Francesco Pomponio

Sono nato in abruzzo, in provincia di Teramo, nella seconda metà del secolo scorso, salvo per un anno dall’essere un rudere. Nel 1951. A due anni mi hanno trapiantato a Roma e ho attecchito abbastanza bene. Ho frequentato le scuole dell’obbligo, altrimenti chi le avrebbe frequentate? Poi il liceo scientifico negli anni delle prime rivolte studentesche, giusto in tempo per prendere botte da destra e sinistra. Poi un po’ di università e quindi lavoro, che almeno mi pagavano.
Ho contato che finora ho fatto almeno 25 lavori completamente diversi. Forse me lo sentivo che avrei scritto e nella biografia dei grandi scrittori ci sta bene che abbiano fatto i mestieri più disparati. Fabbro, imbianchino, fornaio, venditore porta a porta, carabiniere, contabile, istruttore di computer, programmatore, cameraman, grafico, montatore video, e altri che preferisco non citare.
E nel frattempo ho trovato il tempo per scrivere circa 40 racconti, 5 romanzi, e un po’ di robe sparse.
Sono pigro nel farmi pubblicità e penso che se fai cose buone ti trovano. Ho un grande rispetto per chi mi legge e scrivo per loro, non per soddisfare la mia vanità. Per natura non so cosa sia l’invidia e aiuto chi posso quando mi è possibile.
Non mi piace stare in mostra e mi piace stare dietro le quinte. I complimenti mi fanno piacere il giusto, cioé poco. So riconoscere una schifezza anche se l’ho scritta io.
Scrivo poco, non più di una o due pagine di computer al giorno.
E scrivo principalmente per sapere come andrà a finire la storia.
Perché all’inizio non lo so neanche io. Dopo un po’ i personaggi fanno quello che vogliono.
Quando rileggo qualcosa dei miei libri mi chiedo, seriamente, come ho fatto a scriverli.
Adesso ho deciso che scriverò un romanzo di almeno 500 pagine. Ho il titolo e un paio di personaggi. Vediamo come va a finire“.

Francesco Pomponio

Soave sia il vento
La macchina del tempo esiste già

Elena Ferrante

ELENA FERRANTE

L’amica geniale
Storia del nuovo cognome
Storia di chi fugge e di chi resta
Storia della bambina perduta

Erri De Luca

erri de luca

 

 

 

 

 

ERRI DE LUCA

Ho ascoltato Erri De Luca due volte dal vivo, in Salento (ne parlo nella recensione di La parola contraria) e nella mia città, dove non ho mancato di dirgli esattamente cosa penso, nel modo che mi è più congeniale (scrivendo, come sennò).
Dovendo trovare un modo di descrivere me che ascolto lui, mi viene in mente la parola “folgorazione“.
Le sue parole, precise, che vanno a scavare nel caos tirando fuori un autentico sentimento, il passato che si mescola al presente e al futuro, frasi che evocano, similitudini che toccano, completezza, un cerchio che si chiude, la pace di ritrovare se stessi, di essere se stessi, semplicità, liberazione dai orpelli inutili della vita e della lingua, quasi un fiore che sboccia, una poesia, una favola.
Folgorazione.
Annoio i lettori di My Therapy con questa mia mania di leggere e recensire a modo mio Erri De Luca, di cui non ho letto nemmeno tutto, ma centellino le parole per farle durare di più.
Non manco mai di ringraziarlo.
E’ la mia terapia più efficace.
Grazie, Erri.

Un libro può essere vento

Tu, mio
La natura esposta
L’ospite incallito
In nome della madre
La faccia delle nuvole
Sulla traccia di Nives
Nocciolo d’oliva
Il contrario di uno
Il più e il meno
Il peso della farfalla
Montedidio
Il giorno prima della felicità
La parola contraria
Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo
Il turno di notte lo fanno le stelle
In alto a sinistra

Giuliana