissuta autenticamente, senza bluff con se stessi.

In questo VIDEO ci sono i self – portrait dei ragazzi di terzo e quarto liceo che hanno partecipato al workshop “Sono Io!”, un viaggio verso la propria interiorità.

Un’opera d’arte!

Una foto

foto mytherapy

foto mytherapy

Ho trovato questa foto, usurata e sbiadita.
Sullo sfondo si legge “Biglietti”.
Della lotteria.
Era la festa dell’unità del 2003.
Dieci anni fa.
DIECI.
Io era scheletrica, si vedevano solo gli occhi infossati e il sorriso.
Ero seduta, come sempre, accanto al mio mentore, mio amico, mio mahatma di allora.
Oggi è Senatore.
Più in là il ragazzo di quel solito sorriso sincero, identico a quello che ho visto in Campidoglio, il giorno del suo matrimonio. Dieci anni dopo, lo stesso sorriso, un dono non da poco.
In basso, quello sempre abbronzato, sempre un sorriso appena accennato, di chi la sa lunga, ma non la dice a tutti.
Subito dietro il chirurgo che ha operato più volte mia madre, che mia madre venera, a cui ho chiesto come fosse andata l’operazione dandogli del Lei (non avevo questa foto a portata di mano).
Dietro, sorrisi di persone che incontro che nemmeno mi riconoscono, nonostante questa foto condivisa, e molto altro, condiviso.
Accanto a me, persone che non vedo più, forse, da allora, persone che incontro, persone che mi sono rimaste nel cuore, persone che stanno lottando contro le malattie, persone cui ho voluto un bene sincero, perché ho condiviso questa foto, appunto, con loro, e riunioni fino a tardi, e feste dell’unità, e risate e arrabbiature e amarezze, e tempo, un tempo molto prezioso del mio passato.
Non è facile per me recuperare i ricordi di un tempo e di uno spazio in cui avevo investito molto, ricavandone molte delusioni.
Resta solo questa foto.
E NO!
I sorrisi di alcuni di loro, per me.
La dolcezza e la delicatezza della madrina di mio figlio, per me.
La sincerità, la sobrietà e l’emozione malcelata del marito, per me.
Di politica non ce n’è più.
Di riunioni, nemmeno.
Di incontri qualcuno, nelle loro segrete stanze, lontane anni luce dai momenti autentici seduti al ristorante della festa.
Tutto finisce, prima o poi.
E NO!
Tutto no.
Un foto è una foto.
Conserva emozioni.