A lezione

l'angolo divinoSerata libera, marito e io (la seconda in cinque anni, eh).
Cinema e cenetta fuori, dopo aver sfamato e accuratamente piazzato dai nonni figlia e figlio.
Dove andiamo a mangiare?
L’Angolo diVino, ovvio.
Un posticino all’angolo di una via della mia città, piccolo e tutto speciale, il posto ideale per me che voglio imparare il gusto di mangiare e bere bene, di gusto.
Insomma ci siamo trovati uno di faccia all’altra a mangiare squisitezze tutte particolari, che non si trovano in giro facilmente.
Marito mio ha scelto un tagliere di affettati e formaggi, a parte il San Daniele 28 mesi, a parte quel formaggetto così delicato con scorzette d’arancia, a parte quel finale formaggio francese erborinato (parole fino a ieri a me sconosciute), a parte la mortadella che sembrava salame e quella aromatizzata al tartufo, insomma a parte questo, una meraviglia, davvero non il solito tagliere.
Di solito a scegliere è più bravo lui di me, se ne intende.
Ieri io ci ho preso alla grande invece, e lo pensavo sorridendo davanti al mio piatto “Sinfonia” di Bresaola, che mi aveva tentato ma ero titubante di fronte ai pomodori secchi contenuti, che io non mangio.
Poi Simone, e vi dico tra un po’ chi è Simone, mi ha detto “se vuoi te li tolgo però fanno parte del piatto, sono ben amalgamati”.
Ignorante che altro non sei, mi sono detta.
Così, fidandomi, ho preso la Sinfonia senza snaturarla.
Squisita, non facevo che ripetere tra me e me, e quei pomodori secchi come ci stavano bene! Che lezione di gusto, signori miei.
Tutto ovviamente accompagnato da un vino consigliato da Simone, IGT Rosso “Il padrone delle vigne” (si chiama così perché è stato dedicato al nonno paterno dell’attuale proprietario della cantina Tabarrini di Montefalco, quante cose imparo).
Ah se il vino mi piace lo bevo e siccome trovo difficilmente vini che mi piacciono, bevo raramente e quando bevo subito mi gira la testa e mi sento più allegra, leggera e pesante allo stesso tempo, una sorta di euforia da poco allenamento.
E infatti.
Ho ben cercato di controllarmi, ma dopo il dolce, scelta di nuovo azzeccata, io un altro goccetto me lo sono fatto, che dire.
Simone è un caro amico di un caro amico mio e per la proprietà transitiva è dunque anche lui un caro amico.
La mamma di Simone, Dominique, che lavora con lui, è una cara “compagna” di avventure politiche di altri tempi, un sorriso francese e uno sguardo da ragazzina.
È un po’ sentirsi a casa, all’Angolo diVino, con loro due che ti sono accanto con un entusiasmo e una passione evidenti, che ti accompagnano nel processo di degustazione che non è davvero solo mangiare, è proprio un gran piacere.

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