“Ah! Mi ricordo, quella domenica d’estate…”

Dipinto di Cesare Marchesini
Un nuovo gioco per coloro che seguono My Therapy!
Questo che vi proponiamo è il terzo della sezione “Autobiography”.
Abbiamo scritto le nostre suggestioni di fronte a una foto di bambini a scuola e al dipinto di Jacek Yerka che raffigurava una cucina d’altri tempi.
Adesso vi proponiamo un nuovo dipinto, di Cesare Marchesini, osservando il quale, dopo aver scovato e accettato delle suggestioni e emozioni che l’immagine provoca dentro di voi, siete invitati a scrivere ricordi e memorie che riemergono dal passato.
Il bello delle proposte autobiografiche è condividere e scoprire poi le storie, i legami, le associazioni e le concatenazioni che emergono dalle scritture condivise!

Il tema di questo terzo gioco è “Ah! Mi ricordo, quella domenica d’estate…”.
Chiudiamo gli occhi e ricordiamo.
Almeno i ricordi ci scalderanno in questa estate solo accennata!

4 pensieri su ““Ah! Mi ricordo, quella domenica d’estate…”

  1. Cosa dovete fare per partecipare al gioco?

    1) osservate l’immagine
    2) chiudete gli occhi, oppure lasciateli aperti, ma sintonizzatevi con il vostro cuore e con i sentimenti che l’immagine vi suscita
    3) cominciate a scrivere, commentando questo post
    4) Rimanete in contatto con My Therapy (cliccando mi piace alla pagina fb o iscrivendovi sul sito) per leggere come le suggestioni vostre e degli altri partecipanti acquistino man mano un filo conduttore.
    BUONI RICORDI!

    • Ricordo che un giorno mio papà ci caricò in auto e ci portò a vedere quella che sarebbe diventata la nostra casa…. chi ha visto la casa della mia famiglia può facilmente capire perche questo quadro evoca in me tale ricordo…
      La nostra prima casa di proprietà , era ancora tutto da rimettere a posto ma ricordo che io e mia sorella fin dal primo giorno avevamo voluto dormire li…. tutti accampati come i profughi ma tanto felici ….non vedevamo l’ora che papà tornava dal lavoro per andare giu a cena….. e poi lagnavamo per fermarci li…

      Sembra ieri mentre invece sono passati quasi 20 anni…

    • Rosso. Rosso fuoco. Era tutto ciò’ che riuscivo vedere, sdraiata al sole con gli occhi chiusi. Concentrata su quel colore intenso e sui rivoli di sudore che mi solleticavano il corpo. Ero sola e sola volevo essere. Non pensavo e non volevo pensare. Non ricordavo e non volevo ricordare.

      Di li’ a poco sarei tornata ad essere la Maura di sempre, cordiale e sorridente, aperta agli altri e disponibile, e affidabile. La Maura allevata con latte di mucca appena munto e marmellate fatte in casa, cresciuta a pane e semplicità’ , guidata dal ritmo delle stagioni, coccolata da una grande famiglia, affacciata ad una finestra sempre aperta su un piccolo mondo sempre uguale a se’ stesso, dipinto in stile naïf addosso a due colline separate da un fiume: il mio paese. Un paese che a volte ho odiato e che mi sono lasciata presto alle spalle pur senza allontanarmi affatto. Quando ci torno, e succede spesso, raramente lo guardo, lo osservo, lo vivo.. Forse ho paura di risentire l’ eco della mia infanzia, di ritrovare la ragazzina insicura che era dentro di me, le incertezze di una personalità’ che stentava ad emergere e che pure c’era e s’imponeva nel tracciare quella che sarebbe stata la strada della mia vita… E ringrazio Dio ogni giorno per averla vissuta, anche oltre il destino, e se tornassi indietro non cambierei nulla e vorrei arrivare esattamente dove sono ora.
      Quel pomeriggio ero li’ da sola, e sola volevo essere. Non pensavo e non volevo pensare. Non ricordavo e non volevo ricordare. Nei miei retro pensieri, solo il bivio che avevo di fronte. 
      Quella stessa sera ho deciso che lo avrei sposato!

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