Autobiografia, cos’è

foto A. Giorgini

 

“Tutto quello che vivi, lo vivi perché pensi possa un giorno arrivare il tempo per raccontarlo”
Roberto Saviano

 

 

 

E arriva un tempo nel corso della vita in cui si comincia a sentire il desiderio di
raccontarsi.
Avviene questo, quando di vita se n’è fatta già una certa scorta o quando fatti ed
eventi s’affastellano e diventano esorbitanti.
Il desiderio di raccontarsi non sempre coincide con la disponibilità di qualcuno
all’ascolto ed è così che la scrittura diventa lo strumento attraverso cui dare parole e
voce a quella parte di sé desiderosa di uscire fuori.
Da tempi remoti la scrittura ci consente di narrare di noi ciò che abbiamo vissuto in
prima persona.
Testimonianze di vita vissuta arrivano a noi dai graffiti incisi sulle pareti delle caverne
e trasformandosi, nel corso dei secoli, nelle più simboliche forme alfabetiche ci
narrano storie di vita quotidiana e comune.
Raccontare di sé e della propria vita attraverso la scrittura è fare autobiografia.

Anna Giorgini

2 pensieri su “Autobiografia, cos’è

  1. Raccontarsi….e a chi mai potrebbe interessare quello che mi sta succedendo? a parte le solite amiche di sempre, che ascoltano più o meno interessate, forse, si lo so, a volte anche annoiate, di sentire sempre le solite cose.
    Raccontare…..mamma mia, ci vorrebbe un libro per raccontare una vita, 54 anni, ancora per pochi mesi, poi saranno 55…..fa paura anche vederlo scritto!
    Raccontare…..raccontare che, negli ultimi tre mesi (tralasciando tutto il precedente), mi sono successe un bel po’ di cose sgradevoli a dir poco.
    A novembre sono stata investita da un auto…..un imbecille ha fatto retro marcia, mentre io attraversavo la strada, non mi ha visto e ha preso bellamente il mio gluteo sinistro sbattendomi per terra: contusione alla spalla destra, colpo di frusta alla cervicale, per evitare di battere la testa a terra.
    Mesi di fisioterapia, non sortiscono effetti benefici alla mia spalla, settimana prossima RMN e poi si vedrà, forse lesione del tendine….cosa vuoi che sia? è solo il braccio destro…
    A dicembre, dopo mesi di indecisione, dolore, disperazione, devo mio malgrado decidere di far addormentare la mia adorata cagnolina Era, 18 anni di amore incondizionato.
    Malata e vecchia ormai incapace di alzarsi in piedi, preda di dolori insostenibili.
    L’ho accompagnata nel suo ultimo viaggio, tenendola tra le braccia, mentre il suo cuore si fermava.
    E’ come se avessi perso una figlia….
    Credevo di aver pagato il mio debito con la sfiga, ma evidentemente lei, la sfiga, non era dello stesso parere.
    La settimana scorsa, il mio compagno ha avuto un infarto.
    E già così, direi, che pare brutta…..sarebbe brutta brutta, se lui fosse il mio compagno nel senso che vive con me, ma allora, direte voi, sarebbe troppo facile.
    Dunque, non c’è altro modo di dirlo, tant’è questa è la realtà: io sono l’altra donna, sapete quella della canzone dei Pooh, quella importante, quella che ha tutto e non ha niente…..ecco, si, quella lì.
    Quella cretina che da 18 anni, (combinazione la stessa età del cane!) sta qua nell’ombra, ad aspettare i pochi o tanti spazi che le vengono concessi.
    Per carità, non sono qui a cercare comprensione da nessuno, me lo sono scelta, questo ruolo scomodo, mi ci sono lacerata per anni, finchè, già da alcuni anni, avevo trovato il mio equilibrio.
    Il lavoro, le amiche, altri interessi, una vita piena che comprendeva anche lui, ma di cui ero capacissima di fare a meno, quando le feste comandate e altre amenità mi costringevano nel mio ruolo solitario.
    E poi, mercoledì mattina, il telefono spento, non so dove sia, anche se immagino, dai sintomi che mi aveva descritto la sera prima.
    Tre ore senza sapere nulla, finchè trovo la segretaria in ufficio, che, anche lei ha notizie risicate, nulla di certo….è ricoverato, non sappiamo nulla….
    Il panico, ho perso dieci anni di vita in quelle tre ore.
    Ho chiamato amici e conoscenti, finchè sono riuscita a sapere: infarto, due coronarie compromesse, angioplastica…..
    E io qua.
    Io, che non ho diritti, io che ho la sola colpa di essere una povera cretina che si è innamorata di un uomo sposato.
    Ora il peggio è passato, la prima angioplastica non è andata bene, si è dovuta ripetere dopo qualche giorno, con dei cateteri particolari, a causa di una malformazione anatomica di una delle due coronarie.
    Ora è stato applicato uno stent, il secondo verrà applicato tra qualche mese.
    Domani lo dimettono.
    Bene…….bene?
    L’attrice principale è già entrata in scena con il ruolo “mio marito ha avuto un infarto, fate largo che mi devo occupare di lui”.
    Non vedeva l’ora di avere un palcoscenico tutto per lei.
    D’altra parte che cosa mi potevo aspettare?
    Fa parte del gioco, direte voi.
    Lo sapevi fin dall’inizio
    E via così, frasi trite e ritrite.
    E adesso cosa faccio?…..aspetto.
    Sai che novità, sono 18 anni che aspetto!!
    Aspetto di vedere cosa cambierà.
    Si perchè, fin’ora lui ha avuto un maledetto lavoro, che l’ha portato fino all’infarto, ma che gli dava anche una grande libertà di movimento.
    Era sempre in giro, di giorno e di notte, un lavoro massacrante, ma facilmente poco controllabile.
    Ora deve darsi una regolata, dieta controllata, orari regolari, vagonate di medicinali….
    Direi che gioca tutto a mio sfavore…..
    Io sono un’inguaribile pessimista, per me il bicchiere è sempre mezzo vuoto.
    Se ti aspetti il peggio, sei già preparata, se poi dovesse arrivare qualcosa di buono, ben venga.
    Aspetterò, cercherò di capire se questo amore ha ancora una possibilità di vita, oppure se devo chiuderlo in fondo ad un cassetto ed anche in fondo al mio cuore, per permettere al suo di guarire.
    Ecco, ho messo per iscritto quello che mi riempiva gli occhi di lacrime e il cuore di tristezza….
    Forse non interessa a nessuno, forse nessuno arriverà in fondo a questo sfogo, però, però, mentre scrivevo, ho smesso di piangere, mi sento un po’ più sollevata….vuoi vedere che forse fa davvero bene raccontarsi?

    • Raccontarsi non è solo far sapere agli altri cosa ci accade, è soprattutto diventare consapevoli di certe emozioni, accettarle, viverle fino in fondo, tenerle vive. Chi vive di emozioni, poi, è interessato alle emozioni degli altri!

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