Cioccolato Terapia

Esperti, ricercatori, nutrizionisti si occupano di cioccolato e ne traggono delle conclusioni.

cuoreIl cioccolato protegge il cuore perché contiene delle sostanze (flavonoidi) dotate di potere antiossidante che hanno effetto cardioprotettivo e contro la pressione bassa.

 

amoreIl cioccolato protegge la sfera sessuale, avendo effetti afrodisiaci dovuti alla presenza di feniletilamina (un alcaloide in grado di creare dipendenza che sembra essere alla base dell’attrazione sessuale e dell’innamoramento).

 

 

 

corsaIl cioccolato è fonte di energia, migliora le prestazioni fisiche, migliorando le capacità di trasporto dell’ossigeno.

 

 

freddoIl cioccolato è un immunostimolante grazie all’elevata presenza di arginina.

 

 

risataIl cioccolato è un antidepressivo naturale, grazie alla presenza del neurotrasmettitore coinvolto nel meccanismo della regolazione dell’umore (serotonina).

 

 

youngIl cioccolato è amico della giovinezza, contenendo delle sostanze antiossidanti che inibiscono i radicali liberi all’origine dell’invecchiamento della pelle.

 

 

dimagrireIl cioccolato, da ricerche urlate sul web di recente, sembra avere un potere dimagrante, se assunto regolarmente e a piccole dosi, grazie alla presenza di certe sostanze (catechine) che aumenterebbero il metabolismo.

 

 

Detto questo, vado a comprarmi una tavoletta (fondente! Sennò hai voglia a fare ricerche sul BMI!) da assumere quotidianamente e parsimoniosamente.

E voi, che fate?

Buone Idee di Natura e Cibo

tazzina-commestibile-350x220La natura siamo noi e amarla vuol dire amarsi.
Sono mille i modi per amarla.
Eccone qui uno, geniale, ideato da un designer venezuelano, Enrique Luis Sardi (Sito di Sardi), che, preoccupato all’idea delle miliardi di tazzine di plastica restituite all’ambiente e di cui l’ambiente non sa che fare, ha inventato la tazzina commestibile, Cookie Cup, sgranocchiabile dopo bevuto il caffè, ricoperta di zucchero a velo che la impermeabilizza e addolcisce la bevanda.
Mi piacerebbe trovare in giro macchinette che ne producano, io sono golosa e un biscottino nelle mie pause ci sta sempre bene.
Prendete un caffè con me? Pausa caffè

Fame emotiva

dal sito tagli.me

dal sito tagli.me


Quando sono completamente felice, non mangio.
Quando sono malinconica, affogo nella nutella, o come oggi che mi sento un pò sfortunata, mangio il brownie avanzato.
Quando l’insoddisfazione prende il sopravvento mi dedico irrimediabilmente al salato, pane puro, crosta di parmigiano per sfogare l’ansia bloccata nelle mascelle.
Insomma non mangio quasi mai per fame.
Mangio per placare le tempeste dell’anima.
Mangio per riempirmi la bocca e non parlare (non si parla con la bocca piena!).
Mangio per non pensare, perché le sostanze dei cibi incidono fisiologicamente sugli ormoni che fanno variare il mio umore, e il cambiamento un po’ mi allevia, senza che io mi metta a pensare.
La cosiddetta “fame emotiva”
Improvvisa, incontrollabile, selettiva (“ho voglia di cioccolata, di cibo “cattivo”, grasso, spazzatura, che se si mangia un frutto il disagio non cambia e la “fame” non si placa).
Ingurgitare cose a velocità supersoniche e non sentire la sazietà.
E poi sentirsi in colpa.
La saggezza vuole che ci si fermi.
Fermati!
Pensa!
Prendi un foglio di carta o i tasti di un pc e scrivi come ti senti!
Domandati, cosa non va in questo preciso istante?
Che nome ha questo disagio che provi adesso?
Bevi un bicchiere d’acqua, magari avevi solo sete.
Sete di leggere le emozioni e fame di capirle, in fondo è tutto qui.

Pausa caffè

foto My Therapy

foto My Therapy

Tiene svegli, solleva l’umore, allevia il mal di testa e il senso della fame, in dosi moderate non interferisce con sonno o cuore, anzi ha azioni preventive contro Alzheimer e Parkinson, le sue sostanze antiossidanti aiutano ad eliminare i radicali liberi.
L’espresso, poi, ancora di più, ha più gusto e meno caffeina.
Bere il caffè deve poter essere un’esperienza globale, che coinvolge i cinque sensi, gusto e olfatto ovviamente, vista perché deve poter essere un bel nocciola dai riflessi ramati, bello da vedere, udito perché è musica il suono del caffè che risale la moka o che scende dall’espresso, tatto perché un buon caffè è morbido e cremoso.
Coinvolge i cinque sensi, dunque ma anche la mente e persino il cuore, non a caso alla Illy hanno un laboratorio di ricerca in cui si indagano i rapporti tra stimolo sensoriale e risposta cognitiva e emozionale.
(E’ proprio quello che io cercavo nel mio lavoro, un’esperienza globale che coinvolgesse corpo, cuore e mente. Questi signori della Illy fanno psicologia pura  intorno al CAFFE’, sentitevi piccole e insignificanti azienducole prossime al fallimento.)
Il caffè spesso vuole dire pausa. Stop. Breve relax. Due chiacchiere o momento di piacere solitario.
Il caffè è anche ricarica, ripristina, recupero di dati momentaneamente perduti, salva con nome.
Disidrata però, quindi ci vuole un bel bicchiere d’acqua subito dopo.
Adesso ne faccio my therapy, per questo devastante mal di testa, per certe frustrazioni solidificate, per certa solitudine antipatica, per una stanchezza cronica.
Vediamo se funziona.

In cucina con Luigina

incucinacon“Trattasi di coraggiosa imprenditoria femminile che segue il proprio istinto e il proprio talento… una terapia per la mente e magari anche per il portafogli, nel giusto rapporto servizio/costo, che vogliamo fortemente perseguire perché siamo consapevoli di quanto sia tutto falsato in questa vita in cui ci fanno comprare continuamente ciò che non ci serve”.

A lezione

l'angolo divinoSerata libera, marito e io (la seconda in cinque anni, eh).
Cinema e cenetta fuori, dopo aver sfamato e accuratamente piazzato dai nonni figlia e figlio.
Dove andiamo a mangiare?
L’Angolo diVino, ovvio.
Un posticino all’angolo di una via della mia città, piccolo e tutto speciale, il posto ideale per me che voglio imparare il gusto di mangiare e bere bene, di gusto.
Insomma ci siamo trovati uno di faccia all’altra a mangiare squisitezze tutte particolari, che non si trovano in giro facilmente.
Marito mio ha scelto un tagliere di affettati e formaggi, a parte il San Daniele 28 mesi, a parte quel formaggetto così delicato con scorzette d’arancia, a parte quel finale formaggio francese erborinato (parole fino a ieri a me sconosciute), a parte la mortadella che sembrava salame e quella aromatizzata al tartufo, insomma a parte questo, una meraviglia, davvero non il solito tagliere.
Di solito a scegliere è più bravo lui di me, se ne intende.
Ieri io ci ho preso alla grande invece, e lo pensavo sorridendo davanti al mio piatto “Sinfonia” di Bresaola, che mi aveva tentato ma ero titubante di fronte ai pomodori secchi contenuti, che io non mangio.
Poi Simone, e vi dico tra un po’ chi è Simone, mi ha detto “se vuoi te li tolgo però fanno parte del piatto, sono ben amalgamati”.
Ignorante che altro non sei, mi sono detta.
Così, fidandomi, ho preso la Sinfonia senza snaturarla.
Squisita, non facevo che ripetere tra me e me, e quei pomodori secchi come ci stavano bene! Che lezione di gusto, signori miei.
Tutto ovviamente accompagnato da un vino consigliato da Simone, IGT Rosso “Il padrone delle vigne” (si chiama così perché è stato dedicato al nonno paterno dell’attuale proprietario della cantina Tabarrini di Montefalco, quante cose imparo).
Ah se il vino mi piace lo bevo e siccome trovo difficilmente vini che mi piacciono, bevo raramente e quando bevo subito mi gira la testa e mi sento più allegra, leggera e pesante allo stesso tempo, una sorta di euforia da poco allenamento.
E infatti.
Ho ben cercato di controllarmi, ma dopo il dolce, scelta di nuovo azzeccata, io un altro goccetto me lo sono fatto, che dire.
Simone è un caro amico di un caro amico mio e per la proprietà transitiva è dunque anche lui un caro amico.
La mamma di Simone, Dominique, che lavora con lui, è una cara “compagna” di avventure politiche di altri tempi, un sorriso francese e uno sguardo da ragazzina.
È un po’ sentirsi a casa, all’Angolo diVino, con loro due che ti sono accanto con un entusiasmo e una passione evidenti, che ti accompagnano nel processo di degustazione che non è davvero solo mangiare, è proprio un gran piacere.

Il cibo come terapia

A volte mi capita anche solo di mangiare perché ho fame e non perché ho voglia di gustare qualcosa, di assaporare, o peggio, a volte mi capita semplicemente di riempire il mio stomaco vuoto come se dovessi riempire certi altri tipi di vuoti. È un peccato perché poi a stomaco pieno senza aver “gustato” scateno tutto il complesso di sensi di colpa e difficoltà digestive del caso e non mi ricordo manco più quel che ho ingurgitato.
Faccio un esperimento, dunque, con questa sezione del sito, vediamo se si può trasformare il cibo in terapia psicologica.
Mi viene in mente, per dire, la pubblicità di una mozzarella di qualche tempo fa, il protagonista che se la pappava a morsi a rallentatore mentre quella, la mozzarella, scolava succo a tutto più. “La vita va assaporata”.
Mi domando, ma se io invece di strapazzarmi in un sol boccone due consistenti fette di pane e miele, proprio mentre mi dedico a scrivere di eat & drink therapy, le avessi “assaporate”, avrei ben fatto attenzione al pane fresco fatto in casa da mio padre e alla liquidità e dolcezza del miele d’acacia, mi domando, ora sentirei questo fastidio allo stomaco?
Perché ho ingurgitato il tutto in due secondi e tre quarti, invece?
Avevo la scusa buona di fare un pre-pranzo energizzante perché poi vado a fare corsetta e allora giù banco.
Mi fermo a pensare, mentre cerco di digerire.
Penso alla corrispondenza tra personalità e modo di mangiare, anzitutto.
Poi penso a una sorta di terapia della lentezza.
Poi anche al gusto e all’olfatto, penso, e a come questi sensi possano influire sulla psiche.
E a un sacco di altre cose.